Sanità

feb82017

Ema a Milano, Pani: «Buone probabilità grazie ad autorevolezza regolatoria e accademica

Ema a Milano, Pani: «Buone probabilità grazie ad autorevolezza regolatoria e accademica
L'ipotesi di spostare la sede dell'Agenzia Europea dei medicinali (Ema) a Milano, diventa sempre più concreta. E mentre si ipotizzano le diverse location possibili a ospitare una struttura così corposa e di prestigio, arrivano rassicurazioni sulla fattibilità dell'operazione anche dagli "addetti ai lavori". Uno su tutti, Luca Pani, medico Psichiatra, già direttore generale di Aifa, Membro Sawp e Chmp della European Medicine Agency (Ema).

Professor Pani, quante chance effettive ha Milano di diventare sede dell'Ema e perché potrebbe farcela?
L'Italia ha le stesse chance o forse qualcuna in più di tutti gli altri Paesi Europei, in particolare i suoi punti di forza sono quello di avere un tessuto accademico e clinico molto rispettato, di aver incrementato notevolmente negli ultimi anni l'autorevolezza regolatoria a livello internazionale e di essere un hub di produzione e competenza farmaceutica industriale riconosciuto in tutto il mondo. Anche il coinvolgimento dei pazienti e dei cittadini nelle nostre procedure regolatorie, è più importante che in molti altri Paesi europei e anche se si può certamente fare di più e meglio, questo rappresenta un vantaggio considerando le direzioni che stanno prendendo la farmacovigilanza e le sperimentazioni cliniche, tanto per citare degli esempi.

Che cosa significherebbe per il nostro Paese avere questa opportunità? Che cosa cambierebbe?
Ho letto che ci sarebbero dei vantaggi economici/commerciali sul territorio ospitante in termini di logistica, viaggi e alloggi che ruotano intorno ad un colosso come la sede Ema e ritengo che tutto questo sia vero e da tenere nella giusta considerazione. A mio parere, tuttavia, le ricadute sono soprattutto altre. Avere la sede dell'Agenzia regolatoria europea nel nostro Paese, conferirebbe dei vantaggi soprattutto "culturali". Ema rappresenta l'avanguardia, tra le altre cose, della valutazione tecnico-scientifica, delle sperimentazioni cliniche e dell'attività ispettiva di vigilanza di tutti i prodotti farmaceutici che hanno a che fare con la salute umana e animale e questo significa sollevare il livello di tutte queste attività in Italia, anche per quelli che lo fanno per professione (o per gli studenti che volessero intraprendere una carriera in questi ambiti lavorativi).

Il ministro Lorenzin ha detto che il governo ha fatto la sua parte e che ora la parola spetta all'Europa. Crede si possa ancora fare qualcosa per agevolare questa decisione? E nel caso, chi dovrebbe farlo?
Sono d'accordo, il Governo ha fatto la sua parte e devo dire che lo ha fatto con una tempestività e una precisione che normalmente non abbiamo. Questo è stato riconosciuto da tutti e la mia percezione personale è che a questo punto ce la giochiamo alla pari degli altri. Ho molto apprezzato la mozione del senatore Andrea Mandelli a sostenere concretamente la candidatura di Milano a sede dell'Ema, che impegna ulteriormente il Governo a porre in essere tutte le iniziative necessarie in tal senso. Se non sbaglio, ora la decisione finale verrà presa dal Consiglio Europeo e sarà quindi cruciale il ruolo del nostro primo ministro e del supporto che gli fornisce il suo staff tecnico che su questo tema mi pare molto preparato.

Guido Rasi, direttore esecutivo Ema, ha recentemente dichiarato che fare a meno dei britannici e della loro expertise in materia di controllo dei farmaci non sarà semplice. Che cosa ne pensa?
Il Prof. Rasi ha ragione, gli inglesi per tradizione hanno da sempre avuto una grande esperienza regolatoria e si occupano di circa il 25% di tutte le procedure che vengono gestite dall'Ema, che tra l'altro sono in aumento e che quindi potremmo trovarci in difficoltà a gestire. Per questo motivo, ritengo che sarebbe essenziale poter sapere prima possibile quali sono le possibili conseguenze del trasferimento della sede. Una volta individuato il Paese che dovrà ospitare la nuova sede dell'Agenzia Europea, avremo le idee più chiare su chi è disposto a trasferirsi e chi no. Anche da questo punto di vista, senza mancare di rispetto verso nessuno, mi sembra che venire a vivere in Italia non sia male o no?


Rossella Gemma
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