Sanità

nov202020

FarmacistaPiù, Ricciardi: pandemia debellata se si seguono evidenze scientifiche. Surreale il dibattito sulle riaperture

FarmacistaPiù, Ricciardi: pandemia debellata se si seguono evidenze scientifiche. Surreale il dibattito sulle riaperture

Walter Ricciardi, consulente del ministro Speranza, in apertura di FarmacistaPiù parla dell'emergenza sanitaria: "con i numeri di oggi occorrono almeno due mesi per allentare misure di restrizione"

«Sappiamo come evolverà il virus perché lo conosciamo dal punto di vista epidemiologico, ma il nostro futuro dipenderà soprattutto dalle scelte politiche che faranno i governi e i leader politici. Se tali scelte saranno ispirate alla razionalità e all'evidenza scientifica, si potrà tornare rapidamente a una quasi normalità. Questo è già successo in Nuova Zelanda, Australia, Corea del Sud, Singapore. Ed è successo anche con il governo italiano durante la prima ondata, quando si è optato giustamente per un lockdown nazionale. Quando invece si privilegiano l'ideologia, la strumentalizzazione, una visione parziale delle cose, allora si dà la possibilità al virus di diffondersi in una maniera incontrollata. L'esempio più eclatante è quello del Centers for Disease Control and Prevention, il massimo ente americano di sanità pubblica, con trentamila dipendenti, che durante questa emergenza è stato completamente trascurato dall'amministrazione Usa, ora uscente. Con le conseguenze che conosciamo». Non può essere più chiaro Walter Ricciardi, presidente della World Federation of Public Health Associations e super consulente del ministro Speranza, confrontandosi con Andrea Mandelli, presidente della Fofi, in apertura di FarmacistaPiù, sul tema dell'"Evoluzione dell'emergenza pandemica".
La situazione in Italia? «Non bisogna avere fretta, con i numeri che abbiamo oggi occorrono almeno un mese e mezzo/due mesi prima che si possano allentare le misure di contenimento. Al di là di tutte le discussioni che si fanno sui dati a nostra disposizione, quelli che sono incontrovertibili sono i numeri delle ospedalizzazioni e dei decessi, sono ancora molto alti. Quella che va sempre valutata è la pressione sui pronto soccorso e sugli ospedali, più che il numero dei contagiati e gli indici di circolazione del virus, che molto dipendono dalla capacità di tracciamento del sistema». Se ne esce allora facendo uso di «saggezza, pazienza e perseveranza. E soprattutto di aderenza alle evidenze scientifiche». Al contrario, si sentono ancora oggi «discorsi surreali sulle riaperture. Saranno mesi durissimi e non dobbiamo prendere il bivio sbagliato».

Il ruolo delle farmacie

«In questi mesi la rete delle farmacie italiane ha svolto un compito silenzioso e molto importante. Siamo stati sempre presenti, a Pasqua come il 25 aprile, unici punti di riferimento per i cittadini sul territorio», ricorda Mandelli. Resta ancora molto da fare, occorre «un nuovo approccio ai problemi, mentre vedo persistere dinamiche corporativistiche che dovrebbero essere accantonate. Sediamoci attorno a un tavolo e mettiamoci tutti in gioco. Quelle della Fofi sono proposte, non dogmi, possono essere oggetto di discussione. Cerchiamo tutti insieme di non sprecare l'opportunità di cambiamento che questa emergenza ci offre, anche per onorare la memoria delle migliaia di persone che ne sono rimaste vittima». Ricciardi coglie lo spunto per denunciare il rischio, per il sistema sanità nazionale, «di andare a schiantarsi. Non abbiamo i soldati per combattere questa guerra, abbiamo pochi medici e pochissimi infermieri, e, in questa ottica, le farmacie possono rappresentare una risorsa importantissima. C'è spazio per tutti. Ma prima di tutto è ora di chiudere l'epoca dei tagli alla sanità e di considerare gli investimenti in salute un motivo di sviluppo per il Paese». Peccato, sottolinea Mandelli, che la sperimentazione sulla farmacia dei servizi ci abbia messo oltre un decennio per partire, e le stesse realtà, molto innovative, del Fascicolo sanitario elettronico e del Dossier farmaceutico siano assai poco diffuse a livello regionale.

I limiti della pubblica amministrazione

E qui si tocca il tema del "sistema Paese" di fronte all'emergenza sanitaria. «Le competenze ci sono», afferma Ricciardi, «semmai mancano le capacità gestionali che consentano ai buoni principi di essere messi in pratica. Anche ministri provvisti delle migliori intenzioni si trovano di fronte a direttori generali che sono lì da anni, pur cambiando i governi, e che hanno un atteggiamento conservatore, poco incline al cambiamento. Prendiamo la trasformazione digitale, il Paese è fermo da dieci anni. Ci sono 500.000 pazienti italiani a casa in isolamento, senza alcuna assistenza a distanza. In Germania accade il contrario». Prevale insomma un approccio burocratico alla questione cruciale dell'innovazione che rischia di far rimanere il Paese indietro rispetto anche ad alcuni progetti della Commissione europea in tema di infrastrutture digitali. Infine, un appello congiunto ai cittadini e alle istituzioni: non abbassiamo la guardia.

Giuseppe Tandoi
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