Sanità

apr152019

Farmacie, Federfarma celebra i suoi primi cinquant'anni

Farmacie, Federfarma celebra i suoi primi cinquant’anni
Il convegno istituzionale di Cosmofarma è l'occasione per festeggiare i cinquant'anni del sindacato dei titolari, alla presenza di quasi tutti i suoi ex presidenti, oltre ad alcuni del Sunifar (Cesare Quey e Giancarlo Visini).
Il compito di rievocare le origini dell'associazione spetta, in apertura, al coordinatore del Centro studi Federfarma Eugenio Leopardi, che ricorda come nel 1969 le quattro sigle sindacali allora esistenti decisero di unirsi per evitare una disgregazione che non arrecava alcun vantaggio alla categoria. Poi una carrellata sulle vicende che hanno percorso la farmacia italiana, particolarmente travagliate a partire dal 2001, quando la Legge 501, introducendo la distribuzione diretta, comincia a indebolire un sistema che appariva ben saldo. In seguito, sarebbero arrivate le varie liberalizzazioni a firma Bersani e Monti e infine il Ddl concorrenza.
Un forte appello alla classe politica arriva da Alberto Ambreck, presidente del sindacato dal 1987 al 1991, affinché tuteli il sistema farmacia e, più in particolare, la competenza dei professionisti che vi lavorano: "La laurea in Farmacia che si consegue nelle università italiane è la più qualificata d'Europa". Il suo successore Giorgio Siri, presidente fino al 2008, ricorda che durante il suo mandato fu deciso il primo sconto a carico della farmacia e come sia stato difficile interloquire con le istituzioni: in sedici anni si avvicendarono al ministero, che allora si chiamava della Sanità, ben dieci ministri. Qualcuno di meno, cinque, sotto la dirigenza di Annarosa Racca, presidente dal 2008 al 2017, anche se la piena collaborazione si è verificata soltanto con Beatrice Lorenzin, ministro per tutti i cinque anni della scorsa legislatura. Racca ricorda un decennio nel quale la farmacia è al centro di forti attacchi, battaglie dure e ancora non terminate: «La fascia C fuori canale è un pericolo per il momento sventato ma bisogna sempre tenere alta la guardia».
Un interessante scambio di battute tra la stessa Lorenzin e Mariapia Garavaglia, ministro della Sanità nei primi anni Novanta, suggerisce un confronto tra passato e presente. Garavaglia ricorda che - di fronte alla pressante richiesta di tagli alla spesa farmaceutica arrivata dal presidente del Consiglio Ciampi, in un periodo di ristrettezze finanziarie per il Paese (tanto per cambiare) - dovette mettere mano al Prontuario, che fu sfoltito notevolmente, per un risparmio complessivo di 4.000 miliardi di lire. Lorenzin, da parte sua, vede nell'attività dell'attuale ministro Giulia Grillo una pericolosa tendenza ad assoggettare il ministero alla volontà del Mef, perdendo l'autonomia conquistata a fatica negli anni. Un altro rischio da non sottovalutare: «Sono molto preoccupata per le conseguenze che potrebbero avere sul Paese le istanze sul regionalismo differenziato che si stanno affermando». E il futuro del Servizio sanitario nazionale? Garavaglia, che lo ha visto nascere, è categorica: «È incostituzionale il solo fatto che continuino a esistere, oltre al Prontuario nazionale, prontuari regionali e aziendali. L'universalismo del Ssn in questo modo resta soltanto sulla carta».
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