Sanità

nov42020

Farmacia dei servizi, La Regina (farmacista): passare a farmacia gateway del Servizio sanitario nazionale

Farmacia dei servizi, La Regina (farmacista): passare a farmacia gateway del Servizio sanitario nazionale

Uno studio condotto da ricercatori e farmacisti italiani in una farmacia della Campania ha valutato con risultati positivi l'impatto dell'intervento del farmacista sull'aderenza alla terapia dei pazienti con diabete

Un recente studio condotto da un gruppo di ricercatori e farmacisti italiani presso una farmacia rurale della Campania ha valutato con risultati positivi, l'impatto dell'intervento del farmacista sull'aderenza dei pazienti con diabete mellito di tipo 2 (Dm2) al piano terapeutico (Pt). A riportare a Farmacista33 le osservazioni raccolte è Raffaele La Regina l'organizzatore e promotore dello studio che amplia lo sguardo a tutto il potenziale della Farmacia dei servizi.

Qual è stata l'esperienza condotta e i principali risultati?

Lo studio che abbiamo condotto aveva come scopo quello di creare e testare sul campo un modello di cura riservato ai pazienti affetti da diabete mellito di tipo 2 che permettesse loro di essere quanto più possibile aderenti allo stesso. Infatti, in un recente studio condotto dalla Regione Emilia-Romagna, i dati relativi all'aderenza al percorso di cura di questi pazienti erano a dir poco sconcertanti. Tali evidenze erano il frutto di due problemi principali: la mancanza di una figura di riferimento costante e la scarsa conciliabilità dei percorsi con i ritmi di vita quotidiani. Il farmacista territoriale, senza sovrapporsi a nessun altro attore della filiera di cura, ha assunto il ruolo di case manager del paziente diabetico, guidandolo nel suo percorso di cura e permettendogli di eseguire la maggior parte delle prestazioni necessarie grazie all'utilizzo dei servizi previsti dalla farmacia dei servizi, come Ecg, esame del fundus oculi, autoanalisi di sangue e urine. I risultati hanno dato ragione alla nostra intuizione. Infatti, i 40 pazienti arruolati hanno mostrato notevoli miglioramenti sia nell'aderenza al percorso di cura e sia, di riflesso, nei loro esiti clinici. Questo è stato possibile anche grazie alla collaborazione dei medici di Medicina generale e dei medici specialisti in Diabetologia. Inoltre, tali miglioramenti hanno anche permesso di stimare un risparmio economico per il Ssn di circa 10.000 euro ogni 40 pazienti, che, moltiplicato per il numero di diabetici in Italia, potrebbe portare un risparmio considerevole per tutta la collettività.

Questi aspetti del ruolo del farmacista sono stati messi in evidenza e quali sono gli strumenti di cui i farmacisti avrebbero bisogno?

I farmacisti territoriali sono risultati la vera chiave per ottenere la territorializzazione delle cure e la de-ospedalizzazione dei pazienti cronici. Purtroppo, oggi credo che ci sia un cattivo uso dei servizi territoriali e che si tenda ad avere una visione di gestione delle cronicità ancora molto troppo "ospedalocentrica". L'ospedale deve essere il luogo degli approfondimenti, il luogo di cura delle acuzie e non un "ambulatorio" allargato. La Medicina territoriale, che ogni giorno si trova ad affrontare le più disparate criticità, dovrebbe avere un ruolo più proattivo, ma al momento, per via della carenza di servizi sul territorio, non si riesce a pieno a metterla in campo. La farmacia dovrebbe diventare il luogo del follow up, un hub del Ssn che fa da link tra Mmg, Specialista e le altre funzioni presenti in ogni distretto sanitario, perché la farmacia territoriale è l'unica struttura presente sul territorio nazionale in modo capillare con una disponibilità oraria senza eguali. Per assumere questo nuovo ruolo, i farmacisti territoriali hanno però bisogno di tecnologie per l'erogazione dei servizi e formazione per apprendere i percorsi di cura dei pazienti cronici.

La realtà delle farmacie rurali è diversa da quella delle grandi e piccole farmacie di città. Quale ruolo specifico possono svolgere nei loro territori?

Le farmacie rurali rappresentano, a mio avviso, la spina dorsale del Ssn. Infatti, nelle realtà in cui operano, molto spesso, rappresentano l'unico presidio sanitario. Proprio nell'ultima settimana, ci è capitato, grazie all'utilizzo dei servizi di telemedicina, di fare la differenza in due situazioni di emergenza che hanno richiesto l'intervento del 118 e il successivo trasferimento dei pazienti in terapia intensiva. Pertanto, sono convinto che avere in queste realtà servizi diagnostici fruibili da parte dei pazienti a qualsiasi ora del giorno sia di fondamentale importanza. Per realizzare tutto questo abbiamo bisogno di un progetto strutturato che riesca a dotare le farmacie di tali strumenti e di metterle in rete.

