Sanità

apr202018

Farmaci senza fustella in studi Mmg, possibile effetto della Diretta. No a ri-dispensazione

Farmaci senza fustella in studi Mmg, possibile effetto della Diretta. No a ri-dispensazione
Medicinali di ogni tipo, anche acquistati nelle farmacie territoriali, o in prevalenza principi attivi ad alto costo? Quale che sia la risposta, i farmaci sequestrati dai Carabinieri dei Nas ai 13 medici padovani che li dispensavano a loro pazienti, dopo averli ricevuti da assistiti cui non servivano più, non dovevano trovarsi in studio. Il decreto 6 luglio 1999 impone regole ferree per la conservazione che di rado gli studi medici convenzionati possono garantire. C'è poi il fatto che erano privi di fustella e di quando in quando stock di medicine private della fustella finiscono al centro di episodi di cronaca, in cui si configura una truffa ai danni del servizio sanitario. I medici sono stati indagati ai sensi dell'articolo 443 del codice penale: hanno posto in commercio/somministrato farmaci guasti o imperfetti. Un reato che può comportare la reclusione fino a 3 anni. E questo, probabilmente, solo perché degli assistiti alla morte del congiunto anziché buttare via confezioni ancora "buone" nel contenitore dei rifiuti della farmacia le avrebbero portate al curante per i pazienti bisognosi. I medici sono stati presi in carico dai legali dei sindacati, ma il messaggio scritto dal segretario della Fimmg veneta Domenico Crisarà è chiaro: «È indispensabile che non abbiate tra i vostri farmaci confezioni prive delle fustelle ovvero già erogate dal Servizio sanitario. È necessario - continua l'appello - che i pazienti che vi danno l'opportunità di riutilizzare questi farmaci senza fustella siano invitati a contattare il Servizio farmaceutico dell'Ulss per farsi fornire indirizzo ed orari di accettazione, perché sono solo le farmacie ospedaliere a ritirare quelle confezioni».

Il quadro legislativo nazionale, come conferma una recente intervista rilasciata alla tv Fimmg Lazio dalla farmacista ospedaliera Domenica Tassielli del comitato etico 1 della Regione Lazio, consente di tenere negli studi medici solo l'adrenalina e altri farmaci che il medico ritiene essenziali per i pazienti, si autoprescrive su ricetta bianca e si procura in farmacia. Possono poi essere tenuti i campioni forniti dall'industria ma con tanto di bolla, formale accettazione del medico, indicazione del lotto e della data di scadenza, che il mmg dovrà controllare al momento della consegna del medicinale. No invece ai farmaci senza fustella, che è staccata dalla farmacia - tanto territoriale quanto ospedaliera (per inciso, i farmaci ospedalieri sono prescritti dallo specialista con piano terapeutico) - al momento della dispensazione al paziente che presenta la ricetta SSN.

«Rispetto al medico di famiglia, la farmacia adempie non solo a requisiti per la conservazione (ad esempio, la temperatura non deve superare mai i 25°, alcuni medicinali vanno tenuti in frigo apposito) ma anche a condizioni che consentano di dispensare il medicinale integro, prima della scadenza», spiega Patrizia Zennaro presidente di Federfarma Padova. Che in base alle dichiarazioni lette sui giornali si è fatta un'idea: «Il segretario Fimmg parla di risparmi ingenti per il servizio sanitario dalla "ri-dispensazione" di confezioni non utilizzate e raccomanda la consegna di questi lotti alla farmacia ospedaliera. Questo fa pensare si tratti di farmaci del prontuario ospedale-territorio, ad alto costo, distribuiti direttamente dall'Asl o per conto dalle farmacie. Non credo la farmacia ospedaliera accetti medicinali erogati nella farmacia territoriale; quest'ultima peraltro non può accettare indietro confezioni. Le norme ferree vigenti - ricorda Zennaro - hanno per il momento rallentato un progetto della Regione Veneto che prevedeva la consegna nelle case di riposo dei farmaci non venduti nelle farmacie territoriali. Dovevamo consegnare farmaci in lotti "vendibili", in grado cioè di soddisfare requisiti di tracciabilità "perfetti", integri, e prima dei 6 mesi dalla scadenza. In pratica si sarebbe creato un iter troppo complesso. Tutto quello che possiamo dire al paziente che voglia consentire il riutilizzo di farmaci a lui non più utili è di rivolgersi alle Ulss o alla Caritas, per la dispensazione a cittadini che non accedono facilmente al bene-farmaco».

Mauro Miserendino


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