Sanità

mar22016

Epatite C, Pitruzzella: trasparenza piena sui prezzi, no a clausole di riservatezza

Epatite C, Pitruzzella: trasparenza piena sui prezzi, no a clausole di riservatezza
«Il governo assuma iniziative affinché Aifa non sigli accordi con le case farmaceutiche inerenti alla presenza di clausole di riservatezza, o qualunque altro elemento che mini la piena trasparenza, e affinché vengano pubblicati tutti i dati in possesso dell'Aifa inerenti alle decisioni prese per l'autorizzazione in commercio dei farmaci da parte del Comitato prezzi e rimborsi e del Comitato tecnico scientifico dell'Aifa». È quanto ha detto Giovanni Pitruzzella, presidente dell'Autorità garante della concorrenza e del mercato, di fronte alla commissione Affari sociali alla Camera, nell'ambito della discussione della risoluzione sulla trasparenza degli accordi stipulati dall'Aifa con le case farmaceutiche, con riferimento alla modifica del regime di rimborso alle Regioni per la restituzione degli sconti sui nuovi farmaci contro l'Epatite C. In una nota il Garante ha fatto sapere di avere «deliberato di non ricorrere al Tar per possibili inadempimenti dell'Aifa, in ordine alla modifica del regime di rimborso alle Regioni per la restituzione degli sconti sui nuovi prodotti contro l'epatite C» con l'auspicio che dal governo si attivino iniziative per garantire la trasparenza piena. Stando a fonti di agenzia, il presidente dell'Agcm ha precisato innanzitutto che, «rispetto ai possibili effetti anticoncorrenziali attribuiti alla delibera dell'Aifa da una segnalazione pervenuta da un gruppo di parlamentari, l'accordo stabilito dall'Agenzia con la società Gilead per l'acquisto delle specialità medicinali Sovaldi e Harvoni prevedeva un meccanismo di sconti prezzo/volume, con la restituzione da parte dell''impresa (cosiddetto pay-back) di somme alle Regioni quale rimborso di pagamenti sugli acquisti già effettuati. Successivamente, l'Aifa ha stabilito che questi rimborsi non avvenissero più con versamenti monetari diretti, bensì attraverso l'emissione di "note di credito" alle amministrazioni regionali sui futuri acquisti». Pitruzzella ha spiegato alla commissione che «l'Autorità ha avviato un approfondito confronto con Aifa per comprendere le ragioni della modifica del regime di rimborso", prendendo atto che era dovuto a "una grande mole di pagamenti ancora inevasi da parte di strutture sanitarie locali". Da qui, la richiesta di "eliminare comunque ogni possibile dubbio concorrenziale a mezzo di un parere ex articolo 21 bis indirizzato ad Aifa».

Ma resta un problema di fondo: «L'assenza di armonizzazione della materia a livello Ue, dovuta al mantenimento delle relative competenze in capo agli Stati membri, ha fatto sì che la questione dei prezzi dei farmaci sia stata lasciata alla gestione a livello nazionale». E ha sottolineato che le imprese farmaceutiche definiscono sconti e politiche di prezzo a livello globale, «con una sorta di asimmetria operativa che rende molto difficile giungere a soluzioni soddisfacenti per tutte le parti coinvolte». A questo si aggiunge il rischio che «ove si perseguano prezzi ritenuti troppo bassi dalle imprese, queste potrebbero anche decidere - in virtù del principio della libertà d'impresa - di non rifornire dei propri prodotti un intero Stato». A parere dell'Autorità, un contesto del genere «sembra effettivamente richiedere un rafforzamento della governance sanitario-farmaceutica in termini di contrattazione dei prezzi» e ha aggiunto: «Una valutazione sull'opportunità di tali accordi di riservatezza - ha proseguito Pitruzzella - deve essere svolta dunque tenendo conto di un bilanciamento tra effetti a esclusivo vantaggio dell'impresa ed effetti a vantaggio del sistema sanitario nazionale e necessita di un'analisi caso per caso».
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