farmaci

mar22011

Farmaco contro cecità, lo richiedono 300 mila pazienti

Trecentomila cittadini affetti da degenerazione maculare senile (Dms) hanno inviato altrettanti fax o email alle autorità sanitarie su indicazione dell'associazione “Per vedere fatti vedere”, per protestare contro una “inaccettabile” limitazione alla erogazione di due farmaci necessari per tenere sotto controllo la malattia, farmaci a base di pegaptanib e ranibizumab. La spesa per i due farmaci biologici, molto costosi, viene coperta dal Servizio sanitario solo se il visus del paziente è superiore ai due decimi. Pertanto i 300 mila pazienti che sono al limite dei due decimi, sono, di fatto, senza copertura e quindi destinati alla cecità, a meno che non siano ricchi. La degenerazione maculare, di cui soffrono oltre due milioni di Italiani, colpisce la zona centrale della retina, detta macula, ha andamento progressivo e può portare alla perdita completa della vista. Si presenta in due forme, secca (oggi senza possibilità di cura) e umida, tenuta sotto controllo con iniezioni intravitreali dei due farmaci anti-VEGF (fattore di crescita vascolare) in questione. «L'Italia» spiega Matteo Piovella, presidente della Società Oftalmologica Italiana (Soi) «è l'unico Paese nel mondo occidentale a rimborsare le iniezioni intravitreali con delle limitazioni. Ma il limite dei due decimi è inaccettabile, perché così si esclude quella fascia di pazienti che non sono ancora del tutto privi di vista, mantengono l'autosufficienza e una vita dignitosa».


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