Sanità

apr42016

Farmaceutica, settore in salute ma poca innovazione arriva in farmacia

Farmaceutica, settore in salute ma poca innovazione arriva in farmacia
L'andamento del mercato farmaceutico italiano negli ultimi tre anni ha visto una crescita dell'8%, sostenuta dal settore ospedaliero (+15%). Rimane sostanzialmente fermo il canale farmacia. Sono questi alcuni dei dati diffusi durante il convegno "Innovare per Crescere" promosso da Asis (Associazione studi sull'industria della salute) conclusosi sabato scorso a Tirrenia (Pisa). «Si tratta di un settore in salute» spiega Sergio Liberatore, amministratore delegato di Ims Health Italia, anche se «il tasso di crescita globale frena rispetto agli anni scorsi perché frenano i paesi emergenti» diventati ormai mercati maturi. La previsione al 2020 è quella di una crescita attesa pari al 5-8%. In Italia il fatturato del canale farmacia ha chiuso il 2015 con il segno positivo grazie soprattutto ai risultati del mercato di libera vendita che ha realizzato circa metà del fatturato (10 mld, +4%). La penalizzazione del mercato etico per Liberatore è dovuta alle «continue scadenze brevettuali che hanno determinato la decrescita progressiva del prezzo medio dei farmaci».

Secondo l'analisi presentata, nel periodo 2008-2015 il prezzo medio è calato del 17%. Nei prossimi 5 anni saranno 225 i nuovi farmaci registrati e immessi sul mercato ma si pone il problema dell'accesso ai prodotti innovativi: «Delle trenta nuove molecole approvate da Ema, in Italia, a causa della peculiarità del nostro sistema di autorizzazione, ne sono arrivate molto poche soprattutto in campo oncologico, creando disparità di accesso alla cure» conclude Liberatore. «La ricerca progredisce con una straordinaria progressione positiva e l'industria continua a sfornare farmaci di nuova generazione che per impiego sarebbero destinati alle cure territoriali, poi però con mille artifici vengono dirottati altrove» rileva Massimo Scaccabarozzi, presidente di Farmindustria. Positivi anche i dati del comparto industriale registrati a chiusura 2015: +5% nella produzione (con forte traino dell'export), +10% nel periodo 2010-2015 (a fronte di un calo del manifatturiero pari al 7%), +1% nell'occupazione. «Se l'Italia fosse una "Repubblica Farmaceutica" probabilmente non avremmo vissuto il periodo di crisi che abbiamo avuto» commenta provocatoriamente Scaccabarozzi, rilevando la necessità di un maggiore sostegno a un settore «che ha fatto la sua parte» e sollevando la richiesta di una nuova governance che preveda il superamento dell'attuale sistema di payback.
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