Sanità

nov152016

Farmacista-grossista, sentenza Tar apre dibattito su gestione attività

Farmacista-grossista, sentenza Tar apre dibattito su gestione attività
La nota con cui il ministero della Salute, il 2 ottobre 2015, ha dato chiarimenti sulla prassi con cui il farmacista autorizzato gestisce l'attività di grossista, è stata «smontata» dal Tar Lazio secondo cui «il predetto "parere" ministeriale espone una conclusione in palese contrasto col quadro normativo vigente». A commentare la decisione del TAR Lazio - Roma, sezione Terza Quater (sentenze da 11238 a 11242 pubblicate l'11 novembre 2016) è un'analisi dell'avvocato Quintino Lombardo, dello studio legale Cavallaro Duchi e Lombardo - Osservatorio Iusfarma in cui si ricorda che fu la Asl di Mantova a chiedere se fosse legittimo, da parte di una società Snc, acquistare medicinali da altri grossisti attraverso la farmacia e successivamente trasferirli con un documento di trasporto interno (Ddt) al grossista della stessa società Snc.
Nella nota ministeriale, afferma Lombardo, sono state riportate alcune premesse considerate «incontestabili»: "le norme che disciplinano l'esercizio di farmacia sono diverse da quelle che disciplinano l'attività di distribuzione all'ingrosso dei medicinali"; "le due attività sopradette, anche se svolte da una medesima persona, debbono essere assolutamente separate tra di loro"; "i grossisti non possono vendere i medicinali che alle farmacie regolarmente autorizzate all'esercizio nonché a persone, società enti che possiedono essi stessi l'autorizzazione alla distribuzione, ovvero sono autorizzati o abilitati ad latro titolo ad approvvigionarsi di medicinali".
Tuttavia, «meno condivisibili» sono le conclusioni del Ministero da cui nasce la discussione, in particolare nel passaggio in cui afferma che "in nessun caso il deposito può approvvigionarsi di medicinali dalla farmacia e l'unico movimento previsto dalla farmacia al grossista è la restituzione, che avviene a fronte di errori di fornitura o rientri dal cliente".
Lombardo fa notare come i Giudici del Tar siano stati «inequivocabili sull'erroneità di quest'ultima asserzione» affermando, nella sentenza, che "le amministrazioni hanno tratto con necessità, da premesse conformi a legge, una conclusione non necessaria". I giudici scrivono anche che "non si rinviene una norma che impedisca al medesimo farmacista passaggi "interni" (c.d. "logistici", nei limiti in cui essi siano gratuiti e non riconducibili a ipotesi di compravendita), tracciati tramite Ddt, di medicinali dal magazzino della farmacia al magazzino del grossista, entrambi gestiti dallo stesso professionista". E infine puntualizzano su due aspetti importanti messi in luce dal Ministero. Il primo è la tracciabilità dei flussi di farmaci tra magazzini di strutture gestite da un unico professionista, in merito al quale i giudici dicono che "a ben guardare esso è sempre stato e rimane nella disponibilità risolutiva della stessa amministrazione pubblica che, da subito (la norma in questione è stata inserita nell'ordinamento nel 2007), avrebbe potuto predisporre accorgimenti operativi (ad esempio informatici) volti a garantire la trasparenza di tutti i passaggi che la legge consente". Per quanto riguarda, poi, la "tempestività e completezza del servizio farmaceutico all'utenza", vale a dire l'esigenza di evitare indisponibilità e carenze, i giudici ricordano che "permane in capo al farmacista tutto il complesso di obblighi volto a garantire la disponibilità immediata e completa dei farmaci autorizzati in Italia". Lombardo conclude la sua analisi sottolineando come per il Collegio la nota ministeriale «non abbia alcuna consistenza provvedimentale, "né alcuna efficacia vincolante o prescrittiva"». E aggiunge: «La sentenza consolida ulteriormente le difese dei farmacisti grossisti che nei mesi scorsi avessero subito ispezioni, contestazioni e magari sanzioni con riferimento alla prassi in questione: non solo sotto il profilo soggettivo ma anche dal lato oggettivo dell'individuazione della corretta applicazione delle norme».
Ciò che certamente la sentenza chiarisce, fa notare Maurizio Cini, docente di Farmacia dell'Università di Bologna, è che «i ruoli di farmacista e di grossista non siano inibiti allo stesso soggetto ma che tra le due attività non vi può essere commistione». In molti sono convinti che sarà una sentenza destinata a far discutere ancora, e come sottolinea Cini, «sarà interessante vedere se la parte ricorrente vorrà ulteriormente sostenere la tesi dichiarata inammissibile ricorrendo al Consiglio di stato ma, se così facesse, vorrebbe dire che intende ulteriormente mantenere un po' di nebbia intorno ad un contenzioso che, con una corretta e responsabile interpretazione, non avrebbe mai dovuto nascere».

Simona Zazzetta
discuti sul forum

ANNUNCI SPONSORIZZATI


Download Center

Principi e Pratica Clinica
Sacchetti E., Clerici M. La depressione nell'anziano
vai al download >>
separa
Principi e Pratica Clinica
Raccomandazioni sulla gestione della rinite allergica in farmacia
vai al download >>

SUL BANCO