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dic222016

Emicrania cronica, per il botulino si punta a un uso più precoce

Emicrania cronica, per il botulino si punta a un uso più precoce
L'emicrania cronica colpisce in Italia circa l'1-2% della popolazione generale, in prevalenza donne e l'impiego della tossina botulinica nel suo trattamento è stato uno degli argomenti di maggiore interesse al 2° Congresso congiunto Anircef-Sisc (Associazione neurologica italiana per la ricerca sulle cefalee-Società italiana per lo studio delle cefalee), tenutosi di recente a Bologna. L'Emilia-Romagna, non a caso, rappresenta un'eccellenza sul territorio italiano in questo ambito con i centri specializzati di Bologna, Modena, Parma e Ravenna uniti in una rete regolata da un Pdta (Piano diagnostico terapeutico assistenziale) regionale che, grazie a un lavoro di squadra, permette di dare la migliore risposta terapeutica possibile a pazienti dalla qualità di vita estremamente ridotta.

«La tossina botulinica è un'ottima terapia dell'emicrania cronica [forma definita dalla presenza di cefalee di durata uguale o superiore ai 15 giorni al mese, di cui almeno 8 con emicrania]. Lo studio "Preempt" ne ha dimostrata l'efficacia rispetto al placebo e, inoltre, da più di 3 anni nei nostri centri la applichiamo quotidianamente alla terapia dell'emicrania cronica» afferma Pietro Cortelli, responsabile scientifico del Centro Cefalee, Irccs Istituto delle Scienze neurologiche di Bologna e presidente del 2° Congresso Anircef-Sisc. Di recente la tossina botulinica - è stato ricordato nel corso dei lavori - è stata inserita nelle linee guida dell'American academy of neurology, dove si raccomandano iniezioni di un particolare tipo di botulino, la tossina botulinica di tipo A (Onabotulinum Toxin A). In queste linee guida, apparse sulla rivista "Neurology" e approvate anche dall'American association of neuromuscular and electrodiagnostic medicine e dall'American society of plastic surgeons, il botulino è raccomandato per «sicurezza» ed «efficacia» nell'emicrania cronica ma anche nella terapia di distonia cervicale, blefarospasmo e spasticità negli adulti. Sono già alcuni anni che l'emicrania è trattata con successo, anche in Italia, con la tossina botulinica di tipo A (Botox), una proteina naturale che inibisce la produzione di neurotrasmettitori infiammatori e quindi la trasmissione dello stimolo doloroso: la sua iniezione nelle zone comprese tra fronte, testa e collo ha dimostrato di essere efficace nella riduzione della percezione del dolore emicranico. Un ulteriore motivo di interesse nel Congresso Anircef-Sisc è stato anche la presentazione dei risultati di uno studio - nel quale sono stati coinvolti i principali centri italiani - utile per fare un punto sullo stato dell'arte dell'impiego di questo trattamento.

«Lo studio» spiega Cortelli «ha previsto l'invio di un questionario a circa 100 centri sul territorio italiano, di cui oltre il 70% ha dato risposta. L'idea, al momento, è che molti esperti convengono sul fatto che la terapia con tossina botulinica possa essere impiegata sempre di più come una terapia d'elezione e non solo come terapia di seconda linea, in casi resistenti ad altre terapie farmacologiche, ma anche in casi più precoci». In effetti, commenta lo specialista, «oggi questa terapia è ancora troppo relegata ai centri di terzo livello (per i casi più complicati) ma l'ipotesi principale» specifica «è che se l'impiego della tossina botulinica diventasse un presidio terapeutico in una fase più precoce sarebbe più probabile ipotizzarne un effetto sia più efficace sia più duraturo». È stato specificato, al proposito, che la tossina botulinica attualmente è già autorizzata per l'utilizzo nei pazienti con emicrania cronica che abbiano fallito altre terapie di profilassi ma che quando si parla di trattamento precoce si intende la riduzione del periodo che intercorre tra l'insorgenza della patologia, la diagnosi corretta e l'impostazione di una adeguata terapia di profilassi.
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