Sanità

mar182017

FarmacistaPiù, De Biasi: abolire differenza tra parafarmacie e farmacie. Il farmacista è uno

FarmacistaPiù, De Biasi: abolire differenza tra parafarmacie e farmacie. Il farmacista è uno
Proprio alla luce di una ridefinizione del ruolo e dei servizi delle farmacie sul territorio, per una chiarezza di finalità per i pazienti, va sciolto il nodo delle parafarmacie, abolendo la differenza con le farmacie e ristabilendo una situazione di uguaglianza. Se non si può parlare di sanatoria, occorre iniziare a pensare al problema, in modo che sia chiaro che il farmacista è uno solo. In una parola, penso sia il momento di parlare di farmacie anche per le parafarmacie. A dirlo Emilia De Biasi, presidente della commissione Igiene e Sanità del Senato, durante il convegno "L'evoluzione della professione farmaceutica tra stato e mercato: la tutela della salute e l'universalismo diseguale" al centro della seconda giornata di FarmacistaPiù, in corso fino a domenica al Mico di Milano. «Rispetto al periodo delle lenzuolate di Bersani i tempi sono cambiati, soprattutto nella direzione di un'integrazione della farmacia nel Ssn che prima non era così marcata. Se si procede, come sembra intenzione, a una ridefinizione dei ruoli sanitari della farmacia sul territorio, occorre fare chiarezza sull'identità della parafarmacia. Ho lavorato a lungo su questo tema e avevo anche proposto una sanatoria. Se non è una sanatoria, qualcosa in ogni caso occorre fare: non possono esistere farmacie di serie B. Innanzitutto mi chiedo se hanno senso quelle parafarmacie la cui proprietà è un titolare di farmacia. Poi la strada è ricomprendere la parafarmacia, presidio in cui opera, lo ricordo, un farmacista, come farmacia». Il tema «certamente è complicato, ma se si abbandonano le conflittualità, se combattiamo insieme, e il mondo politico capisce che è un elemento di tutela della salute, penso si possa fare. Ognuno deve rinunciare a un pezzettino».



Tanti i temi sul tappeto e tra le tante problematiche sviscerate nel corso del convegno, in termini di assistenza farmaceutica al paziente, una importante riflessione è stata dedicata alle modalità di distribuzione dei farmaci come elemento di equità assistenziale: «dobbiamo lavorare sulla disomogeneità distributiva» ha detto Mario Melazzini, direttore generale Aifa «e per questo, su input del Mise, è aperto un tavolo di confronto. Contiamo di affrontare qui le criticità di accesso al farmaco». Ma guardando all'assistenza «in una logica più ampia, di vision, c'è un grosso problema di sostenibilità che si ripercuote sull'accesso ai farmaci da parte dei pazienti: ho verificato il costo medio di una terapia oncologica 20 anni fa era di 3890 euro, oggi arriviamo a 45mila. Sono dati che ci devono far riflettere. Le proiezioni di sfondamento sul tetto sono di 1,7-1,8 miliardi di euro sul 2016. È indispensabile allora una nuova governance per ridisegnare il sistema dei tetti altrimenti diventa difficile un accesso equo al farmaco». Ma «indispensabile è anche la fase di negoziazione dei prezzi», con un appello «per un approccio etico da parte delle aziende, che abbia un occhio alla società e alla sostenibilità economica senza cui il sistema non può reggere».

In tema di prezzi è intervenuto, a margine del convegno, anche Massimo Scaccabarozzi, presidente di Farmindustria: «L'Italia ha prezzi più bassi in Europa». Il problema di sostenibilità «va affrontato in maniera olistica mentre si tende a guardare solo al prezzo del farmaco e non a quello che gira attorno al farmaco. Il totale della spesa farmacologica sul costo totale di una terapia oncologica è del 4%. L'assistenza farmaceutica al paziente oncologico è aumentata in questo periodo sul totale della spesa sanitaria dello 0,14%, mentre l'incidenza dei tumori ha avuto un incremento del 30%. Non abbiamo bisogno di risorse aggiuntive ma di allocare meglio quelle che già ci sono nella sanità, cercando di tenere in considerazione che alla fine del percorso c'è un malato che sta aspettando una cura».

Francesca Giani
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