Sanità

dic282015

Farmaci online, opportunità criminali da asimmetrie normative

Farmaci online, opportunità criminali da asimmetrie normative
La direttiva n. 62 del 2011 che, tra le altre cose, armonizza le normative nazionali in materia di vendita online di medicinali, ha ridotto le differenze di legislazioni ma esistono ancora delle asimmetrie normative che generano opportunità criminali. È quanto sostengono i ricercatori del gruppo eCrime dell'università di Trento, partner in Fakeshare, progetto europeo di cooperazione e intelligence che mira a creare un sistema web condiviso tra le amministrazioni degli Stati membri, per gestire i dati sui controlli alle farmacie online illegali «Le criticità della normativa» spiega a Farmacista33 Gabriele Baratto, ricercatore del gruppo «sono legate al fatto che fino a poco tempo fa, le normative nazionali sulla vendita a distanza di medicinali nell'Unione Europa erano molto diverse tra di loro, creando vulnerabilità che i criminali riescono a sfruttare con abilità. C'erano Stati in cui si potevano legalmente vendere tutti i medicinali, anche quelli soggetti a prescrizione, come Regno Unito e Olanda, altri nei quali si potevano vendere solo i farmaci da banco, come la Francia, mentre in atri il commercio era del tutto vietato, come in Italia». Questo ha creato opportunità per i criminali, come dimostrano le indagini: «Durante Fakecare abbiamo trovato nei testi in italiano di molte farmacie online illegali, che vendevano farmaci soggetti a prescrizione senza ricetta, spiegazioni truffaldine relativamente alla liceità della vendita. Per esempio, i criminali sostenevano di vendere dall'Inghilterra, Stato in cui era possibile acquistare il prodotto senza bisogno di ricetta. Ovviamente tutte informazioni errate: anche negli Stati nei quali è legale acquistare online farmaci soggetti all'obbligo di prescrizione la ricetta è sempre necessaria e deve essere sempre rispettata anche la normativa dello Stato di destinazione. Quei siti non erano ovviamente collegati a farmacie inglesi ma gestite da criminali e i prodotti arrivavano dalla Cina e dall'India». Opportunità criminali che vanno di pari passo con la scarsa conoscenza sull'argomento da parte dei consumatori, spiega il ricercatore: «I risultati di un'indagine web, somministrata durante il progetto ai cittadini dell'Unione europea, hanno dimostrato che soltanto 1 persona su 4 conosce in modo corretto la legislazione del proprio Paese. Le asimmetrie creano confusione, e i criminali sfruttano questa confusione. Per questo durante Fakeshare abbiamo anche creato delle linee guida per i consumatori».

A questo si aggiunge una vulnerabilità tecnica del logo: «Il test condotto durante il progetto ha dimostrato che bastano circa 10 minuti di tempo, competenze informatiche medio-basse e meno di 1 euro per creare un finto sito di vendita di farmaci. Se non si implementano sistemi a prova di crimine si rischia involontariamente di generare un falso senso di sicurezza e, di conseguenza, una nuova opportunità per i criminali». Con il Titolo VII bis della direttiva l'Ue «è intervenuta per limitare queste differenze: obbliga gli Stati ad armonizzare le proprie normative sulla vendita a distanza. Tuttavia, il procedimento di trasposizione è ancora in corso, nonostante sarebbe dovuto finire il 1 luglio 2015, e anche una volta terminato resteranno delle vulnerabilità che i criminali saranno pronti a sfruttare. Ad esempio, la vendita di farmaci soggetti a prescrizione sarà legale soltanto in alcuni Paesi». Prossimo obiettivo del progetto, fa sapere Baratto sarà il quadro sanzionatorio: «Anche in questo caso le norme sono molto diverse tra loro a livello internazionale. Non solo le norme incriminatrici, ma anche quelle procedurali e la velocità con la quale procedono le indagini transnazionali rende spesso impossibile una rapida risposta, specialmente quando si tratta di cooperazione con Stati al di fuori dall'Unione Europea. Attualmente, in Italia chi vende online farmaci senza autorizzazione, salvo che il fatto non costituisca più grave reato, è punito con la reclusione da sei mesi a due anni e con la multa da euro 3.000 a euro 18.000. Mentre a chi vende altri prodotti contraffatti vengono solitamente contestati i reati di ricettazione e di commercio di prodotti con segni falsi».

Simona Zazzetta
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