Sanità

nov72016

Distribuzione, le sfide da Manovra e referendum

Distribuzione, le sfide da Manovra e referendum
Da una parte l'auspicio del superamento di un'Italia con 21 sanità diverse, di una maggiore stabilità per l'impresa-farmacia e di un canale unico di distribuzione del farmaco, dall'altra l'invito a non guardare alla riforma costituzionale contenuta nella proposta referendaria del 4 dicembre, come risoluzione del problema del doppio canale distributivo. Queste le due anime della categoria, sostenute, rispettivamente, da Annarosa Racca presidente di Federfarma e dal senatore Andrea Mandelli presidente della Fofi, emerse in occasione della tavola rotonda svoltasi sabato 5 novembre a Bologna sul ruolo per la farmacia nel servizio sanitario pubblico organizzato da Domenico Dal Re presidente di Federfarma Emilia Romagna fortemente impegnata nel confronto con la Regione proprio sulla definizione dei pesi dei due canali di distribuzione, diretta e per conto.

«In Emilia Romagna» ha esordito Racca nel suo intervento «c'è una 405 (Legge 16 novembre 2001, n. 405 che interviene sui meccanismi di distribuzione dei farmaci. Ndr.) interpretata male in cui il periodo immediatamente successivo alla dimissione dal ricovero, durante il quale è la struttura pubblica a fornire direttamente i farmaci, dura un anno, mentre in Lombardia dura 5 giorni. In queste condizioni, si creano inutili sprechi che si potrebbero evitare con un unico canale distributivo. Per questo diciamo basta a 21 sanità diverse, che per essere esatti, andrebbero poi moltiplicate per il numero di province. Creano solo una grande disomogeneità nei servizi e nella garanzia del diritto alla salute che dovrebbe essere uguale per tutti indipendentemente dalla regione di residenza. La nuova Manovra rappresenta una grande opportunità, porterà a una svolta con tagli, questa volta, alla Diretta».
Su posizioni diverse Mandelli che ha sottolineato come «per stroncare la diretta sia più opportuno pensare a correttivi che modifichino le distorsioni del sistema. anziché scomodare una riforma costituzionale. Ingenuo pensare» ha detto durante la tavola rotonda «che con nuovo articolo 117 (Titolo V, ndr.) si risolva il problema della diretta, perché alle Regioni non solo restano le competenze organizzative e di programmazione, ma anche la possibilità di occuparsi delle materie che la Carta non riserva esplicitamente allo Stato».
A puntualizzare, sulle modifiche costituzionali è Federico Gelli, responsabile Sanità del Pd Federico Gelli: «La riforma non va certo a toccare articoli della Costituzione come l'articolo 32 sul diritto alla salute, che comunque non risulta garantito con 21 sistemi sanitari diversi. Bisogna superare il falso federalismo del 2001, che è fallito e dare a Stato e Regioni le giuste competenze a partire da una modifica della legge 405».

Nel dibattito sugli scenari politici, tema centrale della mattinata bolognese, si staglia la domanda di sempre: quale ruolo per le farmacie nel Ssn? Domanda che ha posto Dal Re sottolineando il «paradosso» dell'Emilia Romagna dove le farmacie «considerate il servizio per eccellenza al cittadino, sono strette nella morsa della diretta da una parte, che in molte Asl le ha messe in ginocchio, in particolare le rurali, e del rischio della fuoriuscita dei farmaci verso la Gdo, facilitata dal passaggio attraverso le parafarmacie». E sempre da Dal Re una proposta: «Bisogna decidere se la Sanità debba essere regolamentata o no. La nostra preoccupazione è che la speculazione possa entrare nel nostro sistema sanitario e nelle farmacie. E per iniziare andrebbe subito posta l'incompatibilità totale tra titolarità di farmacia e titolarità di parafarmacia». Proposta che ha subito raccolto il favore di Gelli che ha condiviso l'inopportunità di «fare troppe parti nello stesso scenario» e che, in merito alla fascia C, ha ribadito: «È un tema superato e una partita chiusa», con riferimento all'iter del Ddl concorrenza. Punto di vista non condiviso da Mandelli: «Per quanto il superamento sia acquisito, non lo è nella pratica, dal momento che il disegno di legge è ancora fermo, gli emendamenti sono ancora molti e il ministro Calenda non ha ancora espresso la propria adesione. Quindi non è detto che gli errori del passato siano stati metabolizzati da tutti».

Simona Zazzetta
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