Sanità

lug42015

Disoccupazione e riforma, da Enpaf chiarimenti su impegno e responsabilità

Disoccupazione e riforma, da Enpaf chiarimenti su impegno e responsabilità
Sono due le questioni sottolineate dall'Enpaf a proposito del dibattito che si è aperto, all'indomani del consiglio nazionale dell'Ente del 25 giugno, sulla necessità di riformare in modo più ampio l'assetto previdenziale e assistenziale: la prima riguarda la tempistica della misura sull'allungamento da 5 a 7 anni del periodo massimo di disoccupazione temporanea ed involontaria per usufruire della riduzione contributiva, per la quale, spiega il presidente Emilio Croce, «faremo di tutto perché ministero del Lavoro e dell'Economia possano approvare nei tempi utili la delibera che uscirà dal prossimo consiglio di ottobre in modo che la modifica regolamentare possa valere sul 2016. Con spirito di servizio ho accolto la raccomandazione emersa nel corso dell'ultimo Consiglio Nazionale in merito alla richiesta di un breve rinvio delle proposte di riforme regolamentari già pronte e presentate all'Assemblea - tra cui appunto quella relativa al "bonus" disoccupazione. Il rinvio è stato motivato dalla volontà emersa da parte di alcuni Presidenti di Ordine di elaborare una riforma complessiva del sistema previdenziale e assistenziale. Avremmo voluto che la proposta fosse approvata nel consiglio di giugno per lasciare tutto il tempo ai ministeri vigilanti di approvare la modifica. Ma ci attiveremo perché i ministeri, nei due mesi restanti dell'anno, diano l'ok in tempi utili». Nessun pericolo che col prossimo consiglio la modifica possa essere rimandata ulteriormente? «Nel merito della misura, potrebbero esserci buone notizie: dal momento che le modifiche al Regolamento che incidono sul saldo previdenziale, alla luce di quanto dispone il Decreto Salva Italia, devono trovare la copertura all'interno del saldo, qualora il bilancio tecnico attuariale al 31/12/2014 - in corso di elaborazione in attesa che il Ministero del Lavoro renda note le basi demografiche aggiornate - comproverà l'invarianza del saldo previdenziale positivo, rispetto al precedente bilancio tecnico, al Consiglio Nazionale di ottobre non saranno proposti aumenti di quota contributiva soggettiva per far fronte al maggior onere finanziario. In caso contrario, ovvero qualora i saldi previdenziali peggiorassero rispetto ai saldi risultanti dal precedente bilancio attuariale, il maggior onere finanziario pari a circa 18 milioni di euro nel quinquennio sarà coperto da un incremento della quota contributiva soggettiva pari a 32 euro procapite, diversamente parametrato in relazione all'aliquota contributiva dell'iscritto. Ciò significa che la quota intera potrebbe subire un aumento di 75 euro, mentre la quota ridotta dell'85% di 11 euro e quella del 3% di 2 euro. Ma, lo ripeto, se i saldi previdenziali risultanti dal bilancio tecnico nel cinquantennio rimanessero invariati o addirittura migliorassero, l'aumento della quota, ai fini della copertura, potrebbe essere completamente annullato». Ed ecco la seconda questione su cui l'Enpaf interviene che riguarda più direttamente il dibattito in corso sulla necessità di una riforma complessiva del sistema: «Riformare la previdenza produce risultati soltanto se si è in grado di governare in modo diverso i percorsi formativi e di accesso al mercato del lavoro per i nuovi colleghi. E a questo proposito occorre distinguere le diverse responsabilità: l'Enpaf non può governare tali processi che, per troppo tempo, hanno visto le Organizzazioni di categoria semplici spettatori, creando inaccettabili forme di sotto protezione sociale. Senza lavoro, senza chiarezza sul futuro della professione, senza certezze sul piano del diritto, la previdenza può fare ben poco, ed è costretta a correre in salita cercando di limitare, come è stato fatto in questi anni, la pressione contributiva». E sulle modalità Croce chiarisce: «Nel corso del prossimo Consiglio di amministrazione di luglio, provvederemo ad istituire un'apposita Commissione di studio, aperta ai rappresentanti della categoria e supportata da tecnici esperti del settore. In questo modo, già nel prossimo Consiglio Nazionale di ottobre, saremo in grado di illustrare e sottoporre al vaglio dell'Assemblea i primi risultati di un lavoro che, per essere ben fatto, necessariamente non potrà essere breve. Questo concetto deve essere chiaro, perché errori inaccettabili, dettati dalla fretta, dalla demagogia o da altre ragioni, possono compromettere il futuro dell'Ente».

Francesca Giani

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