Sanità

lug252013

Droghe, quadruplicati siti vendita di cannabis e nuove molecole

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Ha superato quota 800mila il numero di siti internet tematici che offrono sostanze stupefacenti o ne promuovono l'uso, in particolare di cannabis, ma anche di oppiacei cocaina, mefredone, piperazine, a cui si aggiungono 250 nuove droghe di sintesi. È questo il bilancio, sottostimato dicono gli autori, riportato dalla “Relazione al Parlamento 2013 sull'uso di sostanze stupefacenti e tossicodipendenze in Italia”, presentata ieri dal Dipartimento politiche antidroga (Dpa) della Presidenza del consiglio dei ministri. Il numero di siti è progressivamente aumentato di quattro volte dal 2008 quando erano circa 200mila e si tratta di siti, blog personali, shop online e pagine sui social network, in cui, si legge nel rapporto, «gli utenti di tutto il mondo acquistano semi, si scambiano indicazioni circa la coltivazione e forniscono pareri sugli effetti delle diverse  piante». Il picco di 960mila toccato a maggio del 2013 secondo gli esperti è destinato a salite con «una proiezione in crescita del 2% entro fine anno». L’analisi dei database ha fatto registrare una relazione diretta tra l'andamento in crescita dei siti dal 2008 al 2013 che pubblicizzano in vario modo l'uso di cannabis con l'andamento dei consumi nella popolazione tra i 15 e i 19 anni, la fascia di età che più utilizza internet e frequenta i social network. È stato notato, per esempio che, a un incremento della pressione di marketing è corrisposto, dopo circa un anno e mezzo o due, un aumento dei consumi di cannabis nelle fasce giovanili che dal 2011 è, infatti, salito del 3%. Nel circuito online, inoltre, circolano oltre 250 "nuove droghe" identificate dal Sistema nazionale di allerta precoce del Dipartimento politiche antidroga. Si tratta per lo più di cannabinoidi sintetici, catinoni, fenetilamine, piperazine e metossietamine, spesso vendute sul web o, in misura minore, negli smart shop, come per sali da bagno, incensi, fertilizzanti, prodotti naturali ed erbe mediche: prodotti per lo più preparati artigianalmente in laboratori fatiscenti e a bassissima qualità igienica. «Un nuovo mercato in espansione, quasi esclusivamente gestito via internet, sebbene attualmente sotto controllo» dice la Relazione.


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