Sanità

giu282016

Distribuzione diretta vs Dpc, tra accordi e scioperi differenze tra Regione e Regione

Distribuzione diretta vs Dpc, tra accordi e scioperi differenze tra Regione e Regione
Paese che vai accordo che trovi. Si potrebbe riassumere così la situazione sul fronte della distribuzione dei farmaci sul territorio italiano. Si va dall'Umbria, dove è appena stato raggiunto un accordo soddisfacente per le farmacie, alla Liguria dove permangono forti disomogeneità, con grosse difficoltà nella provincia di Imperia, dove imperversa la distribuzione diretta, fino alla provincia di Rimini dove la crisi è esplosa con uno sciopero di tre giorni che si chiude il 29 giugno, da parte delle farmacie aderenti a Federfarma. A Rimini le farmacie, pur regolarmente aperte, chiederanno ai clienti il pagamento dei farmaci prescritti a carico del Servizio sanitario con possibilità di chiedere poi un rimborso alla Asl. Motivo della mobilitazione la distribuzione diretta dei farmaci effettuata negli ospedali. «Una divergenza e una conflittualità che si trascinano da anni» spiega a Farmacista33 il presidente dell'Ordine provinciale Giulio Mignani «per un problema che sul nostro territorio ha assunto proporzioni preoccupanti». Per Mignani la questione è eminentemente professionale. «Togliere il farmaco alle farmacie territoriali significa, di fatto, impoverire la professione e togliere linfa vitale per il futuro della categoria». Il tutto in un quadro di disoccupazione crescente, come conferma il presidente dell'Ordine riminese «non sappiamo dove mettere i giovani laureati e se le farmacie territoriali non hanno risorse la professione è a rischio, visto che l'85% degli iscritti all'Ordine lavora nelle farmacie private». Per Mignani il dato più sconfortante è che la parte pubblica non veda la farmacia del territorio come una risorsa e in qualche modo avanzi il dubbio che con la distribuzione per conto ci sia meno sicurezza». Un assunto privo di fondamento per il rappresentante dell'Ordine romagnolo che vede una via d'uscita solo in una decisione politica che per ora stenta ad arrivare. Mentre nel riminese la situazione è molto critica, in Umbria si "festeggia" un accordo per la distribuzione sul territorio di ex osp-2 e farmaci per l'epatite c, che per il presidente di Federfarma Umbria Augusto Luciani riporta «sul territorio la distribuzione di tutti i farmaci della continuità ospedale-territorio e dei Nao» e mette in pista «la farmacia dei servizi». Infine il fronte ligure dove la distribuzione dei farmaci funziona a doppia via. Se, infatti a Savona, Genova e La Spezia la Dpc funziona, in provincia di Imperia i medicinali sono distribuiti esclusivamente e direttamente dal presidio sanitario pubblico e solo lì possono essere reperiti. Una situazione denunciata da Elvio Barla, presidente di Federfarma Imperia che dice basta alla distribuzione diretta «i farmaci devono tornare in farmacia anche nell'imperiese». La distribuzione diretta, spiega Barla sulla stampa locale «sta alimentando gli sprechi, la dispersione delle risorse e provocando disagi agli assistiti». La rete delle farmacie, spiega Barla «ha una penetrazione più capillare e diffusa rispetto alla distribuzione diretta». In secondo luogo «i pazienti hanno maggior agevolezza a recarsi nella farmacia piuttosto che all'Asl» continua Barla. Infine, conclude «non è concepibile che, come prevede la disposizione, all'atto della dimissione il paziente venga dotato dalla farmacia ospedaliera di un primo ciclo di farmaci necessario a ricoprire il lungo periodo». Per risolvere la situazione la Regione ha annunciato un'imminente piano di armonizzazione e la ricerca del modello migliore. «Al momento» ha dichiarato l'assessore alla Salute della Regione Liguria Sonia Viale «la distribuzione diretta è la meno costosa, ma non tutto è come sembra».

Marco Malagutti
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