Sanità

nov272017

Farmacisti e cronicità, progetto Sifo sposta su territorio intervento su aderenza e riconciliazione

Farmacisti e cronicità, progetto Sifo sposta su territorio intervento su aderenza e riconciliazione
Una "farmacia d'iniziativa", con il farmacista che esce dai compiti tradizionali, legati soprattutto alla logistica del farmaco, e va sul territorio per portare la sua esperienza di farmacista clinico per migliorare l'assistenza terapeutica e verificare l'aderenza alla terapia, partendo dalla riconciliazione terapeutica. Questa è l'idea alla base del progetto Atreo (Aderenza alla Terapia e Raccolta Evidenze e Osservazioni Real World Life) stato lanciato dalla Sifo al 38° Congresso nazionale che si è chiuso ieri a Roma dopo quattro giorni di lavori e nasce dalla riflessione sul continuo aumento delle aspettative di vita, delle patologie croniche e della percentuale di pazienti anziani e fragili: "Si continua a praticare la medicina per pazienti acuti in un mondo di malattie croniche dove il 75% dei pazienti di età compresa fra i 64 e i 75 anni ha una patologia cronica, e che quasi il 50% ha almeno due patologie croniche" si legge nella nota Sifo.

Il progetto, che coinvolgerà 75 professionisti con l'obiettivo di prendere in carico almeno 1.500 pazienti, si svolgerà in tre fasi: si parte con l'arruolamento dei farmacisti (Nord, Sud, Centro) e la loro formazione. I farmacisti poi, per un anno, si occuperanno di assistenza alla persona: prenderanno in carico il paziente sul territorio e faranno valutazioni periodiche sia sull'uso dei farmaci che sulla aderenza alla terapia. La parte conclusiva del progetto sarà dedicata all'analisi dei dati e alla stesura di un rapporto finale.
Il progetto, ha spiegato Ignazia Poidomani, componente del Consiglio direttivo e tesoriere della Sifo è «rivolto al paziente cronico, che vede il farmacista uscire dagli ospedali e portare la farmacia clinica nel territorio, a stretto contatto con i malati. Il farmacista non si occupa più solo dei compiti tradizionali, ma è un farmacista che ascolta il paziente, che attraverso i principi della comunicazione e del counseling opera attività come la riconciliazione terapeutica, in applicazione della raccomandazione n. 17 del ministero della Salute». Nel concreto, dovrà andare a rivedere tutti i farmaci che il paziente prende per evitare interazioni tra farmaci o interazioni tra farmaci e alimentazione. «Di fatto il farmacista prende in carico il paziente e lo segue per fare in modo che il paziente aderisca alla terapia. Bisogna tener e presente - prosegue ancora Poidomani- che la mancata aderenza è fonte di sprechi in sanità, oltre che di potenziali danni per il paziente. La terapia, se non viene assunta nei dosaggi giusti e nei tempi giusti, può infatti perdere di efficacia e causare danni al paziente».
Obiettivo del progetto è anche "raccogliere informazioni, anche di genere, sull'approccio alle terapie; controllare possibili interazioni tra farmaci e segnalare le reazioni avverse ai farmaci, intensificando la farmaco vigilanza attiva, e far emergere criticità derivanti da convinzioni, capacità cognitive o abilità personali del paziente. Il progetto Atreo punta anche a migliorare la relazione medico-paziente (integrando la mancanza di supporto sociale che spesso i pazienti soffrono) ma anche le problematiche gestionali o di accesso al farmaco che possono influenzare l'aderenza alla terapia".
«È sufficiente guardare i dati per capire che il sistema sanitario deve governare il settore del farmaco non solo in termini di costi del farmaco - conclude ancora Poidomani-. La mancata aderenza alla terapia è uno spreco di risorse e, in un sistema integrato di interventi, il farmacista ospedaliero può dare un enorme contributo per combatterla». (SZ)
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