Sanità

nov22017

Doppia contribuzione, cumulo è gratuito ma poche le richieste. Pigrizia o scarsa conoscenza?

Doppia contribuzione, cumulo è gratuito ma poche le richieste
Una città di 430 mila abitanti, tutti adulti: questo il numero di professionisti delle 15 casse private più numerose che come contribuenti hanno maturato spezzoni sia in queste casse sia in Inps. Ma su 48 mila domande attese quest'anno, in cui peraltro i pagamenti degli assegni da cumulo non sono stati avviati, agli enti pensionistici ne sono arrivate in tutto 677. Eppure la platea non manca: ad esempio, sarebbero 65 mila i farmacisti doppi contribuenti su poco meno di 100 mila iscritti attivi in Enpaf, e ben 130 mila i medici e odontoiatri su 360 mila iscritti attivi Enpam. Come mai questa "pigrizia"? Il criterio con cui verrà erogato l'assegno starebbe scoraggiando qualcuno?

Approvata la Finanziaria 2017 che dà diritto di cumulare gratuitamente spezzoni maturati in Inps e in casse diverse, queste ultime hanno avvertito che chi, tra i propri iscritti, doveva andare in pensione dopo con i requisiti in genere più alti richiesti dalle casse per la pensione di vecchiaia, ora potrà andare via prima con i requisiti Inps. La domanda si fa all'ultima cassa cui si contribuisce ed avviene spesso che si tratti della cassa privatizzata, ergo più o meno tutte le casse privatizzate si troveranno di fronte ad esborsi imprevisti. La recente circolare 140/2017 Inps - che spiega come saranno pagati gli assegni - chiarisce che, finché il professionista non matura i requisiti per ottenere l'assegno dalla cassa privatizzata, la prima parte della pensione la mette l'Inps, considerando però la sola anzianità maturata presso di essa.

Il Ministero del Lavoro sta organizzando incontri con Inps e casse privatizzate per meglio definire regole d'ingaggio e dettagli, nel frattempo alcune casse hanno prodotto documenti per spiegare in concreto come verrà erogato l'assegno da cumulo. A giorni lo farà l'Enpaf, intanto lo ha fatto la cassa dei veterinari Enpav, dove oltre 8 mila si trovano in condizione di fare prima o poi domanda. La circolare Enpav fa un esempio per la vecchiaia e uno per l'anzianità. Il primo caso è più complesso. Posto che in Inps si va via a 66 anni e 7 mesi (quest'anno e nel 2018, nel 2019 scattano i 67 anni) e con minimo 20 anni di contributi e in Enpav si va via a 68 anni e 35 anni di contributi, cosa deve fare un veterinario con 20 anni di lavoro nel pubblico e successivi 10 anni nel privato? Intanto, giunto a 66 anni e 7 mesi, la domanda ad Enpav che la gira ad Inps. Poi per un anno e cinque mesi l'Inps erogherà la sola quota di pensione Inps spettante con 20 anni di contributi, in 12 mensilità, senza tredicesima né maggiorazioni. Allo scoccare dei 68 anni poi non sarà automatico che l'Enpav prenda in carico l'assegno. Infatti, il "nostro" ha solo 30 anni di contributi contro i 35 minimi richiesti e dovrà aver iniziato ad accumulare altri 5 anni di contributi Enpav. E mentre continua ad ammonticchiare il suo castelletto, sarà sempre l'Inps a pagarlo con la quota minima. Se morisse prima di aver completato il percorso, i superstiti avranno la pensione di reversibilità calcolata in proporzione agli anni di contributi versati nella cassa privatizzata, da cui però sarà detratta la quota di competenza della pensione fin qui erogatagli dall'Inps.

Per la pensione di anzianità (o meglio anticipata) il limite minimo per andare via sia in campo Inps sia nella previdenza professionale è 42 anni e 10 mesi per gli uomini e 41 anni e 10 mesi per le donne, in Enpam ci vogliono almeno 61 anni e 6 mesi di età. Sia in Enpam, Enpav o Inps, però, il calcolo qui si fa pro-quota: ogni ente coinvolto nella contribuzione erogherà in proporzione a quanto maturato nella sua gestione.


Mauro Miserendino
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