Sanità

feb62014

Farmacia fallisce a Parma: tra le cause, finanziamenti eccessivi

croce-farmacia

Un eccessivo ricorso al capitale a prestito per l’acquisto della sede, con la conseguenza che gli oneri bancari hanno appesantito eccessivamente la struttura finanziaria erodendo completamente la redditività della farmacia. Sono queste le principali ragioni della sentenza di fallimento di una farmacia a Colorno, in provincia di Parma. La sentenza è arrivata dopo che a giugno la farmacia aveva presentato una proposta di concordato in continuità che prevedeva «il risanamento dei debiti con la prosecuzione dell’attività di impresa» - con «la destinazione dei flussi di cassa generati al soddisfacimento dei debiti pregressi nell’arco di cinque anni» - e proponeva «ai creditori ipotecari incapienti e creditori chirografari la soddisfazione dei debiti solo per un 28,8%» (su 4,6 milioni di euro di debiti ammessi). Ma il concordato non è stato approvato dai creditori rappresentanti la maggioranza dei crediti, portando alla dichiarazione di fallimento del debitore, che presentava, «a fronte di un passivo concordatario quantificato dalla ricorrente in poco meno di 5,4 milioni di euro, un attivo di poco superiore ai 1,6 milioni (di cui poco più di un milione attribuito all’avviamento)». Secondo la relazione del commissario giudiziale, «lo stato di crisi è soprattutto ascrivibile a un’errata gestione finanziaria, che ha determinato un sovra indebitamento con le banche e i fornitori». Causa originaria, in sostanza, i debiti contratti per l’acquisto della sede: «la situazione di tensione finanziaria è imputabile al prezzo di acquisto della farmacia, per il pagamento del quale si è fatto eccessivamente ricorso al capitale a prestito» e «in parte dalla dilazione di pagamento di un anno concesso dall’allora principale fornitore». Così, «gli oneri bancari scaturenti dal finanziamento hanno appesantito eccessivamente la struttura finanziaria erodendo completamente la redditività della farmacia» e «hanno assorbito liquidità», con una «situazione di crisi di liquidità pressoché costante negli anni considerati», la «necessità di ricorrere al finanziamento di terzi per la parte mancante» per coprire la struttura fissa, «l’incapacità di coprire il proprio bisogno finanziario» e «un’incapacità di produrre reddito». «I titolari della farmacia di Colorno sono persone che hanno sempre lavorato bene» è il commento di Alessandro Merli, presidente Federfarma Parma, «ma dare il massimo di questi tempi non è più sufficiente. In Emilia Romagna sentiamo forte il problema della distribuzione diretta che ci sta penalizzando, con un fatturato legato alle ricette Ssn sempre più basso e una marginalità che cala sempre più. È chiaro che in questo contesto chi ha comprato la farmacia facendo ricorso a finanziamenti si è trovato con una redditività ben diversa da quella che ci si aspettava: i tempi sono cambiati e velocemente». «Ci sono tantissime farmacie in difficoltà» aggiunge Annarosa Racca, presidente di Federfarma, «i fatturati scendono soprattutto a causa del calo della spesa Ssn». È vero, continua, molte «farmacie sono state acquistate a valori alti e poi si sono trovate una marginalità diminuita. Per quanto ci riguarda, abbiamo messo a disposizione delle farmacie, insieme a Credifarma e Promofarma, un sistema di tutoraggio per cercare di far uscire quelle in difficoltà dalla crisi: il progetto farmacia sicura, che punta a predisporre piani di rientro per le realtà in crisi, accompagnandole in un percorso di risanamento economico» e dovrebbe «guidare anche chi vuole intraprendere l’attività a valutare la fattibilità economica dell’impresa».

Francesca Giani


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