Sanità

nov212019

Farmaci biosimilari, mercato che non decolla segno di sottotrattamento

Farmaci biosimilari, mercato che non decolla segno di sottotrattamento

Italia agli ultimi posti in Europa per l'utilizzo dei trattamenti biologici. La riduzione del prezzo ha aumentato l'accesso ma rimane il sottotrattamento

L'introduzione dei biosimilari nei mercati europei ha determinato un impatto variabile, ma stenta ancora a decollare segno anche di sottotrattamento dei pazienti: grazie alle riduzioni di prezzo ha generalmente aumentato l'accesso ai trattamenti biologici ma nei Paesi a scarso accesso, il fenomeno si protrae per quasi uno o 2 anni dopo il lancio del biosimilare. In particolare, per l'area reumatologica, l'Italia è agli ultimi posti in Europa.


Malattie reumatiche: scarso accesso alle terapie

Il tema dell'accesso alle terapie biologiche e del sottotrattamento con focus sulle malattie reumatiche è stato al centro di un simposio svoltosi il 21 novembre nell'ambito dei lavori del 39° Congresso nazionale della Società italiana di farmacologia, Sif, con il supporto non condizionato dall'Italian Biosimilars Group.
L'analisi prende spunto dallo studio su pazienti con artrite reumatoide (un campione di Asl afferenti a Lombardia, Veneto e Puglia) realizzato dalla società di ricerca specializzata CliCon - Health, Economics & Outcome Research in collaborazione con il Dipartimento di Reumatologia dell'Istituto Gaetano Pini di Milano. L'analisi, ha spiegato Luca degli Esposti economista di CliCon, ha incluso «tutti pazienti che nel quinquennio 2013-2017 hanno ricevuto una diagnosi di artrite reumatoide e ne è stata valutata la potenziale "eleggibilità" al trattamento con b-Dmards in base a linee guida consolidate (terapia fallimentare per 6 mesi con metotrexato (Mtx) e avvio trattamento con un secondo Dmard convenzionale sistemico, trattamento da almeno 6 mesi con corticosteroide oppure controindicazione alla terapia con Mtx per danno renale, interstiziopatia polmonare, o danno epatico). Ne è emerso che un ulteriore 10% dei pazienti diagnosticati potrebbe essere trattato con farmaci biologici: a livello nazionale si tratta di circa 26 mila persone».
Il nostro Paese - confermano gli esperti - è agli ultimi posti in Europa per utilizzo di queste terapie. E il sottotrattamento - complice l'accesso ritardato alle cure - si traduce anche in un aggravio di spesa per il Ssn. Una recente analisi proposta da Iqvia evidenzia che in Europa una concorrenza biosimilare pienamente sfruttata determinerebbe una riduzione dei costi complessivi fino all'8% compensando e superando il costo delle nuove terapie innovative con ingresso sul mercato a partire dal 2019. Occasioni di risparmio per i servizi sanitari nazionali e opportunità di migliore accesso alle cure per una più ampia platea di pazienti.
«L'elemento positivo - ha spiegato Carlo Salvioni, vicepresidente Iqvia Italia - è rappresentato dal fatto che il governo centrale è chiaramente orientato a trarre vantaggio dalla concorrenza biosimilare, avendo anche definito un meccanismo di gara efficiente, ad aggiudicazione multipla, che punta in questa direzione - ha detto. - Ma persiste una variabilità della penetrazione dei prodotti a livello regionale e in qualche caso una certa complessità delle procedure d'appalto, sempre a livello locale».


Mugelli (Sif): attenuate perplessità su efficacia e sicurezza

«Il peso dei medicinali biologici è andato aumentando costantemente e lo stesso si prevede accadrà in futuro: da ciò discende l'importanza crescente dei biosimilari - ha sottolineato Stefano Collatina, coordinatore dell'Italian Biosimilars Group. - In tutte le aree terapeutiche interessate i biosimilari hanno garantito l'accesso al trattamento a un numero sempre più ampio di pazienti, che hanno potuto beneficiare delle cure in una fase anticipata del decorso della malattia, ottenendo così anche una migliore qualità della vita. Il risparmio generato - ha proseguito - dovrebbe consentire a più pazienti di essere trattati all'interno del budget esistente mentre grazie agli accordi di gain sharing gli ospedali possono trattenere il risparmio (corrispondente alla differenza tra DRG e spese) per destinarlo ad altre esigenze di trattamento». «Questo percorso virtuoso - ha concluso Collatina - è indispensabile per garantire il giusto incentivo all'innovazione futura da cui dipende la possibilità di riuscire a rispondereanche i bisogni terapeutici oggi non coperti».
«A prescindere dalle analisi economiche su cui non posso né voglio entrare - ha commentato infine il presidente della Sif, Alessandro Mugelli - vedo con soddisfazione che le perplessità che venivano espresse nel passato sull'utilizzo dei biosimilari in termini di efficacia e sicurezza si sono molto attenuate. Questo è probabilmente la conseguenza di quel percorso formativo che ha portato a far conoscere, non solo ai medici ma anche ai cittadini, le modalità con cui i biosimilari vengono introdotti in commercio. Per quanto riguarda invece il dato molto rilevante del sottotrattamento riscontrato nella indagine che ci è stata presentata - ha proseguito - mi sembra evidente che esistano ragioni che vanno al di là del costo del farmaco e che sono probabilmente da ricondurre ad aspetti organizzativi e alla difficoltà di accesso agli ambulatori dei reumatologi da parte di cittadini in qualche modo svantaggiati nel percorso diagnostico terapeutico. Sarebbe auspicabile - ha concluso Mugelli - destinare i risparmi generati dall'utilizzo dei biosimilari al miglioramento di questi percorsi di accesso alle terapie con farmaci biotecnologici».
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