Sanità

feb12019

Diretta, +3,5 mld in quattro anni. Sos dalla filiera, che avvia un Tavolo su remunerazione

Diretta, +3,5 mld in quattro anni. Sos dalla filiera, che avvia un Tavolo su remunerazione

Il valore della distribuzione diretta è passato dai 5,8 miliardi di euro del 2013 ai quasi 9,3 del 2017. Un dato, questo, che se incrociato con la progressiva riduzione della spesa territoriale, dovuta anche al crollo del prezzo medio del farmaco Ssn, rende conto di una remunerazione, per la filiera del farmaco, ormai non più sostenibile e di un depauperamento della farmacia. Per questo una riforma della remunerazione è imprescindibile e, tra gli altri aspetti, occorre sviluppare processi che riportino nella farmacia di comunità tutti i farmaci, a esclusione di quelli che per motivi sanitari sia necessario somministrare nei presidi pubblici.

Questa la linea di indirizzo concordata dalle sigle della filiera del farmaco - Assofarm, Federfarma, Federfarma Servizi, Adf - che si sono incontrate, dando l'avvio a un tavolo di confronto interno. L'incontro è avvenuto nel contesto della mancata proroga alla Legge 135/2012 in materia di remunerazione ed è stato l'occasione per lanciare un appello al Governo, richiedendo un coinvolgimento delle sigle nel futuro Tavolo per la governance. «Data la dimensione sistemica» dell'assistenza, fanno sapere le rappresentanze in una nota congiunta, «sarebbe questo il contesto ideale per gestire le interrelazioni tra la farmacia e gli altri protagonisti della sanità italiana».

Punto di partenza, quindi, per le sigle è una remunerazione che sia sostenibile «per la filiera e la sanità pubblica» - così da poter continuare a garantire «efficienza» -, che riporti l'innovazione in farmacia, ma sia anche «sganciata dal prezzo del farmaco» come afferma Marco Cossolo, presidente di Federfarma, «e capace di valorizzare l'intervento professionale del farmacista, che consente al Ssn di migliorare l'assistenza e ridurre i costi evitabili, come quelli dovuti ai ricoveri conseguenti alla non aderenza alla terapia».

In questo senso, «confermiamo alla parte pubblica la nostra disponibilità per garantire come distribuzione farmaceutica il miglior livello di servizio alla collettività, a cui va però riconosciuto il giusto valore sociale e l'adeguata sostenibilità economica», dichiara il presidente di Federfarma Servizi Antonello Mirone. Anche perché, è la preoccupazione del presidente di Adf Mauro Giombini, «è un momento cruciale per la tenuta del sistema distributivo, a garanzia dell'efficienza della dispensazione del farmaco». Occorre lavorare per «evitare collassi come purtroppo verificatosi recentemente, mutatis mutandis, nelle infrastrutture viarie del Paese per la mancata valutazione dei rischi di deterioramento».

In questo senso, conclude Venanzio Gizzi, presidente di Assofarm, che ha ospitato i lavori, «è stato necessario dare un segnale di dinamicità al Governo ed è stato importante definire una visione strategica comune a tutti i soggetti della filiera. Direi che questo primo incontro ha centrato entrambi gli obiettivi».

Dalle le sigle presenti è stato espresso anche l'auspicio che ai prossimi appuntamenti partecipi anche la Fofi. Immediata la risposta: «Apprezziamo il metodo che le organizzazioni della filiera hanno adottato nel condurre il tavolo» si legge in una nota a firma di Andrea Mandelli, presidente Fofi. «Da sempre la Federazione degli ordini dei farmacisti ritiene che si debbano cercare soluzioni condivise da presentare al decisore politico e sanitario, così come è stato fatto in occasione delle riforme della Tariffa e della Farmacopea. Accettiamo volentieri l'invito a dare il nostro contributo in una materia - il sistema di remunerazione - che già nel 2006 avevamo indicato come fondamentale anche per il ritorno nella farmacia di comunità dell'innovazione farmacologica. Siamo inoltre profondamente convinti che la remunerazione delle farmacie di comunità dovrà basarsi anche sulle prestazioni e sui servizi cognitivi resi dal professionista: è quanto accade in Gran Bretagna e sta accadendo ora in Francia. Questo comporta non soltanto un'evoluzione della nostra professione ma anche un diverso rapporto con le altre professioni della salute. La stessa evoluzione che è necessaria anche per il ritorno dei farmaci innovativi nella distribuzione territoriale».

Francesca Giani


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