Sanità

giu52020

Ecm e Covid, esclusioni da bonus 50 crediti. Odg impegna Governo a correzione

Ecm e Covid, esclusioni da bonus 50 crediti. Odg impegna Governo a correzione

Un Ordine del giorno chiede al Governo di correggere un passaggio nel Decreto Scuola in cui non c'è chiarezza sulle categorie professionali che potranno usufruire del bonus di 50 crediti Ecm

Estendere il bonus di 50 crediti Ecm per il 2020, contenuto nel Ddl di conversione in legge del cosiddetto Decreto Scuola, a tutti i professionisti sanitari e socio-sanitari che operano nell'ambito del Servizio sanitario nazionale, attraverso l'adozione di iniziative normative. È quanto prevede l'Ordine del giorno presentato da Andrea Mandelli, parlamentare e presidente Fofi, e approvato questa mattina in sede di esame del provvedimento. Si tratta di un passaggio per correggere il testo (l'articolo 6, comma 2-ter) che riconosce un bonus di 50 crediti per medici, odontoiatri, infermieri e farmacisti che hanno operato durante l'emergenza legata al Covid-19. Una misura che dovrebbe venire portata avanti anche all'interno della Commissione nazionale Ecm, nella riunione della settimana prossima, nella quale da più parti verrà chiesta l'estensione del bonus a tutti i professionisti in prima linea nella lotta al Covid, indipendentemente da professione o specifiche contrattuali.

Bonus 50 crediti Ecm: formulazione poco chiara che lascia fuori molti

Per quanto riguarda il Ddl di conversione del Decreto Scuola, dopo aver incassato l'ok al Senato e l'ok alla fiducia alla Camera, sta faticosamente proseguendo il suo iter, tra ordini del giorno da votare e parlamentari iscritti a parlare per la dichiarazione di voto, in attesa del voto finale, che deve arrivare entro domenica. Come già avevamo anticipato, in sede di esame al Senato, è stato inserito un emendamento secondo cui «i 50 crediti da acquisire per l'anno 2020» - il primo del nuovo triennio, che prevede un totale di 150 - «da medici, odontoiatri, infermieri e farmacisti in qualità di dipendenti delle aziende ospedaliere, delle università, delle unità sanitarie locali e delle strutture sanitarie private accreditate o come liberi professionisti, attraverso l'attività di formazione continua in medicina (Ecm) si intendono già maturati da coloro che, in occasione dell'emergenza da Covid-19, abbiano continuato a svolgere la propria attività professionale». Una formulazione che fin da subito aveva destato diverse perplessità: innanzitutto perché, come aveva segnalato Filippo Anelli, presidente della Fnomceo, «ha ricompreso soltanto le professioni sanitarie menzionate nella legge del 1992» ma non tutte quelle effettivamente impegnate sul territorio per la gestione dell'emergenza e che «oggi rientrano nell'Ecm»: vale a dire «tutte le professioni sanitarie istituite con la Legge 3/2018: Ostetriche, Tecnici sanitari di radiologia medica e delle professioni sanitarie tecniche della riabilitazione e della prevenzione, Chimici, Fisici, Biologi e Psicologi e così via». E poi anche per le specifiche contrattuali, che sembrerebbe lasciare fuori chi non è dipendente Ssn, anche di strutture private accreditate, o libero professionista, così come pure il riferimento allo svolgimento dell'attività professionale nel periodo emergenziale, su cui è stato sollevato il dubbio di come possa essere dimostrato.

Odg per correggere testo. La questione sarà anche in commissione Ecm

Da qui l'ordine del giorno presentato da Mandelli, approvato stamattina, accanto si registra anche un altro presentato da Rossana Boldi. In particolare, il primo precisa che «è evidente come la gestione dell'emergenza non abbia risparmiato alcun settore del Servizio sanitario nazionale, richiedendo la collaborazione e il coinvolgimento di tutti gli operatori sanitari. La formulazione del decreto in oggetto, facendo riferimento solo ad alcuni professionisti che prestano la loro attività nel Ssn, esclude di fatto tutta una serie di ulteriori figure professionali che comunque ne fanno parte e che hanno contribuito a fronteggiare l'epidemia». Da qui l'impegno per il Governo ad «estendere, attraverso l'adozione di iniziative normative, il riconoscimento in materia di Ecm, a tutti i professionisti sanitari e socio-sanitari che operano nell'ambito del Servizio sanitario nazionale». «A causa probabilmente di un errore materiale nella stesura della disposizione inserita nel corso della prima lettura del disegno di legge in Senato» recita l'ordine del Giorno a firma di Boldi, «la sanatoria in questione è stata prevista unicamente per alcuni professionisti sanitari, mentre sono stati tagliati fuori da essa tutte le altre categorie di professionisti che pure avrebbero necessità di usufruire della medesima agevolazione». Per questo la richiesta è di «estendere la sanatoria nei riguardi di tutti i professionisti della salute». Da quanto si apprende, in ogni caso, a breve, della questione dovrà occuparsi anche la Commissione nazionale Ecm che dovrebbe riunirsi la settimana prossima. L'intenzione, infatti, è quella di portare avanti le proposte, in realtà già avanzate in precedenza, di estendere il bonus a tutti i professionisti della sanità, senza ulteriori specifiche relative a professione o inquadramento contrattuale.

Francesca Giani
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