Sanità

ott92018

Distribuzione diretta, con farmaci in ricetta bianca Mmg perseguibili. Tracciabilità a rischio

Distribuzione diretta, con farmaci in ricetta bianca Mmg perseguibili. Tracciabilità a rischio
I farmaci in distribuzione diretta potrebbero diventare in Emilia Romagna motivo di contenzioso tra medici di famiglia e farmacie. Infatti, per il Consiglio di Stato non sarebbe regolare prescriverli con la ricetta bianca o comunque con una contabilità separata che non garantisce di tracciarne i flussi. Tuttavia, spiegano i giudici, non si possono annullare documenti di Asl o Regione, impositivi dell'iter, visto che non ci sono; bisogna piuttosto vedere se i medici usassero la ricetta bianca per proprio vantaggio e in tal senso siano perseguibili. È la posizione del Consiglio di Stato in una sentenza dello scorso 29 settembre.

Federfarma Parma aveva adito il Tar Emilia Romagna 9 anni prima, chiedendo di accertare se vi fosse un atto dell'Asl che orientasse i medici a dirottare i pazienti sui dispensari pubblici a scapito delle farmacie del territorio, per statine, antiasma/Bpco, nuovi anticoagulanti orali, insuline, e di bloccare la dispensazione. Il Tar nel 2013 ha rigettato la richiesta, l'atto non c'è e la giustizia amministrativa non può disporre accertamenti. Il ricorso al consiglio di stato ha portato a un nuovo rigetto ma con ragioni diverse. Spiega il presidente Federfarma Parma Alessandro Merli: «Si è evidenziato che per noi un danno c'è stato e c'erano margini per ricorrere, ma il documento Asl che dica ai medici di prescrivere su ricetta bianca non c'è, quindi -per i giudici- andrebbero perseguiti i comportamenti dei singoli medici. Stiamo valutando cosa fare, abbiamo interessato anche Federfarma Emilia Romagna. In linea del tutto teorica chi firma la ricetta è responsabile delle conseguenze, e almeno dal punto di vista deontologico i medici potrebbero fare il loro per favorire la tracciabilità della spesa farmaceutica e del medicinale, impuntandosi rispetto a scelte discutibili della Pubblica amministrazione».

«I farmaci più costosi in Emilia Romagna hanno seguito fin dall'inizio del decennio una contabilità diversa», racconta Bruno Agnetti, medico che per Smi ha seguito i principali avvenimenti sanitari a Parma. «Nel 2010 non tutti usavamo il collegamento al sistema d'accoglienza regionale delle ricette (Sole); la maggioranza si collegava all'Ausl e alla Regione con il programma personale, e per prescriverli stampava la ricetta "rossa", apponendo a mano la scritta DD per indirizzare il paziente ai punti di distribuzione diretta. Poi si è passati, soprattutto con il sistema SSI, la cartella regionale, ad utilizzare con più regolarità la ricetta bianca per la distribuzione diretta. La spesa per queste medicine non rientra nella valutazione della spesa prescrittiva del medico». A un certo punto l'afflusso di utenti nelle farmacie ospedaliere è diventato importante. «La distribuzione diretta nelle medicine di gruppo è incentivata: si inviano le ricette alla farmacia ospedaliera e si ricevono i farmaci dopo qualche giorno per distribuirli ai pazienti», spiega Agnetti. «Dal diffondersi della ricetta dematerializzata (2015) la prescrizione con il programma informatico unico regionale - Sole è indirizzata in modo automatico su un ricettario diverso da quello utilizzato per i farmaci da dispensare nelle farmacie territoriali».

La contabilità resta separata, e questo dal punto di vista dei medici è un vantaggio. Negli ultimi anni infine la Regione ha potenziato la distribuzione per conto; le farmacie dispensano i farmaci, con un ricarico a pezzo (uno dei rimborsi più bassi d'Italia), consentendo minori disagi ai cittadini. Ma il programma della Regione continua a stampare in bianco. «Scritte a mano su carta intestata o stampate con il programma regionale, le ricette bianche non sono tracciabili», spiega Merli. «Le ricette "rosse" ed elettroniche hanno un numero di codice valido su tutto il territorio nazionale ed implicano procedure precise per medico e farmacista, se una trascrizione è errata il Ssn non paga la ricetta al farmacista, e per noi ci sono sanzioni di 2 euro a documento per errori od omissioni; sulle ricette bianche non vedo alcun codice numerico o a barre; nelle farmacie della provincia c'è stato un crollo fino all'80% dei fatturati per farmaci a seguito del dirottamento dei pazienti ai dispensari ospedalieri; anche noi infatti teniamo insuline -obbligatorie del resto- e statine, ad esempio per i pazienti che non hanno diritto con il Servizio sanitario».

Per Maurizio Cini docente all'Università di Bologna ed esperto di legislazione farmaceutica, «la sentenza del CdS appare condivisibile. Ritengo che il comportamento dei medici, ancorché sollecitato dalla Asl ma senza un documento ufficiale, sia altamente lesivo degli interessi delle farmacie ma anche dei cittadini per il costo sociale che comporta. A mio avviso si dovrebbero convocare ufficialmente i sindacati dei medici di base e metterli di fronte alla situazione».

Mauro Miserendino
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