Nell'epidemia da Covid-19 il ruolo della "farmacia dei servizi" sta assumendo sempre più rilevanza. Qual il valore aggiunto di questo grande cambiamento del "sistema farmacia"?

La farmacia sta cambiando. Nel corso del tempo si è passati da una farmacia "preparatrice" ad una farmacia "dispensatrice" di prodotti. È il momento di passare ad una farmacia "gateway" del Servizio sanitario nazionale. Questa è l'evoluzione di cui hanno bisogno i nostri pazienti ed è l'unica evoluzione capace di dare un volto nuovo e sostenibile alla nostra professione. Nell'attuale contingenza sanitaria alcuni Paesi stanno pensando di affidare il compito di eseguire test e vaccinazioni anche alle farmacie. In che modo il sistema farmacia oggi può mettere le proprie competenze al servizio della comunità e diventare ancor di più attore di primo piano? Alcuni paesi europei hanno capito il supporto che le farmacie territoriali possono dare ai percorsi di cura, non solo in questa situazione di emergenza ma sempre. In Italia la situazione è un po' più complessa per due ragioni: la prima perché ci sono degli ostacoli normativi all'evoluzione del ruolo del farmacista, sicuramente datati, ma attualmente vigenti, la seconda è che sarebbe necessario che tutti gli attori della filiera delle cure si sedessero intorno allo stesso tavolo ed insieme costruissero un nuovo e rinnovato servizio sanitario nazionale. Per vincere la sfida contro il Covid oggi e le Malattie croniche domani è necessario ridisegnare il tutto, ed è inevitabile che qualche figura debba perdere qualcosa affinchè tutte le caselle del puzzle possano unirsi per dare vita al nuovo Ssn. Il mio auspicio è che presto tutti questi scontri, memori dei giuramenti professionali fatti da ogni attore della filiera di cura, possano cessare e dare vita ad un corso nuovo delle cose dove l'unico ed indiscusso dovere rimane: costruire un Ssn a misura di paziente. Oggi il paziente è al centro, ma di un labirinto.

Come vede oggi, alla luce sia della recente emergenza che dei nuovi progetti e competenze che le farmacie stanno sviluppando, il ruolo del farmacista nel futuro? Sia a breve che a medio termine.

A breve mi auguro che, superando gli ostacoli appena citati, si possa profilare un ruolo nuovo per i farmacisti territoriali. Questo implica che ad evolvere dovranno essere non solo le farmacie, intese come rete nazionale e in termini di spazi e tecnologie, ma anche e soprattutto i farmacisti affinché possano davvero diventare i case manager dei pazienti cronici. Per fare ciò, ovviamente, è necessario che evolvano anche i percorsi universitari, ancora legati a modelli Cfu dipendenti con insegnamenti ormai obsoleti. Nel futuro, immagino una farmacia senza farmaco. Prima di essere tacciato di eresia, mi spiego meglio. Al giorno d'oggi, ordiniamo e riceviamo a casa qualsiasi cosa dall'online, quindi credo sia anacronistico pensare che la dispensazione del farmaco non potrà mai essere dematerializzata e consentire di ricevere direttamente a casa, magari, dalle aziende sanitarie, una sorta di "chronic pack" con la terapia da praticare. Pertanto, immagino una farmacia in cui il farmacista, nelle vesti di case manager, monitori l'aderenza alla terapia da parte del paziente cronico, faccia il punto della situazione circa il percorso di cura e, insieme agli altri attori della filiera, guidi il paziente sul da farsi. Per dirlo in parole povere, immagino le farmacie territoriali come delle Smart Clinic integrate a pieno nel Servizio sanitario nazionale. L'aderenza alla terapia ha bisogno di attività di monitoraggio, non solo del numero di compresse in possesso del paziente, ma anche di parametri fisiologici che permettano ai sanitari di capire se la strada terapeutica intrapresa sia giusta o meno. Credo, infatti, che siano stati questi pensieri a muovere chi dieci anni fa ha introdotto la farmacia dei servizi. Ora vi chiederete, ma se i farmaci non li diamo noi, di che campiamo? Nel futuro credo che dovremmo essere remunerati per la nostra attività professionale e non con lo sconto ottenuto in fase d'acquisto dalle aziende produttrici.

Cristoforo Zervos

Per approfondire

Piano terapeutico Diabete. Studio italiano: intervento di farmacisti di comunità migliora aderenza e controlli
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