Sanità

mag102019

Ecm e autoformazione. Ecco cosa fare per ricevere crediti

Ecm e autoformazione. Ecco cosa fare per ricevere crediti

Ecm e autoformazione, ampliato il numero di tipologie e casistiche di studio in base alle esigenze professionali

Tra gli strumenti messi in campo per riuscire a ottemperare l'obbligo formativo entro la fine del triennio in corso, il 31 dicembre, ci sono anche le novità di fine anno sull'autoformazione che ne hanno aumentato il peso, facendola passare dal 10% al 20% del fabbisogno formativo. Un campo le cui regole generali sono state fissate in varie delibere della Commissione nazionale Ecm dell'anno scorso e nel Manuale sulla formazione continua per il professionista sanitario, ma il cui dettaglio può essere specificato dalle singole Federazioni degli ordini professionali, che hanno anche la possibilità di aggiungere casistiche. Per i farmacisti, sul tema, di recente, c'è stata una delibera della Fofi e sul punto, a Farmacista33, si è espresso anche Giovanni Zorgno, referente della formazione per la Fofi, nonché membro della Commissione nazionale Ecm, fornendo un ulteriore orientamento.
Come si ricorderà, secondo quanto previsto anche nel Manuale, all'interno dell'ambito dell'autoformazione rientra «l'utilizzazione individuale di materiali durevoli e sistemi di supporto per la formazione continua preparati e distribuiti da Provider accreditati», ma anche «l'attività di lettura di riviste scientifiche, di capitoli di libri e di monografie non preparati e distribuiti da provider accreditati Ecm e privi di test di valutazione». Agli Ordini comunque è stata data la facoltà di ampliare le tipologie e le casistiche rientranti in questo istituto, in base alle specifiche esigenze delle varie professioni.
In questa direzione, dalla Fofi, il mese scorso, era stata fatta una circolare della Fofi con il fine di esemplificare e indicare ulteriori attività che possano rientrare nell'istituto, anche perché spiega Zorgno, che è anche presidente dell'Ordine di Savona, se «l'obiettivo della Federazione è fare in modo di portare il maggior numero di iscritti a formarsi in maniera completa, cercando di dare tutte le possibilità per questo, l'autoformazione è uno strumento importante che stiamo cercando di rilanciare. D'altra parte, ci siamo resi conto che le conoscenze e l'utilizzo da parte della nostra professione di questo Istituto non è così forte».
Il presupposto del riconoscimento dell'autoformazione è che «laddove un farmacista partecipa a un evento che non è Ecm, significa che c'è un reale interesse per il tema. La formazione deve essere una possibilità di crescita per l'iscritto, sulla base anche delle specifiche esigenze e preferenze e l'autoformazione, in questo senso, risulta essere preziosa».
Non a caso, nelle indicazioni che sono state date dalla Fofi nella circolare del mese scorso, compare appunto "la partecipazione a corsi/incontri/eventi/attività di aggiornamento professionale di vario tipo organizzati o promossi dalla Federazione, dagli Ordini territoriali, da Associazioni professionali, da Società scientifiche o altri soggetti con esperienza in campo sanitario".
Che cosa comprende questa casistica? «Abbiamo cercato di dare una formulazione che fosse il più generico possibile, per non porre limiti. Il punto essenziale, comunque, è che si tratti di eventi di tipo professionale e erogati da soggetti che abbiano esperienza in campo sanitario».
Ma non ci sono solo i corsi: «Abbiamo anche voluto valorizzare il volontariato, che, sulla base della delibera Fofi, rientra tra le attività di autoformazione. Il razionale è che tale attività richieda comunque una preparazione precedente all'attività stessa e determini una formazione sul campo. Così come abbiamo voluto includere la partecipazione agli organismi locali di vigilanza sulle farmacie: anche in questo caso il presupposto è che il farmacista sia specializzato e formato. Si tratta, cioè, in entrambi i casi di un riconoscimento per quei farmacisti che dedicano il loro tempo libero a formarsi per eseguire tali attività». Inoltre, tra le attività principali, c'è anche "la partecipazione alle riunioni del Consiglio Nazionale o delle Assemblee degli iscritti nelle quali si trattano temi di aggiornamento professionale".
Queste sono solo le attività principali, «l'elenco è in realtà lungo e comunque Fofi e Ordini sono a disposizione per qualsiasi chiarimento», ma resta da capire come comportarsi in caso di eventuali attività aggiuntive a cui non si è fatto cenno in nessun documento? «Qualsiasi proposta potrà essere valutata e portata eventualmente all'attenzione del Consiglio direttivo della Federazione ma perché sia riconosciuta con crediti deve rientrare in una delibera. Le proposte devono essere individuate e valutate dagli Ordini provinciali o direttamente dalla Federazione. Ma crediamo che le categorie di autoformazione indicate siano già piuttosto ampie da comprendere la maggior parte delle casistiche».
Dalla Fofi comunque è in corso di predisposizione una guida sul Manuale e su tutte le regole per la formazione Ecm.

Francesca Giani

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