Sanità

lug102018

Farmaci per potenziamento cognitivo, da amfetamine a metilfenidato cresce abuso in Ue

Farmaci per potenziamento cognitivo, da amfetamine a metilfenidato cresce abuso in Ue
Studenti e professionisti in buone condizioni di salute ma sotto pressione per lavoro o esami sono i potenziali consumatori di farmaci che aumentano attenzione e memoria, utilizzati in modo improprio. Un fenomeno in aumento in Europa che, secondo i dati di uno studio pubblicato nell'International Journal of Drug Policy e ripreso da Nature online, è passato dal 5% del 2015 al 14% del 2017. Amfetamine, amfetamino-simili e metilfenidato, farmaci indicati per trattare narcolessia e disturbo da deficit di attenzione e iperattività (Adhd) le sostanze monitorate e usate come "smart drug", droghe intelligenti. Lo studio è basato sul Global Drug Survey - un questionario online anonimo online che ha avuto 79.640 rispondenti nel 2015 e 29.758 nel 2017. Il record lo detengono gli Stati Uniti dove è stato riportato il più alto tasso di utilizzo: nel 2017 quasi il 30% degli intervistati ha dichiarato di aver usato smart drug non per motivi di salute almeno una volta nei precedenti 12 mesi, nel 2015 erano il 20%. Ma i maggiori aumenti sono stati in Europa: dal 2015 al 2017 l'uso in Francia è salito dal 3% al 16%, nel Regno Unito dal 5% al 23%, in Olanda dal 10% al 24%, in Irlanda dal 4% al 18%. Quasi la metà (48%) delle persone ha dichiarato di avere avuto questi farmaci attraverso gli amici; il 10% li ha acquistati da un rivenditore o su internet; il 6% li ha ottenuti da un membro della famiglia; e il 4% aveva proprie ricette.

Secondo Larissa Maier, psicologa dell'Università della California, a San Francisco, che ha guidato lo studio, «i fattori culturali, la prevalenza delle diagnosi di Adhd e la disponibilità dei trattamenti influenzano il tasso di utilizzo improprio dei farmaci ai fini del potenziamento cognitivo farmacologico». L'Italia non è stata inclusa nella survey ed è un ambito ancora poco noto: «I dati ufficiali sono scarsi e il fenomeno non è indagato quanto dovrebbe - spiega alle agenzie Gabriele Miceli, ordinario di Neurologia presso l'Università di Trento - la raccolta di informazioni in materia è complessa anche perché c'è reticenza da parte degli intervistati, anche quando le rilevazioni garantiscono l'anonimato. Le categorie più a rischio sono disparate, e includono non solo studenti che preparano esami, ma anche lavoratori che devono svolgere turni prolungati, spesso anche notturni, come autotrasportatori e operatori sanitari. Si tratta - precisa - di amfetamine e amfetamino-simili che vanno presi sotto controllo medico, perché oltre a diminuire il senso di stanchezza, aumentano pressione e frequenza cardiaca». Inoltre «si rischia la dipendenza: al senso di euforia ed energia indotte da farmaci - conclude - una volta abituatisi è difficile rinunciare».
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