Sanità

lug32018

Farmaci biosimilari, un mercato in crescita che genera risparmi

Farmaci biosimilari, un mercato in crescita che genera risparmi
La competizione indotta dall'ingresso dei biosimilari nel mercato ha contribuito a una riduzione dei prezzi con risparmi sanitari medi stimati nei prossimi 5 anni di quasi 60 milioni di euro all'anno. È quanto emerge dallo studio di Iqvia  "Farmaci biologici e biosimilari: scenari terapeutici e stima del risparmio per il Sistema Sanitario italiano".
Il Report ipotizza che con una riduzione del prezzo del 20% dettata dalla competizione diretta dei biosimilari per gli otto biologici identificati (adalimumab, trastuzumab, bevacizumab, oxaparina sodica, insulina lispro, ranibizumab, teriparatide e pegfilgrastim), il risparmio medio generato è pari a quasi 60 milioni di euro per anno e nello stesso periodo, il risparmio cumulato potrà variare tra 299 milioni di Euro fino a 448 milioni di euro, nell'ipotesi di uno scenario di riduzione dei prezzi pari al 30%.L'evoluzione dei farmaci biosimilari negli ultimi 10 anni, spiega il report, ha reso ormai chiaro e condiviso il ruolo fondamentale che questi prodotti hanno nel circolo virtuoso dell'innovazione farmaceutica e nella sostenibilità dei sistemi sanitari. L'avvento della terza ondata di biosimilari, attesa nei prossimi anni, libererà sicuramente risorse economiche importanti, da reinvestire in servizi sanitari a sostegno dell'innovazione.

In Italia, il valore del mercato dei principali prodotti biologici che hanno perso o perderanno la protezione brevettuale tra il 2017 e il 2022 è significativo: considerando gli otto medicinali biologici indicati si raggiunge un valore totale nell'anno 2017 che supera 1 miliardo di euro.

Dal punto di vista dei payer questo valore rappresenta un importante obiettivo a cui guardare. Con riferimento agli otto medicinali biologici originator di cui sopra, nei prossimi cinque anni si stima una spesa cumulata che raggiunge quasi i 6,5 miliardi di euro, nell'ipotesi di assenza di competizione da parte di alcun biosimilare.

A livello globale, il report sottolinea come negli ultimi 5 anni il mercato dei farmaci biologici sia cresciuto del 57% a fatturato, fino a raggiungere i 267 miliardi di dollari, passando dall'8% di market share nel 2012 ad una crescita dell'11% nel 2017. Il mercato dei biologici evolverà nei prossimi 5-10 anni grazie a due principali fattori: l'introduzione di farmaci biologici in aree terapeutiche in cui sono finora stati assenti e la competizione con i biosimilari.

La situazione italiana, nell'Europa a 5, si colloca in una posizione medio-alta nella classifica relativa alla penetrazione dei biosimilari. A livello locale, le Regioni che per prime hanno emanato regolamenti e instaurato politiche volte a promuovere l'ingresso dei biosimilari nei piani terapeutici, hanno un'alta penetrazione di biosimilari (Toscana, Emilia-Romagna, Campania, Sicilia e il Piemonte/Val d'Aosta). Al contrario, le Regioni che hanno stilato regolamenti tardivi e poco focalizzati hanno una bassa penetrazione dei biosimilari (Lazio, Umbria, Sardegna e, con l'eccezione di anti-TNF, Lombardia). Il Trentino e la Liguria hanno prodotto regolamenti poco focalizzati, ma sono riuscite a ottenere un market share per i biosimilari superiore alla media nazionale del 25%, mentre le altre Regioni, pur promuovendo politiche mirate a favore dell'uso di questi farmaci, mantengono una penetrazione del mercato bassa.


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