Sanità

set152021

Farmaci, consumi elevati in zone disagiate con scarsa aderenza terapeutica. Ecco il report Aifa

Farmaci, consumi elevati in zone disagiate con scarsa aderenza terapeutica. Ecco il report Aifa

In Italia la spesa privata per i farmaci è consistente con differenze significative di consumo, più alto nelle zone disagiate dove però l'aderenza terapeutica è più scarsa

In Italia la spesa privata per i farmaci, cioè ciò che si spende di tasca propria per acquistarli, è consistente con differenze significative di consumo, più alto nelle zone disagiate dove però l'aderenza terapeutica è più scarsa, e va monitorata pienamente in quanto può rappresentare anche un fattore di ulteriore differenziazione fra regioni ricche e regioni povere. A sottolinearlo è il direttore generale dell'Agenzia italiana del farmaco Aifa, Nicola Magrini, nella presentazione dell'"Atlante delle disuguaglianze sociali nell'uso dei farmaci per la cura delle principali malattie croniche", dell'Osmed (Osservatorio nazionale sull'impiego dei medicinali). Tra i determinanti dell'uso dei farmaci, ha osservato Magrini "vi è anche lo stato socioeconomico o il grado di educazione e scolarità delle persone" e in un sistema universalistico come il Sistema sanitario nazionale, è importante "valutare come l'accesso ai farmaci avviene nell'ambito delle patologie croniche".


Uso di farmaci più alto: indicatore di patologia e richiesta sanitaria

In Italia, si legge nella prefazione di Magrini al Report "è stato chiaramente evidenziato che l'uso dei farmaci è più alto nelle aree più disagiate, quasi a mostrare un indicatore di patologia o di richiesta sanitaria" associato a queste condizioni di disagio, "in particolare nel Sud Italia" e sul fronte delle malattie croniche "il consumo dei farmaci è più elevato tra i soggetti residenti nelle aree più svantaggiate, probabilmente a causa del peggior stato di salute (che potrebbe essere associato a uno stile di vita non corretto)". "Nell'interpretazione dei risultati, nonché nella valutazione complessiva dell'uso dei farmaci sul territorio, è imprescindibile tenere conto del carattere universalistico del Servizio sanitario nazionale, la cui istituzione è finalizzata proprio ad assicurare equità di accesso ai servizi sanitari, nonché all'uso dei farmaci, indipendentemente dai fattori socioeconomici", osserva il Dg. "I risultati disponibili vanno proprio in questa direzione: in particolare per i farmaci utilizzati per il diabete, l'ipertensione, le dislipidemie, l'iperuricemia e la gotta, infatti, sono proprio i soggetti residenti nelle aree più deprivate a far registrare i più alti tassi di consumo pro capite". Il sistema sanitario nazionale, inoltre, "non copre farmaci per disturbi minori, ma anche farmaci come le benzodiazepine, che non sono rimborsate, e i contraccettivi orali che sono solo molto parzialmente rimborsati. In particolare, per la contraccezione, penso - afferma Magrini - che dovrebbe essere una priorità per il Servizio sanitario nazionale italiano essere in grado di garantire una piena copertura".


Aderenza e persistenza al trattamento farmacologico

"Non è quindi l'uso del farmaco ciò che discrimina lo stato socioeconomico, quanto piuttosto la condizione di salute associata al proprio status. In altri termini - aggiunge Magrini - la posizione socioeconomica non preclude l'accesso alle cure, ma è, al contrario, fortemente correlata con l'uso dei farmaci. Correlazioni di questo tipo invece non emergono analizzando l'aderenza e la persistenza al trattamento". I livelli medi di aderenza alle terapie farmacologiche prescritte dal medico "a livello nazionale sono in generale poco soddisfacenti" inoltre l'aderenza (percentuale di dosi del farmaco assunte come prescritte) e la persistenza (intervallo di tempo tra l'inizio di una terapia e la sua interruzione) "sono maggiori nelle aree meno deprivate", anche se con "notevole variabilità che si osserva all'interno delle regioni". In particolare, l'aderenza è maggiore con gli antiosteoporotici (con livelli pari a circa il 70% sia per gli uomini che per le donne) e con i farmaci per l'ipertrofia prostatica benigna per gli uomini (circa 62%). Livelli estremamente bassi si registrano, invece, per i farmaci per l'ipotiroidismo (19,1% per gli uomini e 11,4% per le donne) e per il Parkinson (22,9% per gli uomini e 18,3% per le donne). Relativamente alla persistenza, la percentuale di soggetti ancora in trattamento farmacologico a 12 mesi dall'inizio della terapia supera il 50% solo nel caso dei farmaci contro demenza, pressione alta e colesterolo alto (ipolipemizzanti) negli uomini, e nel caso dei farmaci contro la demenza e contro l'osteoporosi nelle donne.


