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mag32017

Depressione, efficacia Ssri influenzata dall'ambiente in cui vive il paziente

Depressione, efficacia Ssri influenzata dall'ambiente in cui vive il paziente
L'effettiva efficacia degli inibitori selettivi della ricaptazione della serotonina (Ssri), i farmaci più usati nelle principali forme di depressione, è influenzata anche dal contesto ambientale in cui vive il paziente. Questo perché l'azione del farmaco consiste, almeno in parte, nell'aumentare la plasticità neurale, amplificando, in un ambiente favorevole, l'opportunità dell'individuo di ridurre o eliminare i sintomi della depressione. Lo dimostrano i risultati di due studi 'gemelli', coordinati da Igor Branchi, del 'Centro per le scienze Comportamentali e la salute mentale' dell'Istituto superiore di sanità (Iss), pubblicati rispettivamente su "Molecular psychiatry" e "Translational psychiatry". Questa scoperta ha una notevole rilevanza «considerando che l'Oms ha definito la depressione una vera e propria emergenza sanitaria che colpisce 322 milioni di persone in tutto il mondo. Emergenza aggravata dal fatto che circa il 60-70% dei pazienti trattati con gli Ssri non guarisce e il 30-40% non mostra neanche una risposta significativa al farmaco» scrive Julio Licinio, editor-in-chief di "Molecular psychiatry" nel suo editoriale (1) dedicato al lavoro di Branchi e collaboratori. I risultati ottenuti, sottolinea Licinio, possano spiegare la variabilità dell'efficacia del trattamento con gli antidepressivi e possano così rappresentare un passo importante per la comprensione del meccanismo di azione di questi farmaci.

Per capire i motivi per cui gli Ssri non risultano sempre efficaci, spiega Branchi, affiancato nell'indagine dai colleghi dell'Università La Sapienza di Roma, dell'Università di Modena e Reggio Emilia e dell'ateneo di Zurigo (Svizzera), «abbiamo ipotizzato come l'aumento della plasticità neurale indotta dal farmaco produca un aumento della suscettibilità agli stimoli ambientali. Di conseguenza, abbiamo analizzato, sia in modelli sperimentali sia in pazienti, il ruolo dell'ambiente nel determinare l'efficacia del trattamento. I risultati hanno dimostrato come il trattamento con Ssri aumenti in modo dose-dipendente l'influenza delle condizioni di vita sull'umore. Ciò è stato osservato sia su parametri clinici, quali la gravità della psicopatologia, che preclinici e molecolari, come i livelli di neurotrofine e la neurogenesi». In particolare, in uno dei due studi (2), su modello murino, i ricercatori hanno analizzato gli endofenotipi cellulari e comportamentali della depressione e gli outcome dopo trattamento con un Ssri(fluoxetina). Si è così verificato che tali endofenotipi erano influenzati dalla qualità dell'ambiente in cui l'individuo viveva: in una condizione "arricchita" si registrava un miglioramento della sintomatologia depressiva che, al contrario, non si rilevava in soggetti trattati in condizioni stressanti. Ciò, spiegano i ricercatori, induce a ritenere che l'effetto degli Ssri non è determinato dal farmaco "per sé" bensì sia indotto dal farmaco e "guidato" dall'ambiente.

Passando dal modello animale all'uomo in modo rapido secondo i principi della ricerca traslazionale, nel secondo studio (3) Branchi e collaboratori hanno valutato una sottopopolazione di 591 pazienti arruolati nello studio Star*d (Sequenced treatment alternatives to relieve depression) con storia clinica sovrapponibile di depressione, esaminando gli outcome di un trattamento con una dose di 20 o 40 mg/die di citalopram. In quest'ultimo gruppo, in cui gli effetti raggiungevano significatività statistica, il tasso di miglioramento più elevato era associato al fatto di avere una situazione lavorativa stabile (P=0,0219), un grado più elevato di istruzione (P=0,0053), un introito economico maggiore (P=0,01) o un'assicurazione privata (P=0,0031) mentre il tasso più alto di remissione completa era specificamente legato all'avere una situazione lavorativa stabile (P=0,0326) o un più elevato grado di istruzione (P=0,484). Da notare che la grandezza dell'effetto delle caratteristiche sociodemografiche sull'umore, misurata come percentuale di pazienti che mostravano un outcome positivo quando esposti a favorevoli condizioni di vita, era molto superiore - fino a 37 volte - nel gruppo trattato con dose da 40 mg/die rispetto a 20 mg/die. «Queste scoperte» sottolinea Branchi «possono contribuire a migliorare la pratica clinica, mettendo a punto strategie terapeutiche basate sulla combinazione del trattamento farmacologico con un approccio terapeutico, come la terapia cognitivo-comportamentale, che permetta, a chi soffre di depressione, di affrontare ambienti di vita avversi ed eventi stressanti con maggiore successo, aumentando l'efficacia del trattamento».

Arturo Zenorini

1] Mol Psychiatry, 2017;22(4):484.
2] Mol Psychiatry, 2017;22(4):552-61.
3] Transl Psychiatry, 2017;7(3):e1066.
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