Sanità

feb202019

Farmacie a rischio chiusura, Sos dal Piemonte: non basta incentivare Mmg in piccoli centri

Farmacie a rischio chiusura, Sos dal Piemonte: non basta incentivare Mmg in piccoli centri
Con il fiorire delle medicine di gruppo attrezzate i medici di paese si trasferiscono "a valle". E da Nord a Sud nei piccoli centri di montagna scompare l'assistenza sanitaria. Con ricadute disastrose sulle farmacie. Marco Bacchini di Federfarma Verona nei giorni scorsi, in un comunicato stampa, ha spiegato come il trasloco di un medico di famiglia da un villaggio rurale possa cambiare i flussi di approvvigionamento: i farmaci "scivolano" dalla farmacia del piccolo borgo a quella del grosso centro allo sbocco della valle, e la prima non sopravvive. In Piemonte la Regione sta cercando di tenere i medici di famiglia nei piccolissimi centri, con incentivi che intenderebbe distribuire in quota capitaria o sotto forma di compensi orari. L'Asl di Cuneo, dove preoccupano in particolare tre valli, Tanaro, Grana e Maira, sembra aver preso in mano la situazione e sta contattando i sindacati medici.
E le farmacie? In Piemonte già un anno fa vi furono problemi sulla distribuzione per conto. Ricorda Massimo Mana, presidente Federfarma Piemonte: «Si giunse a un passo dallo sciopero, in un contesto dove la distribuzione per conto ha percentuali dimezzate rispetto al resto della regione, e difficilmente può trattarsi di minor consumo. Di quando in quando le Asl piemontesi fanno ricorso a massicce dosi di distribuzione diretta». Nella provincia di Cuneo, 260 posti di distribuzione per 500 mila soli abitanti, le utenze sono "polverizzate" in modo particolare. «Quando si è aperto ai concorsi, non si partiva da un rapporto di una farmacia ogni 3500 abitanti ma di una a 2400 abitanti, oggi siamo sotto al rapporto di una farmacia ogni 2 mila abitanti ma in alcune zone siamo sotto l'uno a mille e, con una spesa territoriale scesa sotto il 7% della spesa sanitaria, colleghi che fino a un lustro fa tenevano i conti in ordine iniziano ad avere problemi», dice Mana. In Piemonte, sono indistintamente tutte le zone montane a preoccupare. «In questa regione - spiega Mana - ci sono ben 40 farmacie con reddito Ssn sotto i 150 mila abitanti, e già con fatturati Ssn sotto i 200 mila euro è difficile sostenere l'attività. Tra l'altro, non è che con i farmaci da banco e gli altri prodotti si rimettano in piedi i conti. Specie in aree con pochi abitanti e tutti anziani, il grosso del fatturato viene dalla spesa del servizio sanitario. Gli interventi anche recenti dello Stato sugli sconti per alleviare le condizioni di queste farmacie aiutano ad andare avanti, ma un presidio Ssn dovrebbe anche crescere come punto di riferimento offrendo servizi alla popolazione locale». L'apertura di un tavolo Regione-medici di famiglia per mantenere gli studi nei villaggi spopolati può rappresentare una chance di interlocuzione per Federfarma Piemonte, che sta elaborando un modello di servizi per le farmacie dei piccolissimi centri. «Dialogare con la Regione sulle farmacie delle valli è un lavoro duro e faticoso, tra l'altro si tratta di aree dove più le Asl promuovono la distribuzione diretta in ospedali e strutture del Ssn, senza capire che danno si generi», dice Mana. Ed esemplifica: «Nei micro-comuni con una casa di riposo sono i residenti di quest'ultima a "provocare" il grosso delle spese del servizio sanitario in farmaci. Ma in quelle residenze, le Asl piemontesi in molti casi hanno deliberato di consegnare i medicinali senza passare dalle farmacie. In situazioni simili anche la permanenza di un medico convenzionato può non evitare la chiusura della farmacia. Urge investire non solo somme di denaro a fondo perduto, ma in logiche: prevenzione, vigilanza, aderenza alle terapie, anche telemedicina. Qualcosa abbiamo fatto con l'aiuto dei grossisti locali. Ora serve un progetto politico importante e partecipato».

Mauro Miserendino
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