Sanità

giu262013

Export parallelo, Frasso (Agifar): aziende rivedano le poliche commerciali

Farmacia_cassetto

Industria farmaceutica, produttori e multinazionali dovrebbero essere costretti a rivedere le proprie politiche commerciali nella pratica del parallel trade, anziché andare ancora e sempre contro i già tartassati farmacisti. È questo il punto di vista di Aldo Frasso consigliere Ordine dei farmacisti di Salerno, che si inserisce nel dibattito attuale dei disservizi generati, per i consumatori e per gli stessi farmacisti di comunità, dal contingentamento praticato dalle compagnie farmaceutiche.

«L'importazione parallela è una pratica legale in Italia, riconosciuta e perfino incentivata in Europa, ovviamente a condizione di rispettare tutte le normative previste, ma vorrei proporre un altro punto di vista, fin ora non adeguatamente evidenziato, rispetto alle responsabilità dei disservizi generati, per i consumatori e per gli stessi farmacisti di comunità, dal contingentamento praticato dalle compagnie farmaceutiche (multinazionali ed industrie farmaceutiche).
Va bene attivare forme di comunicazione rapide nella filiera, va bene attivare commissioni ad hoc che studino metodi per arginare le problematiche, va bene a livello locale e nazionale sollecitare e favorire la possibilità di ordini diretti da parte delle farmacie alle aziende e vanno bene pure i richiami alla deontologia professionale e il controllo stringente dei requisiti previsti dalla legge 219, ma onestamente, leggere da parte della quasi totalità dei colleghi anche autorevoli e con ruoli di primo piano che hanno espresso il proprio parere in merito, solo una netta critica, una disincentivazione e, di fatto biasimo, per i farmacisti che applicano legittimamente delle normative vigenti mi sembra sbagliato e mi sembra come si suol dire "guardare il dito e non vedere la luna".

Tutte queste iniziative sono solo dei palliativi, il vero problema è capire che sono il contingentamento dei farmaci da parte delle multinazionali e le pratiche anticoncorrenziali e monopolistiche in genere che creano disservizi e penalizzano i consumatori.
Spostiamo l'obiettivo e individuiamo i veri responsabili: sono i distributori grandi o in questo caso piccoli (come le farmacie che decidono di diversificare esportando ai sensi della legge 219) oppure le multinazionali del farmaco e del profitto? Per essere ancora più chiari: se all'ottuagenario paziente sfortunato e incolpevole, il farmacista di comunità è costretto a dire "non ho il suo farmaco ne so quando sarà disponibile" la colpa non è certo di qualche piccolo farmacista che rispettando la legge esporta, ma sicuramente della grande casa farmaceutica che anticoncorrenzialmente, monopolisticamente e aggiungo irresponsabilmente fa mancare il farmaco alla filiera per mantenere il suo profitto.

Mi ha spinto a intervenire anche lo strano silenzio di Aip (Associazione titolari di autorizzazioni all''importazione parallela) ed Eaepc (Associazione delle società farmaceutiche europee) rispetto a questo attacco diretto al "parallel trade". È facile, infatti, recuperare, anche sui siti di queste associazioni, studi che attestano i benefici della pratica delle importazioni parallele per i Governi, determinati dalla diminuzione dei prezzi e della spesa farmaceutica, tanto che tale pratica viene addirittura favorita in alcuni paesi europei (Uk ed Olanda) con incentivi economici per i farmacisti.

In Italia, in un contesto in cui ai farmacisti vengono tolti fatturati, margini e competenze, e in presenza di una categoria purtroppo divisa, con interessi contrastanti e che cerca in ogni modo di recuperare spazi, sia tentando di modificare le leggi esistenti ma sia, soprattutto, utilizzando con maggiore capacità imprenditoriale le possibilità offerte dalla legge e dal mercato, mi sembra davvero sbagliato criticare chi per esempio decide rispettando tutte le previste normative di diventare anche importatore parallelo.

La soluzione è difficile e non a portata di mano, il prezzo unico europeo che risolverebbe a monte il problema non è praticabile in tempi brevi e richiederebbe volontà convergenti dei paesi europei al momento non esistenti, ma non sono soluzioni corrette e definitive nemmeno il contingentamento o il sistema del "dual price" definite già in più sedi europee delle pratiche anticoncorrenziali, anticompetitive e a favore dei monopoli.

Difficile, forse impossibile, scalfire gli interessi delle "big farma", più facile accendere la "guerra dei poveri" fra soggetti come i farmacisti di comunità. Ma almeno in questo dibattito, inseriamo un punto di vista diverso che individui altri (l'industria farmaceutica, i produttori e le multinazionali) veri responsabili, che dovrebbero essere costretti a rivedere le proprie pratiche commerciali senza invece andare ancora e sempre contro i già tartassatissimi farmacisti».

Aldo Frasso
Consigliere Ordine dei farmacisti di Salerno


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