Sanità

giu252019

Farmacologo clinico, Sinafo: proposte paradossale, inutile e anti-economica

Farmacologo clinico, Sinafo: proposte paradossale, inutile e anti-economica
Paradossale, inutile e anti-economica la proposta di legge che introduce la figura del farmacologo clinico e la "istituzione di centri operativi e gestionali del farmaco, presso le strutture sanitarie pubbliche, per promuovere la sicurezza, l'efficacia e l'appropriatezza nell'uso dei farmaci". Così i vertici del Sindacato Nazionale dei Farmacisti Dipendenti Ssn, FASSID Area Sinafo commentano la proposta di legge nr. 1572 del 5 febbraio 2019
La proposta, scrivono in una nota Roberta Di Turi segretario generale e Giangiuseppe Console presidente, dimentica che "tali centri esistono da tempo.
Esistono già fin dal 1969 nel Servizio Sanitario Pubblico e si chiamano Farmacie ospedaliere e Servizi Farmaceutici territoriali. Va ricordato che le linee di attività previste dal disegno di legge vengono già svolte in modo esaustivo ed efficace dalla schiera di dirigenti farmacisti specializzati del SSN che si occupano proprio di promuovere e garantire la sicurezza, l'efficacia e l'appropriatezza nell'uso dei farmaci, razionalizzando, sulla base dell'analisi della letteratura scientifica, il consumo di farmaci (e dispositivi medici) e contribuendo, quindi, a garantire sempre e comunque la sostenibilità del sistema, nonostante siano attualmente drammaticamente sotto organico e vengano coinvolti in continue e sempre nuove incombenze. Tant'è che la spesa farmaceutica, nonostante il costante arricchimento del bagaglio terapeutico grazie alla registrazione di nuove molecole sempre più costose, è ancora sotto controllo".

E aggiungono: "Se lo Stato avesse voglia di impegnare risorse, potrebbe più semplicemente investire nelle farmacie ospedaliere e territoriali pubbliche". Ed entrano nel merito degli aspetti economici: "Il disegno di legge prevede, anche, una copertura finanziaria (art 6) di 10 milioni di euro per il 2019, 10 milioni per il 2020 e 10 milioni per il 2021 (quindi in totale 30 milioni di euro iniziali), con ulteriori oneri per il funzionamento a carico dei bilanci delle regioni (punto 3). Dopo 3 anni di sperimentazione, in funzione degli esiti (art 5 punto 3) tali centri sperimentali diventerebbero definitivi, richiedendo la revisione del DM 70/2015. I cosiddetti "Centri Operativi" sarebbero costituiti da (minimo) 3 farmacologi clinici da inserire nell'ambito delle farmacie ospedaliere al fine di migliorare l'appropriatezza prescrittiva e migliorare l'uso dei farmaci, in forte espansione. Ma risulta molto più coerente e in linea con la legislazione vigente, completare la "copertura" delle linee di attività sopra evidenziate e (ripetiamo) già oggi totalmente assicurate in tutte le strutture ospedaliere e territoriali, rendendo obbligatoria l'istituzione di farmacie ospedaliere anche nei tanti Ospedali e Cliniche (privati accreditati e non) che ne sono privi, con grave nocumento per gli assistiti e per il governo della spesa".
C'è poi una "illogicità correlata al previsto inserimento della figura del farmacologo medico che eserciterebbe in completa autonomia all'interno delle strutture complesse di farmacia. In tale contesto va sottolineato che bisogna necessariamente considerare il ruolo di terzietà svolto attualmente dai dirigenti farmacisti ospedalieri, che restano figure superpartes nella gestione del rischio clinico e impostazione dei protocolli diagnostici terapeutici assistenziali in accordo con il medico clinico. Se tale funzione, così come prevede il disegno di legge, fosse svolta da un medico, si creerebbe inevitabilmente un conflitto nell'atto medico della prescrizione, storicamente di competenza esclusiva del medico curante del reparto".

La Sinafo sottolinea che "ci si occupa e preoccupa solo di attività già svolte con successo dai dirigenti farmacisti pubblici e non si cita in alcun modo la questione della gestione delicatissima, in termini assistenziali ed economici, dei Dispositivi Medici, che sempre più spesso sono associati ai farmaci in kit atti alla somministrazione, così come non ci si preoccupa delle UFA, della galenica clinica, della definizione dei capitolati di gara, della verifica di qualità dei prodotti e di numerose altre attività che rischierebbero in breve tempo di diventare orfane. Infatti, se questo disegno di legge dovesse proseguire il suo percorso, il rischio che si correrebbe, in un contesto socio-economico caratterizzato da risorse finanziarie limitatissime, consisterebbe nella ulteriore sottrazione di fondi di tutti i servizi già esistenti comprese le farmacie pubbliche.In relazione alle motivazioni espresse si ritiene davvero incomprensibile oltre che inaccettabile la proposta di legge presentata che, sostanzialmente, prevede, come già detto, una inutile quanto dannosa duplicazione di funzioni, sovrapposizione di ruoli e che avrà il devastante effetto di frantumare l'organicità di una materia certamente complessa e, a tutt'oggi, ampiamente governata.
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