Sanità

apr52018

Farmaci, start up li porta a domicilio con il consulto del farmacista

Farmaci, start up li porta a domicilio con il consulto del farmacista
Ha già fatto 400 consegne di farmaci a domicilio, ha stipulato una convenzione con 13 farmacie e consente al cliente di consultare i farmacisti prima dell'ordine e i farmacisti possono chiamare il cliente se hanno dubbi sulle medicine richieste. Questo il primo bilancio a tre mesi di vita di Pharmercure, la start up che si occupa della consegna dei farmaci a domicilio sperimentata ad Asti, e ora in partenza anche a Torino: il via ufficiale la prossima settimana. A darne notizia il quotidiano La Stampa media partner del Creation Lab dove alcuni giovani studenti hanno iniziato per gioco a lavorarci e ora "è diventata una cosa seria, tra quote societarie, investitori e clienti". Il servizio funziona con un sito Internet che registra gli ordini, si può scegliere la propria farmacia o fidarsi di quelle convenzionate. I clienti pagano in media 2 euro per la consegna base, le farmacie convenzionate pagano una quota. E il farmacista mantiene il suo ruolo nella dispensazione: il cliente può consultare i farmacisti prima dell'ordine e loro possono chiamare il cliente se hanno dubbi sulle medicine richieste. L'idea, spiega uno dei fondatori, Maurizio Campia, 22 anni, studente di Economia e commercio, è nata da un'esperienza familiare: la nonna di 83 anni, di uno dei fondatori, studente di medicina non aveva una sotto casa e per avere i suoi farmaci deve affidarsi ai familiari. «Abbiamo fatto un'indagine di mercato: non abbiamo trovato qualcosa di simile - alcune farmacie fanno consegne a domicilio su base volontaria, per fidelizzare i clienti, ma noi possiamo farlo in modo strutturato. E non c'è solo la nonna: i nostri potenziali clienti sono tanti, offriamo una comodità». Gli studenti hanno anche fatto un piccolo investimento per partire con il sito, e poi hanno trovato degli investitori veri: quattro (tre imprenditori, un farmacista), a cui hanno ceduto quote societarie. Uno dei problemi, spiegano, sono le consegne e gli stipendi: si è scelto un servizio diverso da quello delle App del cibo, finite nel mirino delle polemiche perché accusate di sfruttamento dai rider. «Noi non li paghiamo a cottimo, cioè a consegna: ci siamo affidati a una società di logistica che paga un fisso». Infine, il rispetto della normativa sui farmaci che ruota intorno alle ricette, sia cartacee che elettroniche: niente foto inviata su WhatsApp e se serve la ricetta, i fattorini la ritirano a casa, poi vanno in farmacia e ritornano a casa del cliente. Il test ad Asti è andato bene: «In tre mesi abbiamo fatto 400 consegne, gli anziani e non che ci aprono la porta ci offrono anche il caffè e qualcuno anche la mancia. C'è anche chi era impossibilitato ad andare in farmacia e quando arriviamo ci abbraccia».(SZ)
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