NUTRIZIONE

ott252018

Dieta e infiammazione cronica: possibili nessi e conseguenze sulla salute

Numerosi studi associano il livello di infiammazione cronica dell’organismo a un rischio aumentato di patologie. Qual è il ruolo della dieta? È possibile intervenire su questo stato facendo scelte alimentari appropriate?

Dieta e infiammazione cronica: possibili nessi e conseguenze sulla salute
Uno stato di infiammazione sub clinico o di basso grado può dipendere da fattori diversi. La ricerca è arrivata a capire che non solo la dieta ma più in generale uno stile di vita caratterizzato da sedentarietà, abitudine al fumo e patologie come l'obesità, giocano un ruolo attivo nella produzione di molecole pro-infiammatorie e nel rilascio di istamina dalle cellule dei tessuti danneggiati, che generano appunto l'infiammazione. Due meta-analisi sul ruolo di una dieta sana sul rischio di patologie cardiovascolari e di cancro al colon, malattie correlate allo stato di infiammazione, sono giunte alla conclusione che la promozione di stili alimentari a basso contenuto di fattori pro-infiammatori e ricchi di elementi anti infiammatori possono ridurre l'incidenza delle malattie connesse.

Giuseppe Grosso, medico specialista in Igiene e Sanità Pubblica, esperto in nutrizione e autore dei due lavori, spiega che non esiste un unico marcatore dell'infiammazione, né in senso positivo - per esempio un antiossidante la cui presenza sia un indice certo di protezione - né in senso negativo. La risposta dell'organismo inoltre può essere diversa sia per genetica personale, ma anche in conformità alla composizione del microbiota intestinale. Non potendo stabilire connessioni certe fra marcatori e patologie quindi, si tende a ragionare in chiave di "pattern infiammatori".

La dieta non è l'unico fattore scatenante, ma quel che è certo, come evidenziato da lavori individuali o da meta-analisi, chiarisce Grosso, è che certi pattern dietetici possono modificare lo stato infiammatorio. Non si parla quindi di singolo alimento, ma in generale di uno stile dietetico sano, come può essere quello mediterraneo. In presenza di patologie non solo cardio-vascolari o diabete, ma anche demenze o depressione, integrare le cure farmacologiche ad un corretto stile di vita e di alimentazione, calibrati sulla base della patologia specifica e sulle necessità e le preferenze, sembra oggi imprescindibile. Ma vale in generale la regola, precisa Grosso, che vuole che la dieta, sia sempre caratterizzata da un'abbondanza di frutta e verdura e carboidrati integrali; tutte le varietà di legumi; poca carne (soprattutto se processata), sale e zuccheri aggiunti molto limitati e latticini, seppure in moderazione.

Alcune molecole però sono interessanti per una loro spiccata attività antiossidante e antinfiammatoria; i polifenoli di frutta, verdura, per esempio, presenti anche in bevande di origine vegetale, come caffè, tè, birra e vino. Per loro oggi si parla di ruolo potenziale, perché la reale efficacia dipende da come sono assimilati, evento che dipende da condizioni specifiche. Possono infatti essere assorbiti in modo diverso, in funzione della composizione del macrobiota intestinale (a sua volta influenzata dalla presenza di altri gruppi alimentari, per esempio fibre o latticini) con conseguenze dirette sulla loro attività nell'organismo. Se assunti come integratori poi dovrebbero essere inclusi all'interno di una dieta equilibrata, con una composizione che favorisca al massimo l'assorbimento e l'efficacia del singolo elemento (o del pool di elementi) nell'organismo.

Le conclusioni quindi rafforzano ancora una volta l'ipotesi dell'importanza e della superiorità dello schema nutrizionale quotidiano dietetico equilibrato e corretto, rispetto al singolo elemento nutrizionale, per assicurare nel complesso l'efficacia dell'azione preventiva antinfiammatoria della dieta.

Francesca De vecchi
Tecnologa alimentare
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