Sanità

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Farmaci, Scaccabarozzi: occupazione e imprese a rischio con nuove norme

Farmaci, Scaccabarozzi: occupazione e imprese a rischio con nuove norme
Le regole della nuova governance sulla farmaceutica «potrebbero mettere a rischio la tenuta delle imprese del settore, con potenziali pesanti conseguenze sull'occupazione». A lanciare l'allarme, a poche settimane dal varo del nuovo documento sulla governance farmaceutica, è il presidente di Farmindustria Massimo Scaccabarozzi, a fronte di una nuova fusione tra colossi del farmaco, tra Eli Lilly e la rivale Loxo Oncology, acquistata per 8 miliardi di dollari, a pochi giorni dall'acquisto di Celgene da parte di Bristol-Myers Squibb.

Secondo Scaccabarozzi è innanzitutto la norma relativa all'equivalenza terapeutica a rappresentare un ostacolo alla crescita: «Il settore farmaceutico - spiega - rappresenta un settore di eccellenza per l'economia del Paese, che vale 31 miliardi di euro in valore di produzione. In altri termini - sottolinea Scaccabarozzi - rendiamo più di quello che prendiamo dal punto di vista economico, ed è questo il dato che si deve considerare» e la norma dell'equivalenza terapeutica «ha conseguenze sia industriali sia politiche. Oggi lo Stato rimborsa comunque il farmaco che ha il prezzo più basso. Ma allora perché non lasciare libertà sul mercato?». E chiarisce: «Come azienda io posso produrre un farmaco se lo vendo, ma se su 15 farmaci prodotti si decide poi di venderne uno soltanto, allora la conseguenza è che le altre aziende smettono di produrre. Ma a parità di costi per lo Stato, perché produrre un solo medicinale? La crescita industriale c'è se tutti producono». E avverte: «Imporre l'equivalenza terapeutica senza evidenze scientifiche implica soprattutto un rischio di tenuta per le aziende di farmaci branded. C'è il serio pericolo che aziende possano chiudere. Se la situazione è questa- afferma - sarà difficile nel 2019 fare le stesse assunzioni fatte nel 2018 e pari a circa 6mila». Al momento, annuncia, «è tutto in discussione, ma a questo punto speriamo di non dover gestire dei piani di crisi».

Tuttavia, Scaccabarozzi rileva anche un aspetto positivo: «Il ministero della Salute è aperto il dialogo sul documento, che è un documento di indirizzo: se tale confronto ci sarà - sottolinea - sarà un bene per tutti, soprattutto per i pazienti che si vedrebbero così prescritti i farmaci che il medico ha deciso che sono i più adatti per loro senza nessun aggravio per i costi dello Stato. Il punto - secondo Scaccabarozzi - è che oggi non si può più fare cassa sulla farmaceutica, perché il 90% dei farmaci è a brevetto scaduto. Di certo, la spesa farmaceutica è già sottofinanziata e dunque non potrà portare ai risparmi che qualcuno ipotizza. Quello che le aziende del farmaco oggi chiedono - conclude - è semplicemente la libera competizione industriale».
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