Sanità

ott32018

Farmacista nutrizionista, valorizzare competenza senza infrangere le regole

Farmacista nutrizionista, valorizzare competenza senza infrangere le regole
La legge Lorenzin ha portato figure come dietista e nutrizionista a essere professioni sanitarie, rendendo di fatto incompatibile per il farmacista il loro esercizio. In che modo allora il farmacista e la farmacia può valorizzare competenze acquisite in questo ambito? Quale è il confine tra dieta e consiglio alimentare? Che cosa deve fare il farmacista di fronte a chi chiede consigli per perdere peso? Abbiamo girato tutte queste domande a Rachele Aspesi, farmacista e dietista, specializzata in educazione alimentare, e vicepresidente dell'Ordine dei farmacisti di Varese, che per Farmacista33 cura il Blog "Nutrire la salute".

«È vero, la legge Lorenzin ha cambiato le carte in tavola ma va detto che, all'interno di questa delimitazione, occorre anche tenere in considerazione quanto emerso dalla giurisprudenza con, in particolare, una sentenza della Corte di Cassazione del 2017 (sentenza n.20281/17 del 28.04.2017 della Corte di Cassazione Sesta Sez. Penale): il dispositivo ha sancito infatti che il farmacista, per le sue competenze, ma ancora più se specializzato - attraverso una seconda laurea, un master di secondo livello, la frequenza a una scuola di specializzazione - fa parte di quelle figure professionali che hanno diritto a parlare di educazione alimentare. Il consiglio del farmacista entra, in questo modo, nell'ambito del supporto alla salute e al benessere e può rivolgersi a soggetti sani o con leggeri disturbi, mentre non può essere diretto a pazienti con patologie che richiedano specifici regimi alimentari. L'intervento del farmacista, cioè, non può consistere in una risoluzione terapeutica né essere parte di un percorso di cura vero e proprio».

Questo riconoscimento «è molto importante, perché definisce i confini entro cui il farmacista può operare, in un certo senso tutelandolo, ma ha anche il vantaggio di escludere dal supporto alimentare tutte le altre figure che non hanno specifica competenza». Entrando nel concreto, «se da un'autoanalisi per glicemia, colesterolo o da una misurazione della pressione emerge un valore leggermente più elevato della norma, ma al di sotto del limite che identifica uno stato patologico, dal diabete all'ipertensione, è possibile per il farmacista dare un consiglio nutrizionale. Se al contrario, ci si trovasse di fronte un soggetto con diagnosi di diabete o con una richiesta di una dieta specifica - con tanto di numero di calorie - effettuata dal medico, il farmacista dovrebbe indirizzare il paziente dal dietologo».

Ma che cosa significa, allora, consiglio nutrizionale e consulenza alimentare? «Si tratta di una attività di educazione che può essere diretta al singolo, alla famiglia, a specifiche categorie di persone, dai bambini agli anziani, ma anche alla gestione della menopausa, per fare un esempio, oppure può anche essere indirizzata a comunità, per esempio scuole, mense aziendali, e così via. Sono tutte attività che il farmacista può fare. Tornando al caso della pressione, si possono dare indicazioni per esempio su come ridurre l'apporto di sale, spiegando che il sale si trova già in alcuni alimenti e ancora di più nei cibi conservati e nei prodotti lavorati a livello industriale, e così via». E un consiglio finalizzato alla perdita di peso? «Quello che non è possibile fare è indicare un obiettivo calorico o specifiche grammature per alimento. Ma, parlando sempre di soggetti che non rientrano in situazioni patologiche, l'obiettivo della perdita di peso può essere affrontato in primo luogo attraverso la conoscenza degli alimenti: come abbinarli, quali evitare, come costruire un piatto della salute. Il farmacista in questo ambito può operare e, anzi, è anche in grado, per le conoscenze di base che ha, di dare un valore aggiunto».

Resta da capire come può fare una farmacia che conti su farmacisti con queste competenze a valorizzare questo approccio: «Nella farmacia in cui lavoro, abbiamo delle schede di consiglio alimentare per specifica problematica da consegnare al paziente. Quando si ha spazio, si possono organizzare giornate divulgative, dedicate a categorie di persone, donne in gravidanza, sportivi, e così via. Infine, sono convinta che, nel momento in cui in farmacia si può contare su competenze in ambito nutrizionale, possa avere anche un senso predisporre un corner. Niente a che vedere con l'offerta del negozio alimentare: si tratta, al contrario, di un angolo pensato e organizzato con cura, dove la scelta degli alimenti sia studiata e già di per sé in grado di comunicare attenzione all'alimentazione, e dove il paziente riconosca e apprezzi proprio il valore del prodotto e della scelta».

Francesca Giani
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