Sanità

mar72019

Deprescrizione, l'esperienza raccontata dai medici: piace ai residenti

Deprescrizione, l’esperienza raccontata dai medici: piace ai residenti
In accordo con il medico di famiglia, non "terzo incomodo": questo il ruolo dell'ambulatorio Asl sulla "deprescrizione" nel paziente anziano partito il giorno di San Valentino in val Pellice Torino, che di fatto sta ottenendo grandi consensi tra i cittadini e tra i medici. Come ci rivela Simonetta Miozzo, coordinatore della Casa della Salute di Torre Pellice e ideatrice con altri colleghi del DeRT:Il farmaco giusto al momento giusto (Ambulatorio Deprescrizione e Riconciliazione Terapeutica), «i cittadini del territorio stanno accogliendo con curiosità e favore l'iniziativa anche grazie alla risonanza mediatica tant'è che a molti di noi viene chiesto "ma dottore, quando mi manda all'ambulatorio delle medicine?" Nel condividere i fondamenti scientifici della sperimentazione, il responsabile nazionale area farmaco della Fimmg Roberto Venesia, piemontese anche lui, aveva ricordato che prescrizione e deprescrizione sono momenti legati all'alleanza terapeutica tra medico di famiglia e paziente e che il primo elemento da verificare nella cronicità è l'aderenza alle terapie, e secondariamente la vigilanza sugli effetti avversi dei farmaci nella quale inquadrare il peso dell'opportunità di modifiche prescrittive "decrescenti". Nel considerare fuorvianti alcuni aspetti raccontati dai media, Venesia aveva comunque sottolineato che alla base delle sue dichiarazioni era fin qui quanto aveva letto.
Nell'ambulatorio Dert, oggi, si recano, accompagnati da un familiare,gli over 65 con più patologie che prendono più di 5 farmaci e là un medico di famiglia che lavora per l'Asl e un infermiere chiedono le medicine assunte, anche i farmaci da banco non prescritti dal Mmg, verificano l'assunzione regolare, e se si può fare a meno di qualche principio attivo, poiché scientificamente provato che assumere oltre un certo numero di farmaci si lega a più ricoveri del paziente e a maggiore mortalità. Sul progetto, Miozzo che è anche Presidente della sezione torinese della Società Italiana di Medicina generale, aggiunge alcune preziose informazioni. «Innanzi tutto si inserisce nell'ambito della medicina di iniziativa ed è stato proposto dai medici di medicina generale della Val Pellice, interessati al fenomeno della polifarmacoterapia dei pazienti ultrasessantacinquenni, alla Azienda Sanitaria di riferimento (Asl Torino 3) che ne ha condiviso intenzioni e metodi. È un'iniziativa molto articolata che prevede la collaborazione attiva tra i medici di famiglia nella ricognizione dei loro pazienti eleggibili e nella esecuzione della consulenza, integrata con altre figure professionali (infermiera di comunità ed eventualmente specialisti) e la successiva condivisione dei suggerimenti tra curante, paziente e caregiver». E qui, tra gli obiettivi, «ritroviamo la valutazione ed il monitoraggio della aderenza alla terapia, insieme alla riconciliazione terapeutica e alla deprescrizione come recepimento ed attuazione delle numerose evidenze scientifiche, della Raccomandazione n. 17 del Ministero della Salute ("Riconciliazione della terapia farmacologica") e delle indicazioni del Piano Nazionale Cronicità. È un tentativo di tradurre in pratica, essendo la medicina generale una medicina pratica, quanto le evidenze scientifiche dimostrano. Ovviamente tutto il progetto è supportato non solo dalla formazione citata sui medici piemontesi ma anche da una formazione ad hoc per i partecipanti su temi clinici e su temi della relazione medico paziente e tra pari, con interventi di esperti (Istituto Mario Negri, Istituto Change). Si stanno, inoltre, avviando i tavoli di confronto con specialisti potenzialmente coinvolti e i farmacisti territoriali».
Miozzo sottolinea in particolare due aspetti: «L'aderenza è analizzata e monitorata tramite l'utilizzo di scale validate. Durante la consulenza si verificano le difficoltà all'assunzione della terapia e le eventuali incongruenze tra i farmaci portati (brown box) e quelli dichiarati dal medico curante. I pazienti idonei vengono quindi invitati alla consulenza dopo aver spiegato e condiviso con loro modalità e obiettivi terapeutici che tengono in considerazione le patologie del paziente, le sue aspettative e la loro realizzazione, al fine di evitare danni da eccesso di medicalizzazione». Quindi, un passo condiviso nella gestione consapevole ed evidence based delle cronicità.
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