Sanità

ott242016

Dpc richiesta da 3 cittadini su 4. Federfarma Servizi: con Diretta a rischio professioni su territorio

Dpc richiesta da 3 cittadini su 4. Federfarma Servizi: con Diretta a rischio professioni su territorio
«La carta d'identità del farmacista sta sbiadendo, così come quella del medico di base, c'è ignoranza sull'innovazione e di certo non per scelta. A rimetterci è il cittadino che è costretto a rivolgersi alle strutture ospedaliere per poter avere consigli appropriati sulla propria terapia». Così il Direttore generale di Federfarma Servizi Giancarlo Esperti, a Napoli, in occasione della terza Convention annuale di Federfarma servizi e FederfarmaCo, spiega come la progressiva riduzione della distribuzione per conto dei farmaci a favore della distribuzione diretta, stia minando il ruolo dei professionisti che lavorano sul territorio e lo sviluppo della Farmacia dei Servizi. Dal 2008 a giugno 2016, le quote di mercato dei farmaci nelle fasce C, A e H nelle farmacie territoriali è scesa passando dal 62% al 38%, in controtendenza con la diretta.

«In alcune regioni il paziente deve addirittura recarsi in ospedale o nelle Asl anche per ritirare farmaci vecchi di 30 anni», spiega il presidente di Federfarma Servizi Antonello Mirone. Se il farmacista vicino a casa non può consigliare un paziente in terapia oncologica su effetti collaterali o interazioni dei farmaci antitumorali perché non li dispensa, quindi non gli viene offerta l'opportuna formazione e di conseguenza non li conosce, il paziente si vedrà sempre costretto a tornare in ospedale per qualsiasi malessere o dubbio legato al proprio percorso terapeutico. «Questo comporta un aggravio sia economico che di tempo per il paziente stesso, ma anche per la struttura ospedaliera e dunque per lo Stato. Nel frattempo, figure chiave come quella del farmacista territoriale e del medico di base che potrebbero tranquillamente, con l'opportuna formazione, sopperire al ruolo assolto dall'ospedale per questo tipo di interventi mirati al consiglio, viene lasciata in disparte e non sfruttata - afferma Esperti - Ovviamente mi riferisco sempre a quei farmaci il cui rapporto rischio-beneficio è stato ampiamente testato nel tempo», aggiunge. Tutto ciò avviene anche a discapito delle richieste dei cittadini: tre su quattro vorrebbero poter accedere al farmaco attraverso la farmacia vicino a casa, così secondo un'indagine condotta nel mese di settembre da Datanalysis, commissionata da Federfarma Servizi e FederfarmaCo, e presentata in occasione della Convention, che ha coinvolto duemila persone di età compresa tra i 18 e i 77 anni e 500 pazienti che convivono con malattie croniche tra i 28 e i 77 anni. L'indagine telefonica ha evidenziato che il 66.8% dei cittadini e il 73.2% dei pazienti affetti da cronicità pensano che la distribuzione dei farmaci ospedalieri dovrebbe essere garantita dalle farmacie. I pazienti vorrebbero inoltre poter usufruire di alcuni dei servizi solitamente offerti solo dagli ospedali, in particolare maggior assistenza per gli anziani, i disabili e i pazienti affetti da malattie croniche.

«Se oggi c'è un unico ed ultimo vero presidio sanitario su territorio, dopo che ci hanno chiuso la bellezza di 26 mila posti letto, dove da qui a 5 anni avremo 16 mila medici di medicina generale in meno, questo è la farmacia. Le farmacie vanno difese e bisogna lavorare insieme sulla dpc, costruire dei percorsi insieme per aumentare la distribuzione degli innovativi all'interno della farmacia», afferma il Presidente di Senior Italia Federanziani Roberto Messina, ricordando che «l'82% dei farmaci è consumato dagli over 65: in totale ci sono 12 mln e mezzo di anziani in Italia, dei quali 2 mln e mezzo sono istituzionalizzati verso le strutture pubbliche e circa 1 mln e 785 mila istituzionalizzati a casa con le badanti, dunque il mercato degli anziani più o meno è di 8 mln. Noi Federanziani siamo circa in 4 mln, quindi si può dire che siamo il 50% del fatturato degli attivi delle farmacie, e il 35% del mercato nazionale e noi vogliamo i farmaci nella farmacia territoriale», conclude.


Attilia Burke
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