Sanità

mag12018

Detenzione farmaci scaduti, sentenza assoluzione è un autorevole precedente

Detenzione farmaci scaduti, sentenza assoluzione è un autorevole precedente
La sentenza del Tribunale di Roma, che ha assolto il farmacista titolare che aveva "per negligenza lasciato tre confezioni di farmaci scaduti in un armadietto unitamente ad altri farmaci in corso di validità", rappresenta un «autorevole precedente, utile anche a fugare le perplessità interpretative» della nuova formulazione dell'art. 123 TUls, modificato dalla Legge 3/2018. Ad affermarlo è una circolare inviata agli associati da Federfarma Roma in risposta alle "diverse richieste di chiarimento pervenute in merito alla detenzione in farmacia di medicinali scaduti". Con la sentenza n. 4538 del 22 marzo 2018 è stato espresso un giudizio in occasione del quale ha trovato applicazione il nuovo testo che a seguito della legge 3/2018 prevede che "la detenzione di medicinali scaduti, guasti o imperfetti nella farmacia è punita con la sanzione amministrativa pecuniaria da euro 1.500 a euro 3.000, se risulta che, per la modesta quantità di farmaci, le modalità di conservazione e l'ammontare complessivo delle riserve, si può concretamente escludere la loro destinazione al commercio".

Il Tribunale di Roma si è occupato del caso di un titolare di farmacia che aveva tre confezioni di farmaci scaduti in un armadietto unitamente ad altri farmaci in corso di validità. In merito, il Tribunale ha rilevato che "anche e non solo sulla base delle dichiarazioni rese dall'imputato vi è un dubbio circa la consapevolezza della presenza dei farmaci scaduti nell'armadietto... e circa la volontà di porli in commercio", che "il valore commerciale dei farmaci era peraltro basso e anche tale limitato valore dei prodotti, unitamente al loro limitato quantitativo in relazione all'ammontare complessivo dei farmaci non scaduti, porta questo giudice a ritenere la sussistenza di una condotta posta in essere per negligenza in assenza di qualsivoglia intenzione ...di commercializzare i farmaci scaduti". Per i giudici è "del tutto evidente che la condotta posta in essere (...) rientra tra quelle previste dal sopra indicato illecito amministrativo, così come è evidente che sulla base del principio di legalità degli illeciti amministrativi di cui all'art. 1 della legge n. 689 del 1981 l'imputato non può essere sottoposto ad una sanzione amministrativa non prevista alla data di commissione del fatto. Ne consegue che (l'imputato) deve essere mandato assolto dal reato a lui ascritto".

La sentenza, scrive Federfarma Roma rappresenta un "autorevole precedente, utile anche a fugare le perplessità interpretative che la nuova formulazione dell'art. 123 Tuls aveva suscitato, sino ad indurre, addirittura, taluni a dubitare della liceità di avere in farmacia, in attesa della consegna all'azienda autorizzata allo smaltimento, medicinali scaduti, separati dagli altri medicinali in vendita e debitamente evidenziati circa la loro non commerciabilità". Sempre su questa sentenza si registra il parere di Gustavo Bacigalupo dello Studio Associato Bacigalupo-Lucidi che in una sua analisi ci legge "una chance di cui si potrebbe avvalere anche il farmacista che in passato fosse ipoteticamente incappato in un provvedimento giudiziario di condanna per il reato (nella forma colposa) di cui all'art. 443 cod. pen". Secondo i principi generali, precisa, chi sia stato condannato con sentenza o decreto penale passati in giudicato - quando successivamente sia venuto meno nell'ordinamento il reato de quo [per effetto di un provvedimento di depenalizzazione, o dell'abrogazione della norma incriminatrice, o di una sentenza della Corte Costituzionale] - può chiedere al Giudice dell'Esecuzione la revoca della sentenza o del decreto penale di condanna.


Simona Zazzetta
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