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apr212017

Elbasvir e grazoprevir, promossa al congresso Easl la combinazione anti epatite C

Elbasvir e grazoprevir, promossa al congresso Easl la combinazione anti epatite C
La combinazione di elbasvir e grazoprevir è sicura, tollerabile ed efficace nell'eradicare l'epatite C: ulteriori prove sono presentate ad Amsterdam, in occasione del 52° congresso della European Association for the Study of the Liver (Easl) che si sta svolgendo in questi giorni. L'azione combinata dei due antivirali diretti offre una nuova opzione terapeutica che da qualche mese è disponibile in Italia, ampliando in tal modo il ventaglio di armi a disposizione per curare l'epatite C. Un nuovo studio è stato condotto su in 506 pazienti con diversi livelli di carica virale, nei quali la somministrazione di elbasvir e grazoprevir ha prodotto una risposta virologica sostenuta dopo dodici settimane di trattamento (SVR12) nel 100% dei pazienti con viremia fino a 800.000 copie, e compresa tra il 92% e il 94.4% nei pazienti con viremia superiore alle 800.000 copie. In un altro studio sono stati esaminati soggetti con malattia renale avanzata o terminale, o in attesa di trapianto di rene e anche in questo caso la SVR12 è stata raggiunta nel 94% dei casi.

Risultati positivi sono stati ottenuti anche in studi "real life", ossia con dati raccolti durante la pratica clinica, in diverse popolazioni di pazienti, anche con comorbilità, come malattia renale cronica, co-infezione Hiv-Hcv, diabete e malattie ematologiche. «L'esperienza di real life conferma, e talvolta addirittura migliora, i risultati ottenuti negli studi registrativi - afferma Gloria Taliani, ordinario di Malattie infettive all'Università La Sapienza di Roma - dunque siamo in presenza di un panorama terapeutico molto favorevole per i pazienti». Ora la ricerca punta a un regime semplificato a tre farmaci con una sola pillola al giorno, senza ribavirina, ridotta tossicità e minore durata di trattamento. «Le nuove triplici combinazioni sono un ulteriore passo avanti nel trattamento dell'Hcv - dichiara Antonio Craxì, Ordinario di Gastroenterologia presso l'Università di Palermo - gli studi disponibili sono promettenti, anche per quanto riguarda il superamento del problema delle resistenze che possono svilupparsi nei pazienti experienced».
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