Gli highlights del Report

Consumi nella popolazione adulta

· In termini assoluti le categorie terapeutiche con i maggiori tassi di consumo sono quelle degli antipertensivi e degli ipolipemizzanti, seguite da quelle dei farmaci per l'ipertrofia prostatica benigna negli uomini e degli antidepressivi nelle donne.

· Mediamente, in tutte le province italiane, per gli uomini si registrano livelli di consumo di farmaco più alti per la maggior parte delle categorie terapeutiche analizzate, a eccezione dei farmaci antidepressivi, degli antiosteoporotici e dei farmaci per il trattamento delle patologie tiroidee (iper- e ipotiroidismo), per le quali il consumo è nettamente maggiore tra le donne rispetto agli uomini.

· A livello geografico si osservano livelli di consumo complessivamente più alti al Sud e nelle Isole per la maggior parte delle categorie terapeutiche. Un trend inverso, con consumi maggiori nelle aree del Nord e minori al Sud, viene invece osservato per i farmaci antidepressivi.

· Per i farmaci antidemenza, il tasso di consumo è più alto nelle province del
Centro Italia.

· Il tasso di consumo di farmaci si conferma una valida misura di identificazione della malattia (il consumo è usato come proxy della patologia) dal momento che per quasi tutte le condizioni cliniche in studio la distribuzione geografica e per genere osservata riflette l'epidemiologia già nota delle malattie.

· I risultati suggeriscono che la posizione socioeconomica sia fortemente correlata con l'uso dei farmaci e che il consumo dei farmaci sia più elevato tra i soggetti residenti nelle aree più svantaggiate, probabilmente a causa del peggior stato di salute di questi soggetti, che potrebbe essere associato a uno stile di vita non corretto.

Consumi nella popolazione pediatrica

· Tra le categorie terapeutiche analizzate, si osserva un consumo più elevato in quella dei farmaci respiratori, in misura maggiore nei maschi rispetto alle femmine, seguita dalla categoria dei farmaci antiepilettici e per la cura del disturbo da deficit dell'attenzione/iperattività.

Aderenza e persistenza

· I livelli medi di aderenza e persistenza al trattamento farmacologico calcolati a livello nazionale sono in generale poco soddisfacenti, anche se per entrambi gli indicatori si osserva un gradiente decrescente Nord-Sud. In generale, le donne sono meno aderenti rispetto agli uomini per tutte le categorie terapeutiche analizzate, ad eccezione dei farmaci antiosteoporotici.

· A livello nazionale si rileva che l'aderenza e la persistenza sono maggiori nelle aree meno deprivate, tuttavia nella maggior parte dei casi l'interpretazione dell'andamento è resa difficile dalla notevole variabilità tra regioni. Per quanto riguarda l'aderenza le categorie terapeutiche con una percentuale maggiore di soggetti aventi alta aderenza sono gli antiosteoporotici, sia per gli uomini che per le donne, con livelli pari a circa il 70%, e i farmaci per l'ipertrofia prostatica benigna per gli uomini (circa 62%).
Livelli estremamente bassi (anche inferiori al 25%) si registrano per i farmaci per l'ipotiroidismo (19,1% per gli uomini e 11,4% per le donne) e per il morbo di Parkinson (22,9% per gli uomini e 18,3% per le donne).

· In generale, le donne sono meno aderenti rispetto agli uomini per tutte le categorie terapeutiche analizzate, a eccezione dei farmaci antiosteoporotici.

· Relativamente alla persistenza, la percentuale di soggetti ancora in trattamento farmacologico a 12 mesi dall'inizio della terapia supera il 50% solo nel caso dei farmaci antipertensivi, ipolipemizzanti e antidemenza negli uomini, e nel caso dei farmaci antidemenza e antiosteoporotici nelle donne.

· Anche per questo indicatore per le donne si osserva una minore persistenza al trattamento rispetto agli uomini.

· Rimuovendo l'effetto della deprivazione, i livelli di aderenza e persistenza non si modificano. Tale risultato potrebbe suggerire che le differenze rilevate a livello nazionale tra le aree geografiche derivino dai diversi sistemi sanitari regionali e non siano influenzate dai livelli di deprivazione socioeconomici, facendo supporre che, una volta che il paziente abbia avuto accesso alla cura farmaceutica, la presa in carico non si modifichi al variare del livello di deprivazione.


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