Sanità

ott122016

Farmaci generici, i numeri in Italia. Hausermann: linee di intervento per sostenibilità

Farmaci generici, i numeri in Italia. Hausermann: linee di intervento per sostenibilità

Quattro linee di intervento mirate a garantire l'accesso dei pazienti alle terapie, liberando risorse grazie a un efficiente utilizzo di farmaci equivalenti e biosimilari: l'introduzione di un sistema di rimborsabilità dei farmaci basato sulle fasce di reddito, il potenziamento dell'attività educativa per l'utilizzo dei generici, la revisione del sistema del payback e l'introduzione di una disposizione normativa che preveda la destinazione delle risorse liberate attraverso l'utilizzo di farmaci generici e biosimilari al Fondo per gli innovativi, evitando che le Regioni dirottino tali risparmi ad altri capitoli di spesa. Questo quanto proposto dal presidente di Assogenerici Enrique Hausermann, oggi a Roma in occasione dell'Assemblea pubblica 2016 di Assogenerici.

«La concorrenza dei farmaci generici, con un impatto della spesa pari a zero, ha permesso di raddoppiare gli accessi alle terapie farmacologiche a pazienti che convivono con una o più delle 7 patologie croniche che sono soggette ai maggiori costi (diabete, ipertensione, ecc..). Il 56% dei medicinali dispensati in Europa sono generici e incidono soltanto per il 22% sulla spesa farmaceutica, quindi se c'è un settore che può contribuire alla sostenibilità è il nostro». Afferma il vicepresidente Medicines for Europe Pierluigi Antonelli. Da una parte «il panorama industriale dei farmaci generici è ancora robusto: le imprese sono in crescita negli ultimi 5 anni in termini di ricavi (+42%), valore aggiunto (+28,4%), numero di dipendenti (+12,6%), retribuzioni (+26%) e investimenti materiali e immateriali (+5,6% e + 65,8%), con performance nettamente superiori rispetto alla media dell'industria farmaceutica», si legge nel secondo rapporto Nomisma sul Sistema dei Farmaci Generici realizzato per Assogenerici, che fa il punto su numeri, tendenze e prospettive di policy sull'industria dei generici in Italia. Nonostante questo, le aziende di farmaci generici in Italia faticano a espandersi nel mercato di classe A, dove detengono una quota di mercato a valore che è rimasta stabile negli ultimi tre anni (29%), mentre nella classe di mercato C conquistano quote con lentezza (7,8% nel 2015). I dati sulla spesa territoriale pubblica netta e sulla compartecipazione privata (2011-2015) indicano che da un lato i pazienti riducono i consumi in classe C con ricetta, mostrando la difficoltà a sostenere una spesa di farmaci totalmente a proprio carico, tuttavia rimane in crescita la spesa dovuta al differenziale dal prezzo di riferimento. Ciò dimostra in relazione alla prescrizione ed acquisto di farmaci in classe A una difficoltà ad abbandonare l'originator in favore del generico a prezzo più basso. «Il 95% dei prodotti che oggi si dispensano in farmacia a volumi, è scaduto di brevetto» afferma Sergio Liberatore, General Manager di QuintilesIMS Italia. «Di questo 95% gli equivalenti puri sono circa il 20% con una preoccupante mancanza di crescita perché sono 5 anni che rimangono fermi a questa quota, mentre la restante parte è costituita da originator, ovvero farmaci brandizzati ma fuori brevetto. Se parliamo di equivalenti puri, la quota italiana è più bassa rispetto agli altri Paesi europei anche se il prezzo medio è tra i più alti».

I farmaci generici nel comparto ospedaliero, invece, conquistano quote di mercato rispetto agli originator, ma in una condizione di forte pressione sui prezzi. Basti pensare che i farmaci non più coperti da brevetto rappresentano nel 2015 il 27% delle dosi consumate dalle strutture sanitarie pubbliche, ma a livello di valore incidono solo per il 2.1% della spesa, riflettendo sia l'enorme divario di prezzo con i farmaci innovativi sia la costante pressione sui prezzi alla quale i farmaci a brevetto scaduto sono sottoposti tramite le procedure di gara ospedaliere. In questo scenario, i generici rappresentano meno di un quarto (22.4%) del valore totale dei farmaci a brevetto scaduto, percentuale che è in aumento ma che è inferiore rispetto a quella relativa ai volumi, a segnalare un prezzo unitario medio per i generici rispetto che per quelli a brevetto scaduto. «Senza il mercato dei generici il sistema sarebbe collassato molto prima - afferma Liberatore - di fronte ad una crescita di farmaci nuovi di 40 miliardi di dollari (Europa) c'è stato un risparmio di quasi 20 mld di dollari negli ultimi 5 anni, un contributo fondamentale al contenimento della spesa farmaceutica».


Attilia Burke


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