Sanità

mag92018

"Diretta" a San Donà di Piave, la Asl: assumeremo due farmacisti. Farmacie: noi pronti per la Dpc

“Diretta” a San Donà di Piave, la Asl: assumeremo due farmacisti. Farmacie: noi pronti per la Dpc
Sul caso dei disagi dalla distribuzione diretta a San Donà di Piave (Veneto), che, a causa della chiusura per il primo maggio del punto di erogazione ospedaliera, ha determinato tempi di attesa lunghi, denunciati dalla stampa locale, è di nuovo polemica e, questa volta, al centro c'è la proposta arrivata dalla Asl 4 Veneto Orientale: «Saranno assunti a tempo indeterminato altri due farmacisti per questo servizio» di distribuzione diretta dei farmaci, ha dichiarato alla stampa la direttrice sanitaria dell'Ulss del Veneto Orientale, Maria Grazia Carraro. Immediata la reazione: «Non comprendiamo il motivo per il quale l'Ulss4 non si avvalga della collaborazione delle farmacie. Qualcuno è in grado di spiegarcelo?» è la risposta, in una nota, di Franco Gariboldi Muschietti, presidente di Farmacieunite, intervenuto nel caso fin da subito. «In ognuno dei ventuno Comuni afferenti all'Ulss4 ci sono almeno ventuno farmacie che sono disponibili a distribuire i farmaci per conto dell'azienda sanitaria, alleviando così i disagi per i cittadini e riducendo conseguentemente i costi sociali indiretti rappresentati dalla benzina, dalle ferie, dai permessi e da quant'altro necessario per consentire a una persona di recarsi in un unico lontano punto di distribuzione».

Il servizio di distribuzione diretta, come ha spiegato Carraro, «è garantito a San Donà il martedì e giovedì, mentre il lunedì e mercoledì all'ospedale di Portogruaro, entrambi dalle 9 alle 12. Poi si aggiunge il servizio concordato nei distretti, per le terapie croniche, quindi quello per conto nelle farmacie che è tra i più alti in Veneto»: «siamo al 26% contro una media regionale del 10% di distribuzione farmaci nelle farmacie». Ma per Muschietti, come aveva già detto denunciando il caso, è questione di tutelare il diritto alla salute del cittadino: «Perché costringere i cittadini della parte orientale del Veneto a macinare chilometri per raggiungere l'unico presidio sanitario, peraltro non aperto tutti i giorni, per ritirare il farmaco di cui hanno bisogno?» Perché, aggiunge «l'Azienda sanitaria non utilizza appieno la farmacia come riferimento sanitario territoriale per la distribuzione del farmaco?».

Si «vogliono avere cittadini di seria A e cittadini di serie B? Si vuole risparmiare sui costi della distribuzione del farmaco? Il risparmio certamente non c'è, atteso che probabilmente i vertici dell'Ulss 4 non hanno mai considerato, oltre al disagio, anche gli enormi costi sociali che caricano sui bilanci delle famiglie quali permessi dal lavoro, costi e difficoltà degli spostamenti, finanche lunghe file d'attesa con il rischio di malori (come è accaduto) e ricoveri ospedalieri conseguenti?». Secondo Muschietti, se la Ulss dice «di aumentare la distribuzione diretta dell'ospedale per limare qualcosa sui costi, dovendo fare i conti con risorse definite, limare i costi assumendo due persone è una contraddizione in termini».


Francesca Giani
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