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mag82013

Farmaci biotech in difficoltà per disinteresse Istituzioni e freni regolatori

In Italia, dopo diversi anni di crescita a ritmo sostenuto, il settore biotecnologico mostra importanti segnali di difficoltà, dovute alla cronica assenza di provvedimenti per sostenere la ricerca e lo sviluppo, e tutelare i prodotti innovativi

«In Italia, dopo diversi anni di crescita a ritmo sostenuto, il settore biotecnologico mostra importanti segnali di difficoltà, dovute alla cronica assenza di provvedimenti per sostenere la ricerca e lo sviluppo, e tutelare i prodotti innovativi». Lo ha affermato ieri a Milano Alessandro Sidoli, presidente di Assobiotec, durante la presentazione dei rapporti Assobiotec e Farmindustria sul settore biotecnologico 2013. «Il biotech in tutto il mondo è al centro di piani strategici» prosegue Sidoli «mentre le nostre Istituzioni non hanno attivato fondi di investimento dedicati, né il credito di imposta per le attività di R&S. Per non parlare dei ritardi nell’erogazione dei finanziamenti da parte della pubblica amministrazione». Per Antonio Irone, advisory life science leader di Ernst & Young, agenzia che ha redatto i due rapporti «il settore, anche nell’attuale congiuntura macroeconomica, è una risorsa da preservare per il contributo alla crescita economica e alla R&S. Sia le piccole e medie imprese sia le grandi imprese influenzano positivamente le realtà territoriali dove operano». Al proposito, la Lombardia si conferma la prima Regione italiana per numero di imprese (70), seguita da Lazio (23), Piemonte (18), Emilia Romagna (17) e Toscana (14). «L’innovazione è sostenuta per il 90% dalle imprese» sottolinea Massimo Scaccabarozzi, presidente di Farmindustria. «Il brevetto a sua volta è necessario per sostenere gli investimenti, e il marchio è un elemento di qualità e riconoscibilità su cui si basa la fiducia dei pazienti». Questo processo, che rappresenta l’ecosistema della ricerca farmaceutica, non deve essere interrotto. «Invece in Italia l’innovazione è ostacolata da condizioni penalizzanti e da ritardi nell’accesso. Dopo l’autorizzazione comunitaria di un farmaco passano circa 12-15 mesi prima dell’autorizzazione nazionale, poi altri 12 per l’inserimento nei Prontuari regionali, e ulteriori 2 mesi prima dell’effettivo uso negli ospedali». Tutti fattori, tra l’altro, che accorciano ulteriormente la vita brevettuale del farmaco.


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