Sanità

gen132022

Distribuzione farmaci, diretta vs Dpc: Commissione Affari sociali avvia indagine conoscitiva

Distribuzione farmaci, diretta vs Dpc: Commissione Affari sociali avvia indagine conoscitiva

Distribuzione diretta dei farmaci, Dpc e attuazione della legge 405 sono i temi che saranno oggetto di un'indagine conoscitiva approvata dalla Commissione Affari sociali alla Camera

Distribuzione diretta dei farmaci, Dpc per il tramite delle farmacie convenzionate e attuazione della legge 405, con riferimento all'articolo 8 Dl n. 347 del 2001, sono i temi che saranno oggetto di un'indagine conoscitiva approvata dalla Commissione Affari sociali alla Camera nella seduta dell'11 gennaio. L'indagine dovrebbe concludersi entro il 30 giugno 2022.

Impatto sociale ed economico sulla vita degli assistiti

Nel documento, segnalato dalla Fofi e pubblicato dal sito della Camera, si sottolinea la necessità di avviare l'indagine che con audizioni e analisi dei dati che verranno forniti per verificare l'attuazione della normativa che regolamenta le due modalità di distribuzione dei farmaci e "l'efficacia, l'efficienza e l'economicità di questi processi e, quindi, dell'azione della pubblica amministrazione". Nelle premesse viene sottolineato che l'istituzione del meccanismo della distribuzione diretta "sembrerebbe legittimato dalle migliori condizioni di acquisto dei medicinali di cui godono, per legge, le strutture sanitarie pubbliche nei confronti delle aziende farmaceutiche", quindi "minor costo a carico del bilancio dello Stato". Ma ci sono "elementi che costituiscono svantaggi economici sia per gli assistiti sia per il bilancio dello Stato, e svantaggi per i cittadini sotto il profilo sia sanitario che sociale". Per quanto le "condizioni di favore di cui godono le aziende sanitarie per l'acquisto di farmaci appaiono come elementi positivi nella gestione delle risorse economiche", di contro "organi di stampa, da associazioni di categoria, da associazioni di consumatori e da esponenti politici, che ne lamentano le disfunzioni". Inoltre, "le strutture pubbliche sostengono notevoli costi sommersi (gestione delle gare, del magazzino, farmaci scaduti, furti, sprechi, personale dedicato, costi fissi di varia natura ecc.) che, sostanzialmente, annullano il presunto risparmio". C'è poi l'impatto sociale ed economico sulla vita degli assistiti: "la distribuzione diretta comporta pesanti disagi per i malati e i loro familiari, costretti ad affrontare lunghe file e gravosi e onerosi spostamenti per ottenere medicinali che potrebbero più facilmente ritirare in una farmacia poco distante dalla propria abitazione anziché recarsi nell'unica e lontana struttura sanitaria pubblica, peraltro sottoposta ad orari di servizio limitati e penalizzanti per i cittadini". Il "presunto risparmio" per le Asl, si traduce in "un costo improprio posto a carico dei cittadini".

I costi della scarsa aderenza terapeutica

Al fine di agevolare gli assistiti e limitarne gli spostamenti e quindi il disagio sociale ed economico, si legge nel Programma dell'indagine, "le strutture pubbliche distribuiscono considerevoli quantitativi di medicinali, sufficienti a coprire diversi mesi di terapia. Questo sistema, però, molto spesso determina problemi sia sotto il profilo della sostenibilità economica della distribuzione diretta sia sotto il profilo sanitario". Se il paziente è costretto a interrompere la cura "le confezioni consegnate e detenute dal paziente stesso al proprio domicilio non possono essere riconsegnate né alla struttura che le ha distribuite né in farmacia ma solo essere smaltite come rifiuti". Ci sono poi problematiche di compliance, di aderenza del paziente alle indicazioni del medico prescrittore: "Il medico della struttura pubblica, infatti, dopo aver somministrato il farmaco, può visitare il paziente anche dopo sei mesi e non ha quindi la possibilità di verificare nel corso del tempo gli effetti della cura, il rispetto delle indicazioni terapeutiche ed eventuali difficoltà nell'utilizzo dei farmaci o effetti collaterali indesiderati. Al riguardo il documento richiama un'indagine realizzata dal Centro studi Federfarma: "su cinque patologie (diabete, osteoporosi, fibrillazione atriale, dislipidemie e ipertensione) ha evidenziato come, a livello nazionale, i ricoveri evitabili (dovuti cioè a complicanze conseguenti a un uso errato e non regolare dei farmaci) siano oltre 1,2 milioni. L'ottimizzazione dei processi di aderenza alle terapie determinerebbe, dunque, un risparmio di oltre 3,7 miliardi di euro l'anno a livello nazionale".

Verificare l'attuazione della legge 405

"Appare dunque evidente - conclude la premessa - che una delle cause di questo rilevante costo per il bilancio dello Stato sia proprio da ascriversi, indirettamente, anche alla scarsa funzionalità della distribuzione diretta. Il sistema, dunque, sembrerebbe non essere in grado di garantire l'adeguato monitoraggio della situazione sanitaria complessiva dell'assistito, non potendo verificare in maniera ricorrente né la corretta aderenza alla terapia farmacologica né l'assunzione corretta dei farmaci prescritti. Questa situazione impatta negativamente in termini economici sia sulla sostenibilità del sistema della distribuzione diretta sia sui costi dei conseguenti ricoveri". Su queste premesse "la XII Commissione della Camera ritiene necessario avviare un'indagine conoscitiva che, tramite una serie articolata di audizioni dei soggetti maggiormente qualificati e di analisi accurata dei dati da essi forniti, consenta di acquisire elementi e informazioni volti a verificare l'attuazione della normativa recata, in particolare, dall'articolo 8 del decreto-legge n. 347 del 2001 - convertito dalla legge n. 405 del 2001 - con riferimento alla "distribuzione diretta" e alla "distribuzione per conto" del farmaco, verificando l'efficacia, l'efficienza e l'economicità di questi processi e, quindi, dell'azione della pubblica amministrazione".
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