Sanità

giu222018

Fabbisogno farmacisti dimezzato. Liebl: accolto appello su rischi occupazionali

Fabbisogno farmacisti dimezzato. Liebl: accolto appello su rischi occupazionali
Sotto i 500, ridotti di oltre il 50%: i farmacisti al Servizio sanitario servono con il contagocce, come da tempo dice la Fofi e le Regioni sembrano averlo capito. Per la prima volta hanno evidenziato un fabbisogno di "laureabili" per l'anno accademico 2018-19 pari a 448 contro i poco più di mille di un anno fa. Da anni la Federazione degli ordini parla di "fabbisogno zero" dato il rischio di pletora e di non trovare posto per i farmacisti che si laureeranno nei prossimi anni. Nella Conferenza Stato-Regioni di ieri sono stati portati all'approvazione i fabbisogni di tutte le lauree sanitarie, a partire da quelle brevi per infermieri, ostetriche, tecnici sanitari di riabilitazione e prevenzione, medici (10.035 unità richieste), odontoiatri (1.299) e professioni sanitarie per il cui ingresso al corso di laurea non è previsto il numero programmato: 360 biologi, 305 chimici, 57 fisici, zero psicologi e 448 farmacisti.

«Molte Regioni sembrano aver capito che il fabbisogno zero da noi indicato si riferisce alla necessità di evitare un eccesso di laureati», afferma Maximin Liebl presidente Ordine Farmacisti Bolzano e rappresentante della Federazione degli Ordini al tavolo per la determinazione dei fabbisogni. «I calcoli delle regioni tengono conto di più variabili, dai professionisti che realmente servono sul loro territorio alle capacità degli atenei di continuare a insegnare mantenendo il personale a disposizione. In questo modo arrivano a numeri diversi da noi, ma adesso stanno adeguandosi». Per i calcoli, teoricamente si parte dai posti nei corsi di Farmacia, ma la qualifica di base di farmacista si ottiene anche con la laurea in Chimica e Tecnologia Farmaceutiche (Ctf), «altra laurea quinquennale da cui è possibile accedere all'esame di stato e alla professione di farmacista sul territorio, e che rappresenta un'ulteriore porta aperta verso la professione.In Fofi diamo un fabbisogno prescindendo dalla provenienza ma è probabile - spiega Liebl - che le Regioni tengano conto di tutta l'offerta formativa nel definire i fabbisogni».

Liebl e Fofi sono coscienti del fatto che "zero" è un numero non proponibile per gli atenei. «Se non si venisse da una situazione complicata, con 1.200-1.400 laureati che restano fuori a causa delle sovrastime degli anni scorsi, il fabbisogno sarebbe di 1.300 unità annue. Ma al tasso di 4.500 laureati annui, cui siamo giunti da qualche anno, i disoccupati sono sempre di più. Ogni anno devono trovare lavoro 1.500-2.000 unità in più, fra 10 anni avremo 30 mila esuberi: il problema è più per il futuro che nell'immediato. Altrimenti detto, se si laureassero gli iscritti attuali senza accoglierne altri, non ci sarebbe bisogno di nuovi innesti per i prossimi 30 anni».

I dati 2012 di Almalaurea rispetto a sei anni prima, ripresi da Farmacista33, rivelano un calo nelle prospettive di trovare lavoro, 56% laureati con lavoro a un anno dalla laurea contro il 66% dei laureati 2006, a 3 anni si sale al 79,6% (un punto in più per i laureati 2006) e a 5 anni all'84% (contro l'86% del 2006), di cui però il 69% con contratto a tempo indeterminato. Peraltro, i laureati 2002 facevano ancora più fatica, segno che si è incrementata l'offerta, «ma anche che nel non lontano 2007 ancora l'università laureava 1.400 unità, un numero "perfetto", che in seguito è salito esponenzialmente», lamenta Liebl. «Alle Regioni e al Governo abbiamo manifestato l'opportunità di introdurre un numero programmato nazionale come a Medicina e Odontoiatria ma è difficile che ciò si verifichi, a mio avviso, quando forze politiche come il M5S in passato si sono espresse a favore dell'accesso libero ai corsi di laurea; al momento il numero programmato per Farmacia è presente solo in singoli atenei». Liebl ricorda infine come il tavolo per la determinazione dei fabbisogni renda il nostro sistema in grado di progettare sulla base di proiezioni entrate-uscite per ciascuna professione a distanza di 25 anni. «In tutte le sedi il nostro lavoro è di rendere comprensibile che tra entrate e uscite il rischio di disoccupazione per i futuri laureati in farmacia è crescente. Alcune regioni sembrano averlo capito, altre meno».

Mauro Miserendino


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