Sanità

mar82019

Farmacie e parafarmacie, Confcommercio: numeri in crescita ma crisi dei consumi

Farmacie e parafarmacie, Confcommercio: numeri in crescita ma crisi dei consumi
Se, da un lato, il numero di negozi continua a diminuire, con una tendenza più marcata nei centri storici rispetto alle periferie, le farmacie e le parafarmacie, dal 2008 al 2018, segnano invece una crescita, mentre si conferma il fenomeno, di questo ultimo decennio, che vede legare la crisi di queste attività territoriali anche alle difficoltà competitive derivanti da centri commerciali e vendite online, oltre che a uno spopolamento che sta investendo sempre più centri urbani di piccole e medie dimensioni. A tracciare il quadro, un'analisi dell'Ufficio Studi di Confcommercio realizzata su 120 città - tutti i capoluoghi di provincia, più 10 comuni di media dimensione - presentata ieri a Roma. L'analisi, dal titolo "Demografia d'impresa nelle cittaÌ italiane", giunta alla sua quarta edizione, ha preso in esame l'andamento di 13 categorie di imprese e servizi territoriali, tra cui alimentari, benzinai, negozi di libri, di vestiario, bar e ristoranti, ma anche, complessivamente, farmacie e parafarmacie, esaminandole all'interno di centri storici (CS) e periferie (NCS). Nel complesso, farmacie e parafarmacie risultano in continua crescita (+29,2%) nel decennio, pur con variabilità territoriali. Per diverse città, il trend di crescita ha interessato più le periferie che i centri storici: per fare solo alcuni esempi a Torino si è passati dalle 45 alle 48 farmacie del centro storico, e dalle 221 alle 271 fuori dal centro storico. Cambiando Regione, a Brescia, per esempio si passa da 14 a 20 del centro, e da 33 a 61 presidi della periferia. A Genova c'è poi un trend opposto: da 54 a 45 per il centro storico, e da 156 a 189 in periferia. A Lecce, infine, si passa, nel centro, dagli 11 presidi del 2008 ai 17 del 2018, mentre fuori, dai 13 ai 30.
Per quanto riguarda, invece, il commercio al dettaglio con sede fissa, a livello Italia, si assiste a un fenomeno di impoverimento che riguarda tanto i centri storici, pur maggiormente interessati, quanto le periferie: a livello Italia, si stimano, in un arco di dieci anni, oltre 63.800 negozi in meno, pari a una flessione dell'11,15, mentre crescono, pur senza compensare le perdite, alberghi bar e ristoranti, con un aumento di poco meno di 45mila unità e una crescita del 15,1% tra il 2008 e il 2018. Nel dettaglio delle città considerate, la perdita di negozi riguarda 16mila attività con sede fissa (con una variazione tra '08 e 18 dell'11,4%) mentre sono 12.492 gli alberghi, bar, ristoranti in più (variazione del 18%). La tendenza, come si diceva, ha interessato in modo particolare i centri storici, dove lo scostamento tra 2008 e 2018 è stato del -13% nei centri storici e del -10,3% per le periferie (+18,6 vs +17,7% per la categoria Alberghi, bar, ristoranti). Secondo il direttore dell'Ufficio Studi, Mariano Bella, «approssimativamente, all'impatto del calo dei consumi reali pro capite nel decennio (pari a -3,4%) è riconducibile, per i 120 comuni considerati, la perdita di 1300 negozi sul totale di -16.000 unità, con un impatto a livello Italia stimato nell'8% circa». Grande peso lo ha poi la popolazione: «la sua riduzione nel corso dell'ultimo biennio costituisce un ulteriore pericolo di desertificazione delle città» mentre l'«invecchiamento della popolazione di un territorio» può essere una leva importante di fidelizzazione al presidio sul territorio, data la tendenza di tale utenza a ricercare un supporto e una relazione. Mentre una variabile importante è data dai canoni di locazione, che «si sono ridotti sia per i centri storici sia per le periferie, anche se in misura maggiore in questo secondo caso». Complessivamente, «stimiamo che il 70 80% della riduzione del totale numero di negozi nei centri storici delle 120 città considerate sia attribuibile a razionalizzazioni e scelte imprenditoriali riconducibili all'insufficiente redditività e alla competizione di commercio elettronico e centri commerciali. Il tema della competizione necessità di approfondimenti».
Interessante, nell'analisi, è anche una tabella che riporta la stima di comuni considerati particolarmente vitali, sulla base di parametri quali, tra gli altri, attività commerciali e popolazione, e quelli invece a rischio di declino commerciale e urbanistico. In particolare, per quanto riguarda il parametro della popolazione, a rischio risultano Ascoli, Gorizia, Genova, Chieti, Biella, mentre più vitali sarebbero Latina, Grosseto, Lucca, Pisa, Matera.

Francesca Giani
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