Sanità

gen312017

Farmaci epatite C in India, Garattini: viaggi della speranza si evitano con soluzioni ad hoc

Farmaci epatite C in India, Garattini: viaggi della speranza si evitano con soluzioni ad hoc
È l'ultima forma di turismo medico: si va in India a comprare gli antivirali diretti contro l'epatite C, pagandoli poche centinaia di euro invece delle decine di migliaia richieste a chi vuole acquistarli privatamente in Italia. Com'è noto, il Sistema sanitario pubblico li rende disponibili gratuitamente, ma solo ai malati più gravi e allargando progressivamente il numero dei destinatari: darli a tutti coloro che hanno contratto l'infezione è per ora impossibile, perché sono troppi e i farmaci sono molto cari. Silvio Garattini, direttore dell'Irccs Istituto di ricerche farmacologiche Mario Negri, comprende il punto di vista dei pazienti, «che non possono avere il farmaco qui, perché non sono sufficientemente gravi e se lo procurano in India a un prezzo accessibile, avendo in questo modo avere una terapia per la quale dovrebbe altrimenti aspettare». Ma la sicurezza è garantita? «Non penso che ci siano rischi legati al prodotto, - dice Garattini - che è uguale a quelli utilizzati in Italia; certo, serve la guida di un medico che assista il paziente durante la terapia».

Ma non esistono sistemi per agire a monte per evitare la necessità di questi viaggi della speranza? «C'è una proposta che molti di noi hanno fatto, - ricorda il farmacologo - che un'organizzazione senza fini di lucro possa in qualche modo ricevere il prodotto e poi lo distribuisca a tutti i cittadini che ne hanno bisogno. Certo questo va contro i principi dei brevetti e comporterebbe una serie di problemi, che però andrebbero risolti, perché si tratta di farmaci importanti». C'è anche la proposta, avanzata da Maurizio Romani, senatore Idv e vicepresidente della commissione Sanità, di attivare in Italia la sperimentazione di farmaci generici, per abbattere i prezzi delle cure. «Anche questo è complicato - spiega Garattini - perché andrebbe contro le norme esistenti, ma qualcosa bisogna fare: secondo il piano di intervento per l'epatite C del ministero della Salute ci sarebbero un milione di pazienti con infezione e 300mila che già ne soffrono le conseguenze; è una situazione speciale rispetto agli altri Paesi europei e dovrebbe essere trattata in modo speciale. Ovviamente la decisione non può dipendere dagli operatori sanitari ma dal governo».
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