Sanità

feb202018

Enpaf, contributo 0,90 si modifica con provvedimento legislativo. La replica di Fenagifar

Enpaf, contributo 0,90 si modifica con provvedimento legislativo. La replica di Fenagifar
L'approvazione delle modifiche del regolamento dell'Enpaf non è prerogativa solo dell'Ente ma è soggetta all'approvazione dei Ministeri competenti, mentre la modifica di istituti disciplinati dalla legge (contributo 0,90%) può avvenire solo in forza di un nuovo provvedimento legislativo che, pertanto, è sottratto alla competenza dell'Ente. A fare queste precisazioni è Pasquale Imperatore Consigliere dell'Enpaf in una nota stampa in cui afferma che la «recente petizione Fenagifar per la riforma dell'Enpaf sta alimentando tra i farmacisti, soprattutto giovani, polemiche non costruttive» ed è «disinformativa». Immediata la risposta del presidente di Fenagifar Davide Petrosillo che a Farmacista33 dice, in particolare, di non condividere «l'affermazione secondo la quale lo 0,90 è intoccabile in quanto nasce come provvedimento legislativo, poiché con altro provvedimento di pari gerarchia, può essere mutato» e invita a «smettere di guardare il dito e alzare gli occhi verso la luna».

Nella nota il Consigliere dell'Enpaf ricorda che è in atto un percorso riformatore che, per l'assistenza, si è concluso con il nuovo Regolamento in vigore dal primo gennaio 2018, mentre sull'assetto previdenziale è al lavoro una Commissione di studio che «ha elaborato una proposta concreta che non ha trovato un consenso esplicito». Imperatore precisa che la riforma è «dettata dalla necessità di rendere il sistema più equo e, nel contempo, più moderno» e sottolinea che «una contribuzione rapportata al reddito porterà a una maggiore pressione contributiva per coloro che hanno soltanto l'Enpaf quale ente ad appartenenza obbligatoria». E chiarisce: «Subordinare l'introduzione del metodo di calcolo contributivo alla necessità di destinare, attraverso una legge, anche parzialmente - ma non si comprende in che modo -, quota parte del contributo oggettivo dello 0,90% sui montanti contributivi soggettivi, è di per sé una contraddizione in termini». Se un contributo ha natura oggettiva, prosegue, «alle farmacie private (quest'ultime, tra l'altro, gestite o attraverso moduli societari da più farmacisti o addirittura, nel caso delle società di capitali, da soggetti non farmacisti), non può che avere una finalità solidaristica, di cui, peraltro, i primi beneficiari sono proprio i titolari di farmacia. In assenza del contributo 0,90%, le pensioni di coloro che versano la contribuzione intera sarebbero inevitabilmente meno elevate».
Il consigliere Enpaf torna anche sulle criticità, già sollevate dal presidente Enpaf Emilio Croce, legate all'introduzione delle società di capitali nella gestione delle farmacie private: «La diffusione delle società di capitali rischia di depauperare il numero delle farmacie private a conduzione di farmacisti titolari. Nei prossimi anni, potremmo avere uno scenario ben diverso da quello attuale, in cui la professione rischia di essere prevalentemente esercitata in forma di lavoro dipendente. Ciò comporterà una riduzione delle entrate contributive dell'Ente, in ragione del fatto che la gran parte dei nostri iscritti opterà, avendo già la copertura previdenziale obbligatoria Inps, per una contribuzione ridotta». E segnala che il contributo di solidarietà introdotto nel 2004 ha dato «la possibilità ai farmacisti dipendenti e disoccupati di versare una quota minima, che va dall'1 al 3% (anziché il 15% degli anni precedenti), per venire incontro soprattutto ai giovani che facevano il loro ingresso nel mondo del lavoro. Anche questo intervento, ovviamente, ha comportato minori entrate contributive per l'Enpaf, che ha comunque l'obbligo di garantire la copertura pensionistica, per i propri iscritti, in un arco temporale di 50 anni, sempre sotto la stretta vigilanza ministeriale».
«Facciamo fatica a comprendere il senso del comunicato del dr. Pasquale Imperatore, consigliere Enpaf - dichiara a Farmacista33 il presidente di Fenagifar. «Interpretandola come sua iniziativa personale - spiega Petrosillo - pare però di ravvisare pari, pari le identiche considerazioni, già espresse dal Presidente ENPAF, per le quali abbiamo già esposto le nostre controdeduzioni. Fenagifar, fin dall'inizio, ha evitato di "buttarla" in polemica e continuerà a non farlo, così come eviterà di raccogliere provocazioni. La nostra è una semplice forte proposta, in risposta al documentato bisogno di riforme che lo stesso Ente riconosce, se è vero, come crediamo, che da tre anni ci sta lavorando. Tutto è modificabile, se c'è la volontà di farlo. Difficile condividere, ad esempio, l'affermazione secondo cui lo 0,90 è intoccabile in quanto nasce come provvedimento legislativo, poiché, con altro provvedimento di pari gerarchia, può essere mutato. Basti pensare a come sono stati abbattuti alcuni fondanti pilastri della farmacia, l'ultimo con la L. 124/2017. La nostra petizione è il dito che indica la luna, ossia la riforma. Invitiamo a smettere di guardare il dito e alzare gli occhi verso la luna. Serve solo che ci sia la volontà di chiederlo; questo Fenagifar propone e vorrebbe che fosse fatto a porte aperte: tutte le componenti rappresentati di Categoria al tavolo, perché ENPAF diventi finalmente un Ente sentito dagli iscritti, una "casa dei farmacisti", non una torre impenetrabile che custodisca l'indiscutibile».

Simona Zazzetta
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