Sanità

apr102017

Diabete, per monitoraggio glicemico nasce il primo sensore sottocute

Diabete, per monitoraggio glicemico nasce il primo sensore sottocute
Negli ultimi anni l'ingegneria biomedica ha apportato notevoli contributi alla qualità di vita dei pazienti, ma il termine "innovazione" è riservato solo alle tecnologie che determinano un impatto sostanziale su una patologia importante per un grande numero di persone. È il caso di un nuovo sistema per il monitoraggio continuo della glicemia (Cgm), denominato "Eversense", presentato in anteprima a Baveno (Verbania), che prevede per la prima volta l'impianto sottocutaneo di un sensore per il monitoraggio continuo del diabete. La misurazione in continuo - è stato sottolineato - ha dimostrato di permettere, rispetto a quella puntuale mediante prelievi e "striscette", di migliorare il controllo glicemico e ridurre l'incidenza di complicanze. Finora in Italia sono in totale 7 i pazienti che stanno beneficiando di tale innovazione. Tre sono stati impiantati a Padova dal team di Daniela Bruttomesso dell'Unità operativa complessa di Malattie del metabolismo, due hanno ricevuto il dispositivo a Olbia, presso il centro di Diabetologia dell'Ospedale San Giovanni di Dio diretto da Giancarlo Tonoloe altri due sono stati impiegati presso l'Azienda ospedaliero universitaria "Mater Domini" di Catanzaro dove opera Concetta Irace del Dipartimento di Scienze della salute. Il primo dato importante è che i pazienti che stanno usufruendo di questa novità tecnologica - frutto della collaborazione tra Roche Diabetes Care e Senseonics - hanno manifestato una notevole soddisfazione per la facilità d'uso del dispositivo, per la sicurezza e l'affidabilità del dato di rilevazione della glicemia e per il miglioramento nella gestione quotidiana della malattia: il paziente, in qualche modo, tende non solo a un migliore grado di accettazione della patologia, ma anche a dimenticarsi di tante preoccupazioni e fastidi correlati con la gestione tradizionale.
«Il sistema è progettato per la rilevazione dei valori di glucosio nel sangue fino a 90 giorni senza necessità di sostituzione del sensore ogni settimana» sottolinea Tonolo. «Il sensore, di dimensioni ridottissime, viene impiantato a livello sottocutaneo sulla parte superiore del braccio. È sufficiente un'incisione millimetrica per l'inserzione che si effettua in ambiente ambulatoriale in anestesia locale con un minimo di asepsi, richiedendo un tempo estremamente limitato, pochi minuti». Sulla superficie cutanea immediatamente sovrastante è applicato - senza necessità di alcun ago per il collegamento - il trasmettitore ricaricabile, interamente rimovibile in modo semplice e senza rischi. Tale trasmettitore trasferisce i dati direttamente allo smartphone del paziente il quale, tramite un'apposita App, può verificare istante per istante i propri livelli glicemici. «Un ulteriore vantaggio è dato dal fatto che il trasmettitore attraverso suoni e/o vibrazioni avvisa l'utilizzatore quando i livelli di glucosio raggiungono valori troppo elevati o troppo bassi grazie alla presenza di un algoritmo predittivo di probabili episodi di ipo- o iperglicemia» aggiunge Tonolo. «Inoltre, tutte le informazioni vanno in cloud. Se il paziente consente l'accesso al diabetologo, quest'ultimo può accedere al sito e vedere in tempo reale l'andamento della glicemia. Ciò implica che se la persona con diabete ha qualche problema può mandare un Sms al clinico il quale può accedere a tale sito per valutare insieme con il paziente come intervenire in caso di necessità».

Il dispositivo ha ottenuto in Europa la marcatura Ce ed è già in commercio con la limitazione per l'uso negli adulti (dai 18 anni in su) e non ha per ora l'autorizzazione nei pazienti pediatrici (la ragione è legata al fatto che i trial clinici pediatrici sono più difficili da svolgere e quindi richiedono più tempo; attualmente è in corso uno studio clinico in Canada in pazienti dai 12 ai 18 anni e sta per partire in Europa uno studio in pazienti sotto i 12 anni). Il sistema è indicato in tutte le persone in terapia insulinica, sia con diabete di tipo 1 che di tipo 2. In termini di ottimizzazione delle risorse «al momento attuale ha un'indicazione sicura nei pazienti con grosse variabilità glicemiche e con ipoglicemie poco manifeste e non manifeste» conclude Tonolo. A.Z.
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