Sanità

mar202018

Detenzione farmaci scaduti, nuova norma espone a sanzioni e rischia correttivo da Consulta

Detenzione farmaci scaduti, nuova norma espone a sanzioni e rischia correttivo da Consulta
La legge "Lorenzin" (n. 3/2018) nella parte in cui depenalizza la detenzione di medicinali scaduti, guasti o imperfetti punendoli con una multa, rischia un intervento correttivo da parte della Corte Costituzionale non appena i nodi verranno al pettine in quanto le condizioni indicate espongono paradossalmente il titolare della farmacia alla sanzione amministrativa. Questo il parere espresso dall'avvocato Francesco Cavallaro, dello studio legale Cavallaro-Duchi-Lombardo - Osservatorio Iusfarma in una lettura approfondita del testo di legge.

Prima della nuova legge, la preoccupazione del titolare era «conservarli in modo da escludere con chiarezza che fossero detenuti per il commercio». La legge Lorenzin indica «indica tre parametri sulla base dei quali è possibile escludere che gli scaduti siano destinati a venir dispensati al pubblico: "la modesta quantità di farmaci", "le modalità di conservazione" e "l'ammontare complessivo delle riserve". Ma non pare - afferma l'esperto - che essi possano essere considerati soddisfacenti». E chiarisce: «Il primo e il terzo sono in realtà uno solo, poiché la modestia del numero degli scaduti può essere valutata solo ponendola in relazione all'ammontare complessivo delle riserve; in altre parole se di una data specialità viene rinvenuta una confezione scaduta, è probabile che sia destinata al commercio se non ve ne sono altre, meno probabile se ve ne sono altre dieci non scadute». Mentre a essere «decisive» sostiene l'avvocato sono le modalità di conservazione. In genere in farmacia in medicinali in oggetto «è normale che vengano accantonati in un luogo prestabilito (armadio, cartone) con la chiara indicazione che si tratta di prodotti non destinati alla vendita; in tali casi è stato ritenuto fino ad oggi che non sussistesse alcun illecito». Ma con la «nuova disposizione tale modalità di conservazione, proprio in quanto esclude la "destinazione al commercio", espone paradossalmente il titolare della farmacia alla sanzione amministrativa».
Cavallaro commenta anche che per buon senso, «la sanzione va applicata solo nei casi in cui non sia evidente che si tratta di prodotti accantonati in quanto non destinati al pubblico: tuttavia l'espressione che si legge nel nuovo testo, in base al quale la sanzione amministrativa risulta applicabile solo se "si può concretamente escludere la loro destinazione al commercio", convince del contrario». Quindi, secondo l'avvocato, mentre nei casi dubbi resta applicabile la sanzione penale, «quando sia "concretamente" possibile escludere tale destinazione, e cioè quando sulla base di precise circostanze di fatto - come in presenza di un contenitore recante la dicitura "scaduti" o analoga - si possa senz'altro escluderla, ecco che la sanzione amministrativa può (ed a nostro giudizio deve) venir applicata».
L'analisi riassume così le alternative: «Se i medicinali scaduti sono conservati con modalità tali da non escludere la loro destinazione alla dispensazione al pubblico restano applicabili le sanzioni previste dagli articoli 443 e 452 del codice penale. Se invece, per quantità assoluta o relativa e/o per le modalità di conservazione, sono detenuti in modo da escludere la loro destinazione al commercio, è applicabile la sanzione amministrativa (da 1.500 a 3.000 euro)».
E conclude: «La presenza di scaduti in farmacia espone in ogni caso il titolare ad una sanzione, benché la scadenza dei medicinali in farmacia costituisca, come è ovvio, un evento normale ed inevitabile. Al di là delle buone intenzioni, il testo della nuova disposizione avrebbe dovuto essere oggetto di una maggiore attenzione; e non è difficile prevedere, appena i nodi verranno al pettine, un intervento correttivo da parte della Corte Costituzionale».

Simona Zazzetta
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