Sanità

feb62018

Diabete, Amd e Sid: farmaci innovativi poco prescritti

Diabete, Amd e Sid: farmaci innovativi poco prescritti
Per il diabete esistono dei farmaci innovativi, che a differenza di quelli più vecchi non provocano il rischio di ipoglicemia e proteggono da problemi cardiovascolari, ma sono prescritti solo nel 16% dei casi. Tutto ciò porta a una gestione della malattia che non è la migliore e aumenta il rischio di complicazioni e ricoveri in ospedale. A denunciarlo la Società italiana di diabetologia (Sid) e l'Associazione medici diabetologi (Amd) alla presentazione della campagna "Hai il diabete? C'è una buona notizia per te". «In tutta l'Unione Europea, e quindi anche in Italia - rileva Giorgio Sesti, presidente della Sid - circa il 40% delle persone con diabete di tipo 2 in trattamento solo con terapie orali non raggiunge l'obiettivo indicato dalle linee guida di avere l'emoglobina glicata al 7%". E questo non solo perché spesso la malattia appare molto complicata da gestire al paziente, ma anche per quella che viene definita una sorta di "inerzia terapeutica del medico, che si accontenta di avere un'emoglobina glicata prudente e non intensifica il trattamento», continua Sesti. C'è la paura di provocare ipoglicemia perché alcuni farmaci possono avere come effetto l'abbassamento eccessivo della glicemia, che a sua volta può aumentare il rischio cardiovascolare, il rischio di cadute e di perdita di conoscenza.

Rischi che si potrebbero evitare con i farmaci più innovativi, che però non possono essere prescritti dal medico di medicina generale ma solo dal diabetologo. «In Italia circa il 50% dei pazienti viene seguito solo dal medico di famiglia - aggiunge Domenico Mannino, presidente dell'Amd - e un terzo dei pazienti viene trattato con farmaci che fanno aumentare il rischio di ipoglicemia. Il problema è che forse le persone con diabete non sono abbastanza informate in merito». Farsi seguire solo dal medico di base, senza andare dallo specialista, può essere pericoloso. «Per ogni anno di ritardo in cui l'emoglobina glicata rimane sopra il 7% - aggiunge Sesti - si ha il 50% in più di rischio di avere un ictus o un infarto».